Giro d’Italia 2016: tutti i verdetti delle Dolomiti nella corsa alla maglia rosa

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Sembrava destinata allo stesso copione di ieri, la quattordicesima tappa del Giro d’Italia 2016. Gli oltre 5000 metri di dislivello e il percorso, però, hanno messo a nudo le vere potenzialità degli atleti ancora in corsa per il podio al Giro d’Italia e per la maglia rosa. Non sono mancate le sorprese e le controprestazioni.

Iniziamo dalla nuova maglia rosa, Steven Kruijswijk. Sin dalle prime tappe era stato indicato come uno degli uomini più in forma: ieri aveva risposto bene a Nibali, oggi ha scavato una differenza tra lui e tanti avversari diretti. Ora, in classifica, guida con 41” di vantaggio su Vincenzo Nibali e 1’32” su Esteban Chaves, vincitore della frazione odierna. Una situazione nuova per lui e per una squadra che non sembra avere la solidità strutturale per gestire una settimana di corsa con le tanti salite ancora da affrontare e proprio in quest’ottica la posizione non è solida come potrebbe apparire. Domani avrà a disposizione una cronoscalata per provare ad incrementare il margine, evitando di sedersi dopo il comunque ottimo traguardo raggiunto oggi. La parte più difficile deve ancora venire.

La convinzione comune, in queste ore, sembra essere quella che il Giro d’Italia di Vincenzo Nibali sia già finito con una mesta quanto dolorosa sconfitta. Eppure si sono disputate giusto un paio di tappe di montagna vere e la terza settimana è ancora alle porte. Per quanto osservato fino ad ora, i 10 chilometri di domani all’Alpe di Siusi non dovrebbero essere un gran problema per lo Squalo, ma da martedì Kruijswijk e Chaves potrebbero tornare ad avere qualcosa in più sulle lunghe distanze. Due punti fermi: ha la squadra più forte del Giro d’Italia e qualcosa nella preparazione non sembra essere andato per il verso giusto. Idee sviluppatesi nelle prime tredici tappe e che hanno trovato un riscontro netto nella frazione odierna. Il cambio di passo servirà ora più che mai.

Sorride, e lo sa fare bene, Esteban Chaves. Vittoria importantissima per lui anche perché arrivata in una giornata (210 chilometri e tanta salita) che avrebbe potuto metterlo in difficoltà. Lui, invece, non solo non ha accusato il colpo ma ha fatto un sostanzioso balzo in avanti nella classifica generale salendo sul terzo gradino del podio virtuale. Oggi non ha attaccato in prima persona limitandosi a rispondere alle accelerazioni degli altri, ma potrebbe presto passare alla controffensiva in una corsa alla maglia rosa che lo vede ora tra i tre unici contendenti.

Al di fuori di questi tre atleti, con Nibali che è riuscito a salvarsi, disastro su tutta la linea: la Movistar ha visto cadere uno dopo l’altro i suoi capitani, entrambi ad oltre 3′ da Chaves sul traguardo con Valverde neanche lontanamente in grado di seguire il primo allungo di Nibali e Amador mai in corsa. Rafal Majka (Tinkoff) ha lasciato sul piatto minuti difficilmente recuperabili da qui a fine Giro, Zakarin è rimasto con lui galleggiando nella top 10 della classifica generale, risultato che potrebbe anche andargli bene. Uran e Pozzovivo sono arrivati con Valverde e sembrano definitivamente usciti di classifica.

Una rivoluzione totale, favorita da un percorso che ha messo in croce le gambe di molti. Ancora una volta si è dimostrata azzeccata la scelta di proporre l’ascesa più impegnativa di giornata a precedere un’ulteriore salita più pedalabile: la prima per mettere acido lattico nelle gambe dei corridori, la seconda per scavare distacchi importanti grazie alla necessità di spingere il lungo rapporto dopo cinque ore di fatica. Rcs Sport, da questo punto di vista impeccabile, ha già capito l’andazzo da qualche stagione proponendo con continuità questo schema di gara. 

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gianluca.santo@oasport.it

Twitter: Santo_Gianluca

Foto: Pier Colombo

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