Tennis, Fed Cup 2016: Italia, ora è il momento della risalita, ma il ricambio generazionale non esiste

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Diciotto anni dopo l’Italia si trova nella Serie B della Fed Cup. Con una generazione di giocatrici arrivata probabilmente al capolinea in maglia azzurra, inizia un lungo percorso di risalita con poche certezze e moltissime incognite.

Nel febbraio del prossimo anno l’Italia giocherà un match nel World Group II e lo farà da testa di serie contro una di queste avversarie: Belgio (in casa), Ucraina (in trasferta), Slovacchia (sorteggio per definire la sede) e Cina Taipei (sorteggio per definire la sede). Match che un tempo non avrebbero messo nessuna preoccupazione alla nostra squadra e che invece ora spaventano perchè il futuro è incerto e non sembra essere molto positivo.

Si ripartirà certamente da Sara Errani, che diventerà il punto di riferimento per l’Italia. La bolognese è reduce da un anno passato difficile e anche in questa stagione sono state davvero poche le soddisfazioni. La seconda singolarista sarà Karin Knapp, buona giocatrice ma non certamente ai livelli eccezionali che ci hanno abituato le varie Vinci e Pennetta.
La grande speranza è che entrambe stiano bene e che non ci siano eventuali infortuni a togliere dalla scena una delle due, perchè a quel punto l’Italia lotterebbe non per una promozione immediata, ma per evitare un ulteriore tracollo in Serie C.

Con Vinci, Schiavone che sembrano aver detto addio all’azzurro, Pennetta ormai ritirata e Giorgi fuori dal giro della nazionale, la situazione è drammatica sul piano sportivo. Il ricambio generazionale non c’è stato e le giovani azzurre continuano a faticare. Due buoni prospetti come Nastassja Burnett e Gioia Barbieri sembrano essere ormai spariti dal tennis che conta ed entrambe sono attualmente oltre la 300esima posizione. La migliore è Martina Caregaro (classe 1992) che si trova al numero 276 del ranking Wta, ma anche lei non si è mai affacciata ai tornei più importanti.
E’ il momento della risalita, ma anche quello della riflessione e del lavoro, perchè il rischio di sparire nell’oblio è alto e le nostre veterane hanno sempre nascosto questo grande problema.

 

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andrea.ziglio@oasport.it

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5 thoughts on “Tennis, Fed Cup 2016: Italia, ora è il momento della risalita, ma il ricambio generazionale non esiste”

  1. Luca46 scrive:

    Concordo su molte cose, dal ritiro della Pennetta al doppio Errani/Vinci. Tuttavia penso che il ct habbia fatto tutto il possibile per inserire le giovani che purtroppo però si sono fermate sul più bello. Non solo non è continuata la crescita ma stanno vivendo un momento opaco. Quanto alla Giorgi secondo me ha torto marcio. C’è poco da girarci intorno: la birra è finita e il barile è vuoto. Invece non vorrei che il ritiro della Errani sia stato quasi voluto per evitare di dover giocare un doppio con la Vinci.

    1. ale sandro scrive:

      Pare anche a me che la Giorgi abbia sbagliato , ma essendo una vicenda del tutto simile a quella di qualche anno fa avvenuta con Bolelli protagonista (con tanto di squalifica addirittura ricordata dallo staff della Giorgi nel comunicato stampa ), mi auguro lo stesso si possa ritornare sui propri passi da parte di entrambi e discutere in modo ragionevole. E soprattutto in tempi ben più brevi rispetto a quanto durò la vicenda del tennista bolognese , oggi pienamente nei ranghi fit.

      Il discorso giovani riguarda prima ancora del c.t. , la programmazione dirigenziale, non bisognava aspettare i 30 anni delle ragazze più forti per “lavorare” sulle migliori junior e seguirle, o farle seguire. A mio parere non è stato fatto tutto il possibile, sbaglierò io. E’ un po’ una costante , ed è preoccupante che ci sia una situazione non troppo diversa anche al maschile. Le premesse di metà quadriennio erano ben altre , purtroppo.

      Un ultima cosa su quel che dicevi riguardo la Errani e la Vinci.
      Mi viene da pensare al doppio ceco Hlavackova – Hradecka, acerrime rivali delle azzurre ,argento a Londra e vincitrici di due slam. Hlavackova si volle separare da Hradecka nel 2014 per provare con un’altra partner(mi pare Safarova prima di cambiarne altre ancora), fece una stagione vincendo un solo torneo, si rese conto di aver fatto una cappellata, e nel 2015 chiese scusa all’amica per l’abbandono. Ritornarono a giocare insieme e a macinare risultati ,compresa una finale all’Open d’Australia di inizio anno , per , cito testualmente, “puntare forte alle Olimpiadi”.
      Ecco forse è troppo tardi per Sara e Roberta, me ne rendo conto, ma magari non sarebbe male da parte di quella delle due che ha voluto separare la coppia più dell’altra, capire di aver sbagliato ad aver spezzato in questo modo una risorsa del genere. Al di là ovviamente della libera scelta di ognuna.

      1. Luca46 scrive:

        Si sarebbe bellissimo tornassero insieme e non credo sarebbe troppo tardi perchè si conoscono così bene che potrebbero giocare domani mattina. Sicuramente la federazione deve fare di più ed hai perfettamente ragione basti vedere Quinzi ma su Knapp e Giorgi penso che quando arrivi a certi risultati poi dipenda più che altro da te, cioè da loro.

        1. ale sandro scrive:

          Infatti Giorgi e Knapp le considero giocatrici già avviate da anni, poi si vedrà come proseguirà la loro carriera, ma mi sembrano in linea con quanto storicamente hanno spesso fatto le giocatrici italiane , tra virgolette di seconda fascia , sin dai tempi di Cecchini e Reggi negli anni 80, che erano già di un livello superiore. Vale a dire che a 20-22-24 anni tutte o quasi le azzurre, anche quelle meno forti, avevano storicamente o raggiunto la top 50-100 e tenuta a fine anno, o vinto /fatto finale in un torneo del circuito wta, passato turni negli slam , “conquistato” qualche scalpo importante tra le giocatrici più forti. Fatto dei risultati degni di nota insomma.
          Il problema, ed era ciò a cui mi riferivo parlando di giovani seguite bene o meno bene dalla FIT, sono quelle che abbiamo 200 posizioni sotto, che sono coetanee della Giorgi e non accennano a dare segnali importanti! La differenza coi circa trent’anni precedenti è imbarazzante ahimè. Solo la Matteucci , vista l’età, mi ispirerebbe da seguire con attenzione nel prossimo biennio, ma anche lì è tempo di muoversi perchè siamo già al limite. Giustamente hai fatto il nome di Quinzi , per fare una battuta è a ritmo Zamparini nel cambio degli allenatori. Spero davvero che con Leitgeb ,già coach di Muster e Gaudenzi ,possa proprio fare un salto di qualità importante.

  2. ale sandro scrive:

    Come spesso è accaduto negli ultimi 15 anni dello sport italiano , ecco che quando la generazione di atleti molto forti,campioni o campionesse entra in qualche difficoltà in più legata anche all’età, si rischia di entrare in un buco generazionale , appunto senza alcun tipo di ricambio.
    Al di là della singola stagione e delle problematiche legate a infortuni , scelte personali del calendario e così via, è evidente che non si sia lavorato adeguatamente per avere più atlete giovani e “pronte” a gareggiare con profitto in fed cup e nel circuito wta in generale.
    Secondo me c’è però un’ulteriore aggravante, e cioè aver lavorato male anche col materiale umano e le risorse già presenti. A cominciare dal non concordare con la Pennetta un’eventuale ritiro dopo Rio, ad esempio, muovendosi ben prima di aspettare la finale di Flushing Meadows. Proseguendo con il gestire meglio gli impegni in Fed Cup negli anni dopo la vittoria del 2013 , di Errani e Vinci ,anche per il doppio che era una delle nostre risorse più importanti anche in chiave olimpica , in modo che non si arrivasse a questo punto. Sarebbe stata un occasione per responsabilizzare di più sia Giorgi che Knapp e “risparmiare” quando possibile le nostre giocatrici più esperte.
    E qui veniamo al terzo grande problema: la separazione con la Giorgi. Non è possibile non capire che l’incomunicabilità tra le due parti nuoce ad entrambi, ritengo fondamentale che riescano a ricomporre la frattura al più presto.
    La federazione per muovere certi passi deve avere il didietro parato , non mi pare siano stati questi i casi , sintomo di incapacità manageriale piuttosto evidente, tutto questo a prescindere da tutte le campane presenti che danno ragione all’uno o all’altro versante. Un’ organizzazione sportiva intelligente deve avere una progettualità tale da avere qualcuno in rampa di lancio, anche se non già ai livelli più forti di chi è in età con gli anni, per poi non rischiare di ritrovarsi con l’acqua alla gola per diverso tempo.
    Altrimenti si rischiano, esagero lo so, situazioni come quella dello sci di fondo femminile italiano nel post 2011. Tuttora constatiamo le differenze.

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