Alex Schwazer, un uomo da rispettare a dispetto di un giustizialismo irragionevole

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Sono io quello che ha perso di più nel doping…“. Alex Schwazer assapora l’aroma di una nuova vita e lo fa ribadendo chiaramente un concetto: ho sbagliato, ho capito il mio errore e mi sono pentito amaramente. Ora però voglio ricominciare una seconda carriera. Per non sbagliare più.

La storia, non solo dello sport, è costellata da errori umani. Il marciatore altoatesino è semplicemente questo: un uomo che ha commesso uno sbaglio madornale, come può capitare ad ognuno di noi. Tormentato dai dubbi, è caduto in tentazione e ancora oggi, a distanza di 4 anni, affiorano i dilemmi esistenziali di allora: “Se la squalifica a vita fosse entrata in vigore per tutti gli atleti che sono stati davanti me, non mi sarei dopato“.

Inutile negare che Schwazer, a maggior ragione dopo la 50 km dominata oggi a Roma, è destinato a dividere nell’avvicinamento alle prossime Olimpiadi. Sul 31enne si è scatenato, a nostro parere, un giustizialismo esasperato ed irragionevole da parte di alcuni compagni di nazionale, ma anche di tanti semplici appassionati. Tende a propagarsi la tesi che il campione olimpico di Pechino 2008 sarà sempre etichettato come ‘dopato’ e, di conseguenza, la sua presenza non farà altro che produrre un nocumento di immagine alla selezione tricolore. Un modo di pensare che, a dirla tutta, urta contro gli stessi principi costituzionali della Repubblica italiana. Viene in soccorso, infatti, un’analogia con il sistema giuridico penale, dove la pena inflitta deve sempre essere tesa alla rieducazione del condannato, possibilmente con il suo reintegro nella società.

Schwazer ha violato la normativa anti-doping, ha pagato pesantemente con 3 anni e 9 mesi di squalifica ed ora, secondo le regole, è tornato ad essere un atleta a tutti gli effetti.

Oltretutto l’altoatesino si è affidato ad un allenatore come Sandro Donati che ha fatto della lotta al doping una delle sue ragioni di vita, senza dimenticare come il marciatore nativo di Vipiteno si sottoponga a controlli continui, mettendo i risultati a completa disposizione della Federazione.

Schwazer aveva due strada dinanzi a sé: chiudere per sempre con il mondo dello sport e mantenere il suo nome coperto di vergogna; oppure ripartire da zero, inseguendo una nuova credibilità.

Oggi l’Italia ha ritrovato un grande campione, ma soprattutto un uomo che ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco con dignità, scrollandosi di dosso le ombre del passato e agognando un barlume di luce. Comunque vada, una scelta da rispettare, al contrario di un giustizialismo che non fa altro che condannare in eterno, violando i principi fondamentali di ogni Stato di diritto.

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Foto: Pagina FB Alex Schwazer

federico.militello@oasport.it

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