La storia della scherma nel libro di William Gaugler

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Nel percorso di avvicinamento alle Olimpiadi di Rio 2016, non poteva non essere trattata la disciplina sportiva che, storicamente, ha garantito all’Italia un continuo bottino di medaglie: la scherma. E solo il ricordare Nedo Nadi, Edoardo Mangiarotti e, in tempi più recenti, Valentina Vezzali e Aldo Montano, fa capire quanto sia prestigiosa la tradizione della scuola italiana. Anche la letteratura del settore è particolarmente ricca di interessanti volumi sia sulla storia delle differenti scuole di pensiero che sull’apprendimento delle tecniche di base della moderna scherma.

Da questo punto di vista, brilla particolarmente Storia della scherma (Nomos edizioni, 2008) dell’americano William Gaugler (1931-2011), uno dei più eminenti studiosi dell’evoluzione della disciplina nonché maestro di fioretto. Docente di archeologia classica con specializzazione in Etruscologia, Gaugler si è pienamente formato nella cultura schermistica italiana ed ha cominciato sotto la guida di Aldo Nadi per poi proseguire con la scuola francese di scherma con Edmond Durrieu. Tornato in Italia, ha seguito i maestri d’arma Ettore Spezza, Giorgio Pessina e Umberto Di Paola e ha concluso la sua formazione con Amilcare Angelini in Germania. Ha superato l’esame da maestro nel nostro paese nel 1976 diventando così istruttore e condensando tutte le esperienze e conoscenze acquisite nel suo Storia della scherma.

Come Gaugler mette ben in evidenza sin dalle prime pagine del libro, la disciplina ha attraversato i secoli conoscendo significativi cambiamenti e sotto questo profilo, come ha scritto il Presidente dell’Associazione Italiana Maestri di Scherma Giancarlo Toràn nella prefazione all’edizione italiana, “l’evoluzione della scherma cambia strada, dopo l’introduzione della polvere da sparo. L’arma da guerra, la spada, simbolo di potere, diviene arma da difesa, poi strumento per le contese d’onore, infine attrezzo sportivo. La sua trasformazione, e quindi la trasformazione della tecnica, accelera negli ultimi secoli, ed è ancora in atto. Non sappiamo dove ci porterà. Cambia la tecnica, ma non i principi sottostanti, tempo velocità e misura”.

Il volume di Gaugler può essere comodamente diviso in due parti per comodità espositiva. Una prima sezione riguarda la scherma prima dell’avvento della modernità e dello sviluppo delle tecnologie applicata alle armi e una seconda parte, riguardante il XIX e il XX secolo, dove la disciplina ha assunto definitivamente una connotazione di carattere agonistico. Una delle caratteristiche principali del volume dello studioso americano è la presenza, all’interno di ogni capitolo, di schede informative su tutti i principali protagonisti della storia della scherma e di preziose illustrazioni sulle sue tecniche di base.

Nella prima sezione del libro vengono prese in analisi le differenti metodologie schermistiche in uso durante il XVI e il XVII secolo con contenuti specifici riguardanti la rinascita della scherma. In queste prime pagine sono particolarmente interessanti le panoramiche dell’autore sui principali maestri italiani dell’epoca come Achille Marozzo, che pubblicò per primo nel 1536 il primo manuale moderna della scherma, Salvatore Fabris, Ridolfo Capo Ferro e Francesco Antonio Marcelli senza dimenticare il contributo d’Oltralpe di Henry de Sainct Didier. Non sfugge all’occhio attento di Gaugler il fatto che, in questi secoli, la spada era ancora l’arma regina sui campi di battaglia e che, pertanto, tutte le trattazioni del XVI e XVII secolo, vertevano sulla prevalenza dell’arma nobile nelle operazioni militari. Da questo punto di vista, il libro dello studioso americano riveste anche un grande valore di natura storica e culturale riguardo le armi bianche del periodo.

La successiva evoluzione tecnologica, con il sempre maggior utilizzo della polvere da sparo, produsse un cambiamento profondo sia nella struttura delle società europee del XVIII secolo che delle strategie militari in uso. La scherma cominciò ad acquisire una connotazione sempre più sportiva e anche le varie teorie schermistiche risentirono di questa significativa evoluzione. A farla da padrone, nel corso del XVIII e XIX secolo, furono le due tradizionali scuole della disciplina con, da una parte, i francesi Jean-Louis Michel, Louis-Justin Lafaugere, Camille Prevost e Georges Robert Ainé e, dall’altra, e la grande tradizione della scherma italiana con illustri maestri come Cesare Enrichetti, Masaniello Parise (il cui manuale è rimasto a lungo come volume guida per l’apprendimento delle tecniche schermistiche), Ferdinando Masiello e Luigi Barbasetti.

Con l’avvento di nuove tecnologie militari, come mitragliatrici e cannoni, l’utilizzo delle armi bianche venne definitivamente accantonato e, con la rinascita dei Giochi Olimpici nel 1896, la scherma divenne quasi esclusivamente una disciplina agonistica. Soprattutto sul versante italiano, troviamo nomi tutelari come Eugenio Pini, Agesilao Greco, Giorgio Rastelli, Aldo Nadi, Giorgio Pessina, Ugo Pignotti, l’indimenticato Presidente della FIS Renzo Nostini e Giancarlo Toràn.

Vale la pena di ricordare, e Gaugler lo fa in maniera puntuale, due tra i più eminenti teorici della scherma moderna come i livornesi (e non stupisce che Aldo Montano e Andrea Baldini siano eredi della grande tradizione della scuola labronica) Giorgio Rastelli e Aldo Nadi. Il primo scrisse La scherma, pubblicato a Milano nel 1942, ed è a tutt’oggi uno dei volumi più completi sull’argomento grazie alla trattazione, nelle sue pagine, di tutti gli aspetti dell’argomento: storia della scherma, tecnica delle tre armi, differente impugnatura delle armi, posizione di guardia, affondo, limiti del bersaglio valido, il passo avanti e indietro, la posizione della mano, gli inviti, i legamenti, la tavola delle azioni schermistiche, gli attacchi semplici, le risposte, gli attacchi composti, le uscite in tempo, tecnica dell’assalto e come preparare un assalto, competizione schermistica e pratica del duello. Il secondo pubblicò On Fencing nel 1943 a New York dopo “due anni di duro lavoro”. È un volume completamente dedicato all’arma del fioretto con la descrizione delle caratteristiche dell’arma e con la presentazione di un metodo pedagogico al lettore dove si illustra, in particolare, la tratta dell’arma, guardia, affondo e movimenti combinati tra braccia, busto e piedi. Il tutto, nell’ottica della fedeltà alla scuola italiana tradizionale.

In conclusione, il volume di Gaugler resterà una pietra miliare nella cultura della scherma essendo una pubblicazione utile sia per i Maestri di scherma che per non addetti ai lavori, un prezioso libro della storia della disciplina che non può mancare nella personale libreria di ogni appassionato.

Di Simone Morichini

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Foto: Bizzi Federscherma

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