Volley, RIVOLUZIONE nei punteggi: quale sistema adottare? Tra set a 21, tempi da 15 e…

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La rivoluzione nel sistema di punteggio che si sta attuando nei Paesi Bassi (clicca qui per saperne di più) ha creato parecchio scalpore nel mondo del volley.

Lascia allibiti il fatto che si continui a pensare di voler cambiare le regole del gioco, avanzando proposte quasi senza senso e che snaturano ulteriormente questo sport, che profondamente cambiato da quando è stato introdotto il rally point system al posto del vecchio cambio palla con cui il volley era nato.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alle idee più strane anche se mai si era arrivati ad attuarli come invece sta succedendo con i “2 tempi e 15 punti” del playout del campionato olandese.

La proposta FIVB è in fase di test nella Serie A oranjes ma sono state tantissime le idee avute nelle ultime stagioni. Proviamo a ripercorrere le principali:

 

  • “2 TEMPI E 15 PUNTI”. La rivoluzione di cui si sta parlando in tutta la settimana, al via ufficialmente dalla scorsa settimana durante i playout di Serie A in Olanda. Clicca qui per saperne di più.
  • SET TERMINANO A 21 PUNTI. Tutto uguale al regolamento attuale, 3 set da vincere per conquistare la partita ma i set terminerebbero a 21 punti e non a 25, viene conservata la regola del doppio vantaggio. Una soluzione che permettere di ridurre gli incontri di una decina di minuti rispetto agli standard attuali. Proposta avanzata dalla FIVB nel 2013 ed utilizzata nelle fasi eliminatorie dell’European League. Clicca qui per saperne di più. 
  • 9 SET AI 15 PUNTI. L’idea non arriva dalla FIVB ma è stata adottata in Polonia durante un match tra la Nazionale allora guidata da coach Anastasi e il PGE Skra Belchatow. Nel 2012 si trattò di un incontro a scopo benefico per l’Unicef. La rivoluzione del regolamento fu particolare: si giocano 9 set ai 15 punti (senza doppio vantaggio), si impone chi conquista cinque parziali. Clicca qui per saperne di più. 
  • SET A 29 PUNTI. Non spaventiamoci, anzi ben venga. Il 29 febbraio la CEV ha pensato di far giocare delle partite amichevoli con set che arrivano ai 29 punti per celebrare il giorno in più che arriva ogni quattro anni. Clicca qui per saperne di più.
  • PARTITE DEVONO DURARE MENO DI 110 MINUTI. La decisione che è arrivata direttamente dalla FIVB durante il congresso del mese di febbraio. La soluzione pensata dalla Federazione Internazionale è proprio quella in atto in Olanda? Clicca qui per saperne di più. 

 

Davvero è necessario cambiare il regolamento? Rivoluzionando il sistema dei punteggi si potrebbe aumentare l’interessa attorno al volley o i problemi sono altri? La risposta sembra quasi scontata.

L’intento principale è quello di tenere la durata delle partite sotto le due ore di gioco per vedere i diritti televisivi in maniera più agevole. Tra tutte le regole proposte qual è quella che creerebbe meno danni alla disciplina? Probabilmente l’arrivo ai 21 punti e non ai 25, magari facendo degli accorgimenti sui time-out (tecnici e non) e sugli intervalli di gioco.

Togliere il doppio vantaggio sarebbe una soluzione? Sicuramente ridurrebbe i tempi dell’incontro ma rivoluzionerebbe l’intero sistema. Voi, cari lettori, quale regolamento preferite? O sarebbe meglio mantenere il rally point system che nel corso degli anni ha messo d’accordo un po’ tutti? Oppure qualche nostalgico vorrebbe il ritorno al cambio palla (partite infinite in termini di tempo, difficile che si faccia un passo indietro)?

 

12 thoughts on “Volley, RIVOLUZIONE nei punteggi: quale sistema adottare? Tra set a 21, tempi da 15 e…”

  1. ale sandro scrive:

    @ alebi
    Proseguendo l’off topic di atletica , noto con piacere che ti è piaciuta la resa delle novità al mondiale di Portland 😀
    Le gare di salti in elevazione stile meeting le avrei volute vedere anche in qualche gara di campionati all’aperto, magari un europeo ( “di serie b”) in anno olimpico, o un mondiale giovanile. Giusto come prova, perchè non mi sembrano niente male come concetto base.
    I lanci e i salti in estensione invece, per me , non hanno alcun motivo di prevedere cambiamenti. Perderebbero forse anche di contenuto tecnico.
    Tra l’altro hai centrato il punto evidenziando come la regia televisiva e il sistema organizzativo in generale spesso non comprendano l’importanza di dare risalto alle varie specialità, concorsi soprattutto.
    Non comprenderò mai il perchè non si imposti un programma giornaliero che permetta un’alternanza decente tra gare in pista e pedane. Ci sarebbe tutto un discorso da fare sul numero di partecipanti, a volte nell’atletica esagerati a differenza di altri sport, dove si fanno qualificazioni olimpiche anche troppo selettive. Questo permetterebbe un numero di batterie inferiore.
    Sinceramente non sono molto convinto sulle millantate novità di Coe , se tra i primi provvedimenti vuole addirittura accorciare il numero di giornate delle rassegne. Meno gare al giorno spalmate su un numero adeguato di giorni, in modo da poterle vedere bene tutte quante, dovrebbe essere secondo me la ricetta. La tecnologia attuale permetterebbe anche di suddividere lo schermo per riprendere in contemporanea due eventi in diretta. Basta solo volerlo fare seriamente, e non sentirli lamentare per poi andare nella direzione opposta.

    1. alebi scrive:

      Spero non ce ne voglia nessuno se proseguiamo qui l’off topic sull’atletica ^_^”
      Visto che il nocciolo dell’argomento non si discosta tanto…

      Io sono rimasta piacevolmente colpita dall’idea della “finale diretta” nei concorso. Vero è che più volte è successo che alcuni vincessero una medaglia sfruttando l’ultimo salto/lancio. Ma penso anche a tutti quegli atleti che magari azzeccano la misura in qualifica e poi non si sanno ripetere nella gara che conta (Veszely a Londra giusto per citare il primo caso clamoroso che mi viene in mente). In una gara unica questo non succede perchè la misura rimane valida e tutti comunque gareggiano nella stessa condizione (pensa ai due gruppi di qualifica a distanza di ore dove cambiano anche le condizioni meteo, soprattutto nel martello dove comunque chi gareggia più tardi e non di primo mattino è in qualche modo sempre favorito). Si eviterebbe anche che un campione esca per tre nulli… E’ la legge dello sport, verissimo, ma se stiamo cercando spettacolo e competitività dovremmo cercare anche di evitare di perdere per strada i pezzi pregiati.
      Insomma, mi sembra un’idea di base valida, che andrebbe però adattata a seconda del contesto (ultimo salto/lancio per i migliori otto, cioè quelli che vanno a “punti” ad esempio).

      Il problema maggiore è che questo lo si può fare al mondiale indoor dove gli iscritti sono meno che nell’outdoor, o si rischierebbe di avere una qualifica con 30+ atleti che dura un’eternità…

      Ma si potrebbe ovviare anche a questo, intervenendo radicalmente e sostenendo: “E’ il mondiale, non l’Olimpiade, non conta più il concetto di partecipazione. Questo deve essere lo scontro tra i migliori atleti del mondo. Motivo per cui si ammettono alle gare, che so, i top24 per disciplina, al netto dei 3 atleti per paese.” Liscio come l’olio, eviti turni lunghi e inutili, garantisci uno spettacolo assicurato, organizzi meglio la settimana di gare dando visibilità a tutte le discipline, senza troppe sovrapposizioni. In una sola parola maggior appeal per tv e spettatori, proprio quello che tanti presidenti cercano ultimamente, manco fosse il sacro graal.

      Noto che hai letto anche tu le idee (insensate, aggiungo io) di Coe. Da una parte dice che la stagione di gare deve essere prolungata, con più scontri diretti tra i protagonisti. Dall’altro sostiene che una settimana di mondiale è troppo lunga. Il “ragazzo” mi sembra un po’ confuso e contraddittorio. Non vorrei che gli scandali scoppiati lo stiano spingendo a fare qualcosa di estremo, pur di far qualcosa ed essere ricordato per altro, non per il caso doping.

      Resta per ultimo il problema del “confezionamento del prodotto” ed è qui che spesso, per non dire sempre, si perde tutta la qualità e spettacolarità di una disciplina. Forse sarebbe il caso che la IAAF, o qual si voglia federazione, inizi ad autoprodursi e a rivendere poi alle tv i diritti di trasmissione di un prodotto fatto coi controfiocchi. Tante volte mi domando perchè non si ruba al nuoto l’idea della linea rossa del WR, cosa che in un attimo fa rendere conto anche a chi non è esperto o guarda di sfuggita se sta assistendo ad un’impresa (pensa alla Dibaba a Monaco l’anno scorso, rimasta sola in una sfida tra lei e questa “linea” che si pensava imbattibile per mille motivi). Oppure aggiungere in sovraimpressione qualche dato come la velocità (nel calcio fanno un uso massiccio di questi dati extra come km percorsi, velocità, percentuali varie…). O ancora, nei concorsi andrebbe sempre tenuta in sovraimpressione la top3… Per non parlare di quante volte la regia taglia su un salto senza mostrarti nemmeno a che misura/tentativo stanno.

      1. ale sandro scrive:

        Il caro Sebastian era un fenomeno della madonna e tutti i santi messi insieme, una delle cose migliori degli anni 80 per l’atletica a mio parere, spero non confermi ciò che accade ogni tanto coi grandi campioni del passato , quando ricoprono incarichi dirigenziali importanti e falliscono su tutta la linea. Vedremo.
        Sarà già tanto se riuscirà a far rispettare per davvero i minimi , perchè onestamente vedere in questo quadriennio in alcune qualificazioni dei 5000 maschili , alcuni personali da oltre 14’11 e stagionali da 13’40 e oltre , francamente è sconfortante e fa capire che contano di più i voti di piccoli paesi che il valore tecnico e lo spettacolo puro. Chissà a Rio.
        Questo si riallaccia anche al discorso che facevi di imporre più che i minimi, la partecipazione legata alle classifiche stagionali. Un mix delle due cose sarebbe interessante e filerebbe pure ,in un’ipotesi di finale diretta, ma servirebbe grande ritmo e alternanza per esempio tra le due pedane, per ridurre i tempi nei primi tre tentativi. Di sicuro non esiste per me , eliminare salto dopo salto (o lancio) gli atleti fino ai 4 dell’ultima prova. Il tutto però andrebbe davvero provato prima.
        Trovo anche più importante ridurre le batterie e i turni di diverse prove in pista, soprattutto gare come le siepi o i 5000 che potrebbero avere anche finale diretta come i 10mila. I 1500 almeno potrebbero avere solo due turni invece di tre, e se penso anche alle prove di velocità, il turno preliminare dei 100 mi fa molto “ridere”.
        Di cose da fare per semplificare il tutto ce ne potrebbero essere senza neanche grossi stravolgimenti , e quando parli di grafica che spieghi cosa stia succedendo ,mi riferivo anche a queste cose quando parlavo di nuova tecnologia. Tu segui certamente per l’artistico lo streaming federale , io seguendo la velocità pista lunga mi rendo conto come una gara tipo la mass start sia sufficientemente aggiornata con i primi 5 del gruppo indicati ogni tot giri, anche solo per dare l’idea di chi ci sia a fare l’andatura, in una gara dove conta soprattutto lo sprint finale.
        L’atletica leggera sembra abbia l’incidere di un pachiderma rallentato. Ahimè non è la sola.

        1. alebi scrive:

          Per carità, la grandezza di Coe come atleta non si può mettere in discussione, ovviamente il mio “essere ricordato solo per…” si riferiva alla sua esperienza di presidente IAAF. E proprio perchè si tratta di un ex atleta di primissimo ordine che non riesco a comprendere certe sue uscite. Dovrebbe ragionare come un atleta, dovrebbe capire di cosa la disciplina ha veramente bisogno e invece si sta muovendo da politico, sembra guidato da interessi esterni. Perchè sennò dire che la stagione atletica deve essere più lunga, con più scontri tra i soliti 5-6 atleti (senza pensare minimamente alla salute, l’atletica dopotutto è uno degli sport più logoranti) e poi invece sostenere che il mondiale deve durare poco perchè la gente si stufa a seguire una settimana? Che dati ha alla mano per sostenere una cosa del genere? Lo sport sopravvive al 90% grazie agli appassionati storici, difficilmente una disciplina fa il boom grazie ad ipotetici nuovi spettatori.
          E l’appassionato quando vede che il suo “amore” viene trattato sempre peggio, in nome delle TV, alla fine si stufa pure lui.
          La cosa più brutta che l’atletica ha ultimamente partorito è la Diamond League. Comprimere in due ore televisive tanti eventi, con molti concorsi che vengono del tutto tralasciati e altri di cui si fa vedere l’1-2-3 come se fosse una lista della spesa, fa perdere totalmente interesse. Perchè allora non mostrare solo la volata finale di una gara di mezzofondo? Ignorando del tutto i cambi di ritmo, le strategie intercorse, gli atleti che scoppiano, i cambi di leader…. Per i concorsi è lo stesso, con i botta e risposta tra un salto/lancio e l’altro, col piccolo dramma di chi magari solo all’ultimo riesce a piazzare la misura… E invece si accetta lo scempio che viene trasmesso e nessuno lì in alto sembra considerare il problema (o, mi viene da pensare, gli sta bene così perchè magari la Nike ha più interesse a mostrare 10 minuti ininterrotta di corsa con le sue scarpette e le sue divise tutte uguali…… Scusami se faccio commenti da complottista ma tante volte il dubbio mi viene eccome).
          Ecco, questo io da Coe non lo accetto, proprio perchè si tratta di un uomo che nella sua vita ha puntato all’eccellenza, che si è sempre distinto, anche quando era capo della delegazione olimpica di Londra, come un uomo capace di avere una visione completa della situazione. Non condivido per nulla nemmeno la piega che la IAAF ha preso nei confronti del doping, ma questo è un altro discorso. Insomma, finora mi ha altamente deluso e mi dispiace profondamente ammetterlo.

          1. ale sandro scrive:

            Sì avevo compreso il tuo ragionamento su Coe, e proprio per questo essendo d’accordo con te su praticamente tutto, facevo riferimento a come certi grandissimi campioni sbaglino quando si trovano a ricoprire incarichi dirigenziali importanti. A questi livelli niente di strano che la politica e i grandi sponsor dettino l’agenda di tutto il carrozzone. Quindi anche qui, non ti preoccupare c’è poco complottismo è la realtà 😀
            L’atletica non è come altri sport dove puoi impostare più obbiettivi stagionali andando forte anche 8-10 mesi in certi casi.
            Se vuoi lo spettacolo nel grande evento, più che in altre discipline, devi finalizzare la grande rassegna per entrare al massimo della condizione nel momento giusto. Insomma diverse idee ma confuse. La Diamond League conferma il discorso che facevamo e cioè una grande occasione (mancata?) per mostrare bene tutte le gare. Vedremo intanto cosa succederà in stagione.

  2. alebi scrive:

    Se posso dire la mia… a me sembra tanto che questa ricerca estenuante del cambiamento del gioco a favore delle TV, il tutto per ottenere una IPOTETICA (e ribadisco ipotetica) maggiore visibilità/popolarità, evidenzi una visione della realtà totalmente sbagliata, un’incapacità di comprendere i veri problemi che non permettono alla disciplina di decollare come meriterebbe.

    Per assurdo, lo sport più seguito al mondo e nel quale circolano una caterva di soldi (cioè il calcio), aborrisce quasi ogni forma di modernità (vedi la moviola), quasi da risultare anacronistico, eppure non mi sembra che la sua popolarità ne stia soffrendo. Ok, il calcio ha comunque una durata di gioco abbastanza certa (minuti più, minuti meno) allora prendiamo ad esempio un altro sport, che per concezione di gioco è molto simile alla pallavolo. Nel tennis sai quando una partita comincia ma non sai quando finisce (non sai nemmeno SE finisce, vedi interruzioni per brutto tempo), eppure il tennis ha una popolarità notevole, girano milioni di soldi, occupa ORE ED ORE ED ORE nei palinsesti televisivi (con buona pace di chi vuole vedere il programma successivo… cioè tante volte me ù_ù” ) e nessuno si sogna di dire che un match deve durare meno di 2 ore altrimenti le TV ti tolgono dal palinsesto.

    Per di più snaturare completamente un gioco ti può, per assurdo, far perdere una fetta di appassionati, piuttosto che fartene guadagnare di nuovi.

    Forse, allora, il vero problema non sta nella natura del gioco, ma nell’incapacità di promuoverlo come si deve. Non è che garantendo una durata di 110 minuti ti ritrovi improvvisamente le TV che fanno la gara per acquistare i diritti di trasmissione.
    Credo che con l’abolizione del cambio palla si sia fatto il necessario passo in avanti per garantire la giusta spettacolarità e facilità di visione anche per chi non è appassionato (cosa che ad esempio il tennis non ha fatto mantenendo un complicato sistema di punteggio eppure rimanendo più popolare del volley). In quale altro sport ogni azione garantisce un punto, azzerando di fatto i tempi morti e le giocate a vuoto? Non è questo, già di per se, un valore aggiunto per la pallavolo, al contrario, ad esempio, dei 60 minuti su 90 di melina del calcio?

    Ogni altro tentativo di rimaneggiare le regole del gioco denota solo tanta pigrizia da parte di chi governa la federazione che, invece, non ha la volontà di mettere in discussione alcuni status quo come il potere di alcune federazioni, gli innumerevoli tornei inutili che si svolgono sempre negli stessi paesi, il sempre più ridotto e intasato calendario dei campionati nazionali (principale mezzo di diffusione di uno sport all’interno di un paese), una mancanza di coordinamento tra FIVB, CEV, e federazioni nazionali varie ecc….
    La situazione dirigenziale è disastrosa a qualsiasi livello, basti vedere lo scarso appeal che ha la champions league (il torneo che invece dovrebbe fare da vetrina per lo sport), dove devi pagare per partecipare e dove chi ha più soldi si compra letteralmente le finali. Oppure basti pensare ai campionissimi che vanno a giocare in Giappone, Cina, Corea, paesi arabi perchè in Europa si ammazzerebbero di fatica e guadagnerebbero 10 volte meno, tanto cosa gliene frega del “prestigio” di giocare in Italia, Russia o Polonia se ne va della tua salute o del tuo portafogli.

    Insomma, credo proprio che si stia mirando al problema sbagliato. E le soluzioni bizzarre proposte sembrano decise da dirigenti usciti da un Oktoberfest.

    1. ale sandro scrive:

      Io sono uno di quelli che si segue le maratone di tennis (e altri sport ), che ritardano le dirette della pallavolo 😀
      Su questo discorso che hai fatto sfondi il portone aperto. Per me rimanesse tutto uguale, mi andrebbe bene comunque perchè seguirei quello sport in ogni caso, anche durassero sempre 3 ore le partite di volley. E’ così perchè sono queste le caratteristiche di questo sport e amen.
      In altri lidi, non solo il calcio, si seguono come vere e proprie messe cantate sport e partite che durano ,nonostante sulla carta abbiano tempo effettivo, anche tre ore se capita. Nessuno si sogna di fare gli stravolgimenti che si sono fatti nel volley, e che in maniera scombinata si cercano ancora di fare.

      La questione calendari è decisamente più importante. Una separazione e snellimento degli eventi tra nazionale e club non è stata affrontata nella maniera migliore,e testimonianza sono le riflessioni di giocatori stessi ,come Lanza lo scorso autunno.
      A quel proposito commentai che mi faceva specie vedere come uno sport ,che avesse di fatto ideato una manifestazione internazionale come la world league, la quale ha fatto scuola in altre discipline sportive (come l’hockey su prato e la pallanuoto),non fosse capace di sfruttare tale competizione e valorizzarla come facevano invece quegli altri sport arrivati dopo a disputarla.

      Nell’hockey in particolare si disputa il torneo a cadenza biennale negli anni dispari ,ed è qualificante per gli eventi dell’anno pari più importanti,mondiali e olimpiadi. Ci partecipano proprio tutti, ma le più forti per ranking solo dal secondo anno ovviamente, evitando turni preliminari.
      Nella stessa stagione dispari dopo un paio di mesi c’è il campionato continentale anch’esso qualificante, e si scala così la graduatoria di world league per recuperare eventualmente le squadre successive.
      In questo modo all’inizio della stagione dei club non ci sono più tornei per nazionali da effettuare, o trasferte giapponesi di vario tipo. Le squadre qualificate per i Giochi o per il mondiale ci sono già.
      I tornei come la world cup o la grand champions cup, dovrebbero avere solo funzione di “supercoppa”-consolazione dopo i grandi eventi degli anni pari. Ammesso che debbano esistere ancora.
      In questo modo da maggio/giugno a ottobre si avrebbero ogni stagione al massimo due competizioni per nazionali, con tutto il tempo per prepararle e recuperare.
      Ovviamente credo che ci siano interessi del tutto differenti affinchè possa accadere quello che ho detto, o anche solo qualcos’altro che aiuti a migliorare questo sport. Perciò ecco i tentativi di riduzione del tempo di gioco, con sistema di punteggio, come dicevi tu da ubriachi.

    2. Nany74 scrive:

      Come non essere d’accordo? In effetti hai approfondito, insieme ad Ale un tema che avevo appena accennato, ma non tanto per pigrizia letteraria, quanto perché ne ho già dette di tutti i colori e a tutti i livelli delle nostre dirigenze sportive e quindi prima o poi verranno a “prendermi” :-) . Un mio collega di lavoro è in FIPAV e non vi dico cosa gli tocca subire ogni lunedì! Parlando di regole strambe, tanto per dirne una, ho fatto due balle così a tutti quelli che conosco e che masticano di volley, relativamente di quella norma (applicata quando si vuole) relativa alla ricezione in palleggio: secondo la regola nuova la palla deve “rimbalzare” sulle mani, altrimenti è trattenuta. Quando l’ho sentita mi è venuto da vomitare! Come fai a giudicarlo con quei missili che tirano? Ma semplicemente vietare la ricezione in palleggio no eh? Bisogna aggiungere discrezionalità ad una regola che già è interpretabile di suo (se fa spettacolo ben vengano anche le doppie ed i palleggi orrendi ecc ecc). Questo non per andare fuori tema, ma per sottolineare che le decisioni vengono prese da chi di volley ci capisce poco e di marketing ci capisce ancora meno: la solita compagnie da “birra e salsicce” che spara boiate tanto per giustificare questa o quella riunione importante. Se posso essere d’accordo nel cercare di spettacolarizzare di più il gioco, resto basito di fronte a questi tentativi di limare i regolamenti a favore di fantomatici obiettivi superiori. In Italia il volley femminile è, se non sbaglio, lo sport più praticato, ma se fosse stato per quei signori che comandano stavamo freschi. “Ci aggiorniamo” è la frase che si sente di più in certi incontri….appunto, aggiorniamoci, ma nel senso letterale: fuori dalle balle questi vecchi bacucci insulsi e dentro gente che ha idee buone per promuovere questo sport senza farlo diventare massacrante per gli atleti solo per compiacere a questa o quella federazione ricca di sporchi denari….altro che diritti TV! La gente riempie i palazzetti ad ogni partita, quindi cerchiamo di portarne ancora di più, vedrai che poi le televisioni si adeguano e vengono a chiederti il diritto….a chi vuoi che importi se il punteggio è a 21 o a 25! Preoccupiamoci di più della salute degli atleti…

      1. alebi scrive:

        Infatti rimango basita davanti all’indifferenza che i dirigenti stanno manifestando, per quanto riguarda la densità dei calendari, e tutto questo nonostante i sempre più frequenti appelli di giocatori ed allenatori. Ed è tutto collegato alla mancanza di relazioni tra le varie federazioni, visto che la FIVB stila il suo calendario di tornei inutili, la CEV stila il suo aggiungendo 300 partite tra squadre di basso livello, la FIPAV fa la voce grossa (si fa per dire) contro la Lega solo a guaio combinato e legavolley maschile e legavolley femminile vanno avanti pensando ai calendari loro (per non dire altro) e lavorando separatamente.
        Non è assurdo che già solo esistano così tanti enti per organizzare lo stesso unico sport? Poi ovvio che ognuno vuole farsi bello pensando al suo orticello. Ma questo porta solo allo sfinimento dei veri attori (cioè i giocatori) e ad una mancanza di lungimiranza perchè tante cose tutte assieme portano solo tanta mediocrità. E quindi, di conseguenza, meno appeal.

        Comunque questa fissa di snaturare una disciplina con l’intenzione di renderla più fruibile per le TV è un difetto che accomuna, purtroppo, tanti sport. Volevo commentarlo a suo tempo (poi non sono riuscita a trovare un attimo libero per farlo.. sapendo poi che scrivo sempre papiri mi serviva molto più di un attimo LOL =P ) ma ai mondiali indoor di atletica hanno inserito delle novità in alcuni concorsi che dovevano rendere tutto più spettacolare. L’idea di per sè non era neanche malvagia ma vogliamo parlare di come è stata resa? Prendiamo il getto del peso. Finiti i tentativi di lancio per tutti gli atleti, si era entrati nella fase finale tra i migliori quattro. A questo punto si era deciso che tutte le altre gare si fermavano, che i magnifici quattro avrebbero avuto il palcoscenico tutto a loro disposizione in una sorta di “clash of the titans” che si sfidano per la medaglia d’oro. Magari con un veloce riassunto dei loro migliori lanci, una musica di sottofondo e poi finalmente vedere i giganti in pedana, nel loro ultimo tentativo da dentro o fuori (dal podio). Quanto sarebbe stata epica e piena di pathos sta cosa? Quanto aggiungeva alla durata della gara? Un misero minuto, magari da togliere alla solita inquadratura (registrata) del pubblico… E invece che ti succede? La TV decide di mandare la pubblicità e al ritorno della diretta ti fa vedere in ordine sparso quello che è successo (quindi in replica), tra un’inquadratura e l’altra delle gare che nel frattempo erano cominciate.
        Tutto questo per dire: ma allora dov’è che bisogna veramente intervenire??? Sulla disciplina o sul modo di mostrarla in tv??

        Tornando alla pallavolo, quanto odio i tagli che le regie fanno al momento in cui un giocatore sta per effettuare la battuta e loro (i registi) staccano sull’allenatore o sulla panchina per farti vedere chissà che, perdendo spesso le immagini della battuta stessa. E’ una cosa che noto da anni e che ogni volta mi fa venire l’orticaria. Ma ha senso una cosa così? Insomma, non sarebbe meglio pensare di migliorare lo standard di trasmissione delle partite prima di pensare che è la disciplina a non funzionare?

        1. Nany74 scrive:

          Sottoscrivo pienamente! Come si diceva all’inizio, i VERI problemi sono altri e la cosa che più fa inviperire gli appassionati è l’ipocrisia di chi continua a cercare difetti in un gioco che non ne ha (o se ne ha, sono comunque trascurabili…) e non vede le cose lampanti come la mediocrità di chi deve mostrare le partite. Non voglio dire che i registi o i commentatori (altro capitolo a se….mamma mia!) devono per forza essere ex giocatori che capiscono tutto dello sport, ma visto che oramai sono anni che segui queste manifestazioni, vuoi non riuscire a cavare una inquadratura che dia continuità al gioco? Vedere replay di battute flottanti sbagliate che ti tagliano i primi 0,5 secondi di uno scambio in diretta (praticamente metà azione…) fa girare di tutto e di più! Sicuramente però il motivo è da ricercare nel fatto che le partite durano più di 110 minuti….pagliacci! Il problema è che questo sport meriterebbe gente appassionata ai vertici e non politici senza senno! Staremo a vedere cosa partoriranno i nostri geni della lampada……
          Per ora tanti complimenti a Verona che ha vinto la Challenge cup, ma ci scriverò un commento dedicato!

  3. Nany74 scrive:

    Colgo immediatamente la palla al balzo per dire la mia su questi cambi di regolamento: posto che è scontata la risposta alla domanda sui VERI problemi del volley, se i diritti tv si vendono meglio quando la partita dura meno, allora abbassiamo il punteggio a 21 tenendo il doppio vantaggio, facile, veloce e, soprattutto, niente di rivoluzionario…solo un ritocco all’attuale sistema. Ovviamente via i time out tecnici (a mio avviso incomprensibili anche adesso) ed 1 solo time out discrezionale a set. Ma rilancio con un’altra domanda: se si lavorasse sui time out come ho suggerito qua sopra, non è che i 10 minuti di differenza calcolati si avrebbero comunque anche senza abbassare il punteggio a 21? Onestamente non ho mai digerito molto l’uso del time out per interrompere il buon momento avversario o per rompere l’anima al forte battitore: sono dell’idea che una squadra deve trovare i mezzi sul campo per rialzarsi dai momenti difficili, ma rischio di andare fuori tema. Per cui io direi ai cari amici FIVB: invece di frullare quel poco di cervello che vi è rimasto, pensando rivoluzioni assurde, lavoriamo su quello che già abbiamo: meno time out ed eventualmente punteggio a 21 e tanto spettacolo meno spezzettato.

    1. ale sandro scrive:

      Perfettamente d’accordo con te sul ragionamento. Avevo già detto che sarebbe stato più logico, se proprio doveva esserci una prova, farla col punteggio del beach e vittoria a tre su cinque come adesso, ovviamente sempre con doppio vantaggio. Non sanno neanche loro come sbattere la testa. E credo l’unico motivo del tenere i time-out automatici, sia la possibilità di schiaffare flash pubblicitari in mezzo, altre spiegazioni non me ne do. Poca furbizia, perchè si potrebbe davvero tenere i match entro le due ore senza tutti sti casini.
      D’accordo con te anche sul discorso delle convocazioni, siamo lì ormai più o meno, credo non ci saranno grosse differenze rispetto Ankara e spero non ce ne saranno soprattutto , eventualmente , verso Rio.

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