Parigi-Roubaix 2016: le pagelle di una corsa storica. Hayman meraviglioso, Boonen fantastico

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Un Inferno del Nord per davvero. Una corsa magnifica, tra le più belle dell’ultimo decennio: a trionfare è una sorpresa, l’australiano Matthew Hayman, davanti a Tom Boneen e Ian Stannard. Andiamo a rivivere la Parigi-Roubaix con le pagelle dei protagonisti.

Matthew Hayman, voto 10: a 37 anni, alla sua 16ma partecipazione alla classica del pavé (il suo miglior risultato era un ottavo posto), l’australiano si toglie la più grande soddisfazione di una carriera nella quale è stato per lo più gregario. Centra la fuga giusta e fin lì nessuna sorpresa. Resiste ai primi attacchi di Boonen e compagni, ma è sempre sul punto di staccarsi, così come hanno fatto i suoi compagni dell’attacco della prima ora. A 10 chilometri dal traguardo, terminati i tratti di pavé più impegnativi, capisce che quella odierna è un’occasione da sfruttare. Non tira praticamente mai, si tiene sempre in quinta piazza e prova la sparata all’ultimo chilometro. Boonen chiude e si va allo sprint: gli ultimi 200 metri di Hayman nel velodromo sono fantastici, arriva un successo insperato.

Tom Boonen, voto 9: è mancato davvero poco. Doveva riscrivere la storia e ci è andato vicinissimo. Il belga della Etixx – Quick Step, tralasciando un fantastico Hayman, è il protagonista della corsa odierna. Ad oltre cento chilometri dal traguardo si ritrova in vantaggio sui favoriti, capisce che è già il momento giusto per provare ad anticipare e mette in testa a tirare Tony Martin. Persi per strada i compagni di squadra si mette in proprio e, ad ogni settore di pavé, si mette al comando a fare il ritmo. Soffre sulle accelerazioni di Vanmarcke, ma nel tratto che anticipa il velodromo sembra essere il più fresco e per poco non anticipa lo sprint. Nella volata, quando sembra andare tutto per il meglio, si fa chiudere leggermente e per qualche centimetro termina al secondo posto, a mezza ruota dalla quinta Roubaix.

Ian Stannard, voto 8: gambe eccezionali per il britannico. Non sembra mai soffrire sul pavé e sul finale dà un paio di trenate con le quali, prima, va a riprendere Vanmarcke che era avviato verso il successo in solitaria, poi, prova a sorprendere i compagni di fuga, purtroppo senza riuscirci. Il terzo posto conclusivo comunque è tutt’altro da buttare, si conferma uno dei migliori interpreti del pavé.

Sep Vanmarcke, voto 8: il più forte sulle pietre, per distacco. Appena va in testa al gruppo a tirare in uno dei settori, subito si creano buchi. L’ingresso al Carrefour de l’Arbre è magnifico: riesce a gestire la bicicletta in un modo unico e a prendere qualche metro sui rivali, con l’uscita dal tratto con 10” di vantaggio. Avviato verso un meritato successo, è costretto a dire addio alle sue possibilità a causa di una fantastica trenata da parte di Stannard. Il finale non fa per lui e deve accontentarsi di un quarto posto.

Edvald Boasson Hagen, voto 6,5: forse anche un po’ per caso, si ritrova nell’attacco buono. Soffre molto nei vari tratti di pavé, sembra sempre sul punto di staccarsi, ma riesce ad arrivare negli ultimi dieci chilometri in testa alla corsa. Situazione perfetta, visto che è nettamente il più veloce degli uomini all’attacco. Prova anche a conservare le gambe per lo sprint, ma si vede benissimo che ha già la spia della riserva accesa da minuti. Non tiene gli attacchi di Boonen e Hayman e chiude quinto. Occasione sprecata.

Heinrich Haussler e Aleksejs Saramontis, voto 7: gran corsa per la coppia della IAM Cycling che riesce addirittura a mettere due corridori nella top-10, unica compagine a riuscirci. Nomi tutt’altro che attesi, ma che con una corsa fatta di tattica e energia riesce a raggiungere un obiettivo tutt’altro che scontato, rispettivamente sesto ed ottavo.

Peter Sagan, voto 6: un undicesimo posto, per il campione del mondo e vincitore uscente del Giro delle Fiandre non è un risultato del tutto soddisfacente. La prestazione è comunque sufficiente: si fa sorprendere nelle retrovie dall’attacco di Boonen ed è costretto ad inseguire assieme a Cancellara. Quando lo svizzero cade, lo slovacco della Tinkoff fa un numero che vale da solo il prezzo del biglietto: riesce a tenersi in piedi miracolosamente e a provare un inseguimento disperato. Quando si accorge che i rivali sono troppo distanti rallenta.

Imanol Erviti, voto 8: dopo un eccezionale settimo posto al Giro delle Fiandre arriva anche un fantastico nono alla Parigi-Roubaix. Lo schema è lo stesso di domenica scorsa per lo spagnolo della Movistar: andare in fuga e resistere il più possibile alla rimonta dei favoriti. Una settimana da protagonista.

Gianni Moscon, voto 7: a 21 anni disputare una Roubaix del genere è tutt’altro che scontato. Si fa trovare nel punto giusto al momento giusto quando il gruppo si spezza, poi macina chilometri e chilometri a tirare per i suoi capitani Stannard e Rowe. Purtroppo arriva la sfortuna: una scivolata su una pozzanghera in un tratto di pavé fa cadere anche il compagno di squadra Rowe e gli fa perdere posizioni su posizioni. Il 37mo posto finale non parla chiaro, lo attendiamo l’anno prossimo ad una performance ancora migliore.

Salvatore Puccio, voto 7,5: il migliore degli azzurri è Marco Marcato, 32mo, ma il siciliano del Team Sky è per distacco il più in forma della pattuglia del Bel Paese. Centra la fuga giusta, per chilometri e chilometri è in testa a tirare e, quando viene ripreso dai contrattaccanti, dà il suo apporto ai compagni di squadra. Sfortunato anche lui: come Moscon cade nello stesso tratto di pavé, poche centinaia di metri dopo.

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gianluca.bruno@oasport.it

Foto: Twitter Paris-Roubaix

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