Giro d’Italia 2016: Nibali, questa maglia è una consacrazione

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A poco più di 24 ore dall’impresa di ieri, possiamo finalmente provare a guardare indietro e mettere in ordine i pensieri. Vincenzo Nibali ha vinto il Giro d’Italia 2016 con un ribaltone impronosticabile in classifica generale, arrivato dopo le due tappe più difficile della carriera all’Alpe di Siusi e ad Andalo.

Il Giro di Vincenzo è iniziato sotto pressioni incredibili: da mesi ha atteso questo evento, con le altissime aspettative di tutta una nazione ciclistica che da lui non poteva che aspettarsi altro che la vittoria finale. Nelle prime tappe il siciliano ha sempre corso come il vero padrone della corsa, senza perdere tempo e destando delle buone sensazioni sin dalla cronometro iniziale. Il primo scricchiolio è arrivato nella seconda cronometro, quella del Chianti. La vicinanza di Landa poteva essere un pericolo vero in vista della terza settimana ma lo spagnolo, un paio di giorni dopo, è stato costretto al ritiro.

Nibali si è presentato alle Alpi appaiato a tutti gli altri big in classifica generale. Nel tappone di Corvara ha pagato dazio, ma l’attacco che aveva portato ad Alejandro Valverde aveva condotto tutti a vedere il bicchiere mezzo pieno, quasi disinteressandosi di Esteban Chaves e Steven Kruijswijk che l’avevano staccato nel finale di tappa. Due outsider, mai veramente considerati per la vittoria finale fino a quando hanno dimostrato di essere i più forti sulle salite vere: Chavito aveva perso terreno a crono ma faceva paura, Kruijswijk, invece, aveva corso un Giro perfetto sin dalle prime tappe, rimanendo nell’ombra ma senza mai concedere neanche un secondo agli avversari.

A cavallo tra la seconda e la terza settimana il momento che ha cambiato il volto della corsa rosa. La reiterata crisi di Vincenzo NIbali e i 3′ persi da Alejandro Valverde a Corvara sembravano aver chiuso il discorso vittoria a due dei tre principali favoriti della vigilia, con Landa già ritirato a completare il quadro. Oggi lo stesso Nibali ha dichiarato di aver sofferto per problemi intestinali che ne hanno limitato le prestazioni nella cronoscalata dell’Alpe di Siusi e nella tappa di Andalo, dove è andato in difficoltà con il passare della tappa nonostante un buon inizio. I due giorni di riposo successivi, uniti anche alla tappa non eccessivamente impegnativa hanno permesso allo Squalo di tornare in salute e riprendersi una maglia rosa che alla vigilia sembrava più scontata di quanto si sarebbe poi rivelata.

Complice, come abbiamo detto, anche degli avversari alto livello come Chaves e Kruijswijk. Entrambi, pur non giovanissimi, sono in piena rampa di lancio con il colombiano in crescita costante (per lui primo podio in un grande giro, alla scorsa Vuelta era stato quinto) e l’olandese che si è ripetuto sugli stessi livelli dell’anno scorso evitando problemi fino alla fatale discesa dell’Agnello. Da questo Giro può costruire una seconda parte di carriera ricca di solidità e successi, con possibilità di ben figurare anche in una corsa come il Tour de France.

Ma torniamo a Nibali. Stordito, quasi al tappeto, ha trovato la forza di rialzarsi. Ha scovato le debolezze nella difesa degli avversari e dall’Agnello ha iniziato una progressione infinita che si è conclusa a Sant’Anna di Vinadio. Ha sfruttato la caduta di Kruijswijk per issarsi in seconda posizione, il giorno seguente ha staccato di forza Esteban Chaves per prendersi la maglia rosa all’ultimo respiro.

Soffermarci ancora una volta sulla doppia impresa targata Enzo sarebbe quasi stucchevole. Quello che vogliamo sottolineare è la solidità mentale ritrovata e mostrata nelle ultime tappe, la sagacia tattica attuata per andare a conquistare l’obiettivo massimo quando sembrava un azzardo, ad esempio, fermare un Michele Scarponi lanciato verso il successo di tappa di tappa a Risoul. Nibali si è preso la responsabilità di vincere e non ha fallito, esprimendosi a livelli altissimi (e non stiamo parlando di prestazione pura o semplici wattaggi) proprio nelle tappe del Giro. Se non è un Campione questo… 

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gianluca.santo@oasport.it

Twitter: Santo_Gianluca

Foto: Cometti/Boschetto

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