Gabriele Detti, è solo l’inizio

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Ha fame, Gabriele Detti. Fame di vincere, fame di riscatto e fame di togliersi di dosso l’etichetta di “amico di Gregorio Paltrinieri”. Non che ci sia qualcosa di male in quest’ultima affermazione, anzi, il legame tra i due fuoriclasse del mezzofondo italiano, europeo e mondiale non farà che migliorare le loro performance già a partire da ogni singolo allenamento, ma se Greg esplose proprio agli Europei di due anni fa prendendosi la doppietta d’oro negli 800 e nei 1500 stile libero, il toscano, coetaneo, ha dovuto aspettare tutto questo tempo per salire sul gradino più alto del podio. Ha vissuto un 2015 orribile – ai box da marzo ad agosto per un’infezione alle vie urinarie – ed è tornato più forte che mai, agguerrito ma soprattutto affamato.

Bene in estate a Roma, in crescendo di forma già dai meeting autunnali in vasca corta, bimedagliato agli Europei di Netanya, velocissimo fin dalle prime uscite in lunga – Assoluti invernali e Trofeo Città di Milano – e consacrato agli Assoluti di Riccione con un 14’46” nei 1500 e, soprattutto, un 3’43” nei 400 che spalancano ambizioni di gloria anche verso Rio. Gabriele Detti dopo l’infortunio pare cambiato e, adesso, è deciso anche a prendersi la copertina mediatica, quella che fino a poco fa spettava solo al gemello Gregorio Paltrinieri. Nossignori: il toscano, allenato dallo zio Stefano Morini a ritmi di circa 18 chilometri al giorno, ha tutte le carte in regola per bucare lo schermo e diventare la terza certezza olimpica del nuoto italiano.

Se i Boston Celtics del biennio 2008-2010 potevano contare su Paul Pierce, Kevin Garnett e Ray Allen, anche gli azzurri hanno dunque i loro big three: l’eterna Federica Pellegrini che trascina la staffetta 4×100 sl all’argento con una rimonta strepitosa, il campione del mondo Gregorio Paltrinieri (l’esordio nei 1500 sl è fissato per domani) e, appunto, Gabriele Detti, vincitore per dispersione di una gara in cui l’assenza del favorito James Guy avrebbe potuto destabilizzarlo come capitò all’emiliano con il forfait improvviso di Sun Yang a Kazan. E invece il livornese non s’è fatto frenare dalla tensione e, impostando la sua solita gara con il cambio di ritmo ai 150 metri, è ufficialmente diventato l‘erede di Massimiliano Rosolino. Colui che vince l’argento olimpico con record italiano (3’43”40) nei 400 sl. Detti è vicinissimo: la storia si ripeterà in Brasile?

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: Fabio Castellanza/comunicato Nuotatori Milanesi

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