Giro d’Italia 2016, il PAGELLONE: Revenant Nibali, super Valverde. Bocciati Formolo e i velocisti

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LE PAGELLE FINALI DEL GIRO D’ITALIA 2016

Vincenzo Nibali, 10: il vero Revenant di questo Giro d’Italia. Naufraga nella cronoscalata dell’Alpe di Siusi, anche ad Andalo fatica a tenere il passo dei migliori in salita, limitato da problemi intestinali. Sembra finita, anche il podio diventa improvvisamente un obiettivo lontano. Poi arrivano le Alpi e lo Squalo risorge. Ribalta la classifica attaccando da lontano, torna a volare quando la strada sale, rischia tutto in discesa. L’impresa di Risoul è già scolpita per sempre nella pietra della leggenda, ma anche a Sant’Anna di Vinadio realizza un capolavoro che gli vale la seconda maglia rosa in carriera. Il 31enne di Messina incarna i valori del ciclista che la gente ama: tutto cuore e forza di volontà ferrea che consente di vincere le avversità. E ora rotta su Tour de France e Rio 2016.

Esteban Chaves, 8,5: non ha mai dato davvero la sensazione di essere il migliore. Si è ritrovato la maglia rosa addosso a Risoul grazie alla maggiore regolarità rispetto ai rivali. Nella terza settimana, tuttavia, ha accusato un calo fisico rispetto alle due precedenti, non riuscendo a rispondere agli attacchi indemoniati di Nibali e vedendosi sfuggire un Giro d’Italia che, forse, non era pronto per vincere. Di sicuro un corridore in grado di puntare sempre alla top5 nelle future grandi corse a tappe, ma dovrà migliorare molto a cronometro, suo vero tallone d’Achille.

Alejandro Valverde, 8: un vero fuoriclasse. I fenomeni capaci di vincere nelle corse di un giorno ed essere competitivi anche in quelle da tre settimana sono merce rarissima (forse il solo Nibali, oltre all’iberico). A 36 anni affronta il Giro per la prima volta in carriera e chiude subito sul podio con un pesantissimo terzo posto. Va costantemente in difficoltà quando l’altitudine sale sopra i 2000 metri, ma non si dà mai per vinto. Conscio dei propri limiti, riesce a superarli con esperienza, passando al contrattacco su terreni più favorevoli come la discesa. Un risultato meritatissimo per il grande favorito della prova olimpica di Rio 2016.

Steven Kruijswijk, 7: che dire, ha buttato via il Giro. Alla vigilia degli ultimi due tapponi aveva oltre 2 minuti di vantaggio su Chaves e quasi 5 su Nibali. In salita si era rivelato di gran lunga il più forte, rispondendo con facilità agli attacchi degli avversari, quasi dando la sensazione di non spingere al 100%. Nella discesa del Colle dell’Agnello, poi, la frittata: una brutta caduta contro una lastra di neve ghiacciata che ha rovinato tutto. Per vincere il Giro, d’altronde, bisogna essere dei corridori completi e l’olandese ha mostrato grossi limiti in discesa. Da ammirare per il grande orgoglio mostrato: nonostante una microfrattura al costato, ha proseguito stringendo i denti fino a Torino, raccogliendo un quarto posto amaro. La sensazione è che l’appuntamento con il podio sia solo rimandato.

Rafal Majka, 6.5: il quinto posto è un risultato lusinghiero, tuttavia il polacco ha corso esclusivamente in difesa. In salita non ha mai trovato il colpo di pedale giusto per stare con i primissimi. Si è salvato sempre salendo con il proprio passo. Un buon corridore, non un fenomeno.

Bob Jungels, 8: la maglia bianca, sesto nella classifica generale, intravede dinanzi a sé un futuro radioso. Formidabile a cronometro, regge molto bene anche sulle salite lunghe e dalle pendenze non estreme. Un passista-scalatore perfetto per il Tour de France.

Rigoberto Uran, 5: al di là del settimo posto, è il distacco a parlare per il colombiano: quasi 12 minuti da Nibali. Troppi per chi è salito due volte sul podio al Giro d’Italia. Il colombiano è parso l’ombra di se stesso, staccandosi in salita e con un rendimento ben al di sotto delle aspettative anche a cronometro. Sul Colle della Lombarda ha provato a mettersi a disposizione del connazionale Chaves, ma il passo di entrambi non avrebbe potuto impensierire lo Squalo.

Gianluca Brambilla, 7: ha vinto una tappa spettacolare e difeso la maglia rosa con i denti nella cronometro del Chianti. Da lui, tuttavia, era lecito attendersi un piazzamento da top10 nella classifica generale. Un obiettivo alla portata per i prossimi anni.

Diego Ulissi, 7.5: due frazioni vinte, sempre all’attacco e buona tenuta anche sulle salite lunghe. Non è la prima volta che l’italiano incanta al Giro. A 27 anni, tuttavia, la sua carriera è ad un bivio: deve finalmente diventare un uomo da classiche, dalla Liegi al Lombardia. A nostro parere, sarebbe l’unica strada vincente. Specializzarsi nelle corse a tappe potrebbe portare qualche piazzamento e nulla più, rischiando di ripetere l’errore della seconda parte di carriera di Damiano Cunego.

Astana, 10: senza i suoi compagni di squadra, difficilmente Vincenzo Nibali avrebbe vinto il Giro. Era la compagine più solida e lo ha dimostrato sulla strada, aggiudicandosi anche la classifica riservata ai team. Eccezionale l’apporto di Michele Scarponi, in una condizione tale che, se avesse ricoperto il ruolo di capitano, avrebbe potuto anche ambire ad un podio.

Enrico Battaglin, 6: dimostra di andare davvero forte alla Lotto al servizio di Kruijswijk, ma vive il problema di tantissimi giovani italiani. Di fatto, è un gregario in una squadra straniera. Difficile, in questo modo, trovare una propria dimensione vincente.

Moreno Moser, 6: vale lo stesso discorso fatto per Battaglin. Sicuramente un corridore ritrovato, anche se tutt’ora si faticano ad intravedere nitidamente le sue caratteristiche. Tiene bene in salita ed è abbastanza veloce. Ci credesse, potrebbe far bene nelle corse di un giorno, anche se pare più orientato verso la specializzazione per la cronometro.

Velocisti italiani, 3: al netto della penalizzazione ricevuta da Giacomo Nizzolo nella frazione conclusiva, sono arrivate solo sonore batoste per i nostri portacolori in volata. Elia Viviani, Sacha Modolo e lo stesso Nizzolo sono certamente dei buoni sprinter, ma non di rango eccelso. Non in grado di competere, per intenderci, con i vari Marcel Kittel (grande favorito per i Mondiali di Doha) ed André Greipel.

Domenico Pozzovivo, 2: era partito per puntare ad una top10, ma il sogno era addirittura entrare tra i primi cinque. Dopo aver veleggiato sempre intorno alla decima piazza, è crollato nel tappone conclusivo, chiudendo 20° a 51 minuti. Mai uno scatto o un guizzo, sempre in evidente difficoltà. Non era il vero Pozzovivo.

Davide Formolo, 2: Giro da dimenticare per una delle (presunte) promesse del ciclismo italiano per le corse a tappe. Uno scalatore che ha pagato puntualmente dazio in salita: non certo segnali positivi…Il distacco da Jungels nella classifica dei giovani parla chiaro: 1h18’48”.

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Foto: Cometto – Boschetti

federico.militello@oasport.it

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