Cuore e fantasia: Vincenzo Nibali abbraccia Coppi e Pantani tra i miti del ciclismo

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La sottile differenza che trasforma un campione in leggenda non è tanto nella vittoria in sé, ma nelle modalità in cui matura il successo.

Il Giro d’Italia 2016 rappresenta il trionfo più bello della carriera di Vincenzo Nibali, forse ancor di più del Tour de France 2014. Giovedì, a tre tappe dalla conclusione della corsa rosa, il 31enne messinese sembrava finito. Quarto a 4’43” da Steven Kruijswijk, con una condizione molto lontana da quella ideale e la tanta fatica fatta qualche giorno prima sulla Dolomiti. Persino il podio era diventato un obiettivo difficile da agguantare. Lo Squalo, tuttavia, non ha mai pensato, nemmeno per un istante, di mollare. “Vado avanti fino a Torino, per rispetto del Giro“.

Ha sofferto in silenzio, digerito le tante critiche piovute da parte di chi lo considerava ormai fuori dai giochi in questo Giro (e, per onestà intellettuale, tra questi c’eravamo anche noi di OA Sport). Ha trovato dentro di sé la forza di reagire, toccando l’intima essenza della sua anima.

La grande preparazione svolta in avvicinamento alla corsa rosa ha dato i suoi frutti proprio in occasione del momento decisivo. Nibali è risorto con due tappe indimenticabili, epiche, superlative. Ed è questo che lo consegnerà per sempre all’immortalità sportiva. Ha ribaltato completamente un Giro che sembrava perso, piegando gli avversari a suon di minuti. Ha attaccato in salita, rischiato tutto in discesa, lasciando sull’asfalto anche l’ultima goccia di sudore.

Un capolavoro memorabile, che rafforza ulteriormente lo status di Vincenzo Nibali come eroe popolare. Un corridore che non si dà mai per vinto. Un uomo vero, che non ha paura di mostrarsi debole, di piangere, ma capace di rialzarsi e tornare più forte dopo una sconfitta. Un fuoriclasse generoso, sempre all’attacco, a costo di saltare. Nibali ha fatto riscoprire all’Italia l’amore per uno sport meraviglioso. Ha acceso gli animi, evocato un unico grande grido che ha pervaso la Penisola. Un personaggio che piace perché emblema del ciclismo vero, dove cuore e fantasia rappresentano ancora dei beni preziosi da preservare. Per come ha vinto, lo Squalo può idealmente abbracciare Fausto Coppi e Marco Pantani tra i miti del ciclismo italiano.

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federico.militello@oasport.it

Foto: Cometto – Boschetti

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