Judo, Europei 2016: l’amnistia al meldonium e una situazione che può provocare equivoci

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Questa sera avremmo preferito commentare le imprese dei judoka sul tatami, come lo storico quinto titolo di Gévrise Émane, il dominio di Tina Trstenjak tra le 63 kg, o il regno interrotto di Kim Polling e di Avtandili Tchrikishvili, ma quanto accaduto nel pomeriggio non lo ha reso possibile, lasciando la precedenza ad una tematica ben più odiosa. L’evento che tutti temevano alla vigilia dei Campionati Europei di judo 2016 si è infatti puntualmente verificato: Ekaterina Valkova, risultata positiva al meldonium non troppo tempo fa, è salita sul podio continentale della categoria 63 kg. A farne le spese, tra l’altro, è stata l’azzurra Edwige Gwend, battuta nel match per il bronzo e rimasta dunque a bocca asciutta dopo un ottimo torneo.

Al di là del caso che ha voluto mettere di fronte a Valkova proprio la numero uno del judo italiano, evento che non cambia nè in un senso né nell’altro il nostro parere, resta un problema di fondo: perché tre dei quattro judoka russi risultati non negativi al meldonium sono presenti agli Europei? A parte Mikhail Pulyaev (66 kg), infatti, gli altri atleti coinvolti in questo caso sono tutti a Kazan’, ed hanno ottenuto risultati di rilievo. Oggi, oltre al bronzo di Valkova, è infatti arrivato il quinto posto di Denis Iartcev, semifinalista della categoria 73 kg e poi battuto sia dal futuro campione Rustam Orujov (Azerbaijan) in semifinale che dal georgiano Nugzari Tatalashvili nel match per il terzo posto. Già nella prima giornata, poi, un’azzurra si era trovata di fronte ad un’avversaria simile – da questo punto di vista – a quella di Gwend, ma con esito positivo: Valentina Moscatt (48 kg) ha infatti battuto al golden score Nataliya Kondratyeva in occasione dei ripescaggi, con la russa che ha dunque chiuso al settimo posto.

Ricapitolando, dunque, i tre positivi al meldonium hanno tutti raggiunto almeno i quarti di finale, con Valkova che è addirittura salita sul podio. Il tutto in una disciplina come il judo che, a parte qualche caso sporadico, con il doping fortunatamente non ha molto a che fare. È vero che la WADA (Agenzia Mondiale Antidoping) si è recentemente espressa per un’amnistia nei confronti degli atleti positivi a questo farmaco, in attesa che degli studi scientifici più chiari mettano in evidenza il tempo necessario per smaltirla del tutto, ma resta comunque poco edificante il lasciare liberi di partecipare degli atleti quanto meno fortemente sospettati di aver usato una sostanza dopante. La Russia, che ha un bacino di atleti tale da fare invidia a chiunque, avrebbe inoltre potuto optare per altre convocazioni, per rendere il tutto più trasparente. Ma il regolamento attuale e le direttive della WADA hanno permesso che ciò accadesse, macchiando di fatto questa edizione dei Campionati Europei di judo, quanto meno con l’ombra del dubbio.

Ora non ci resta che attendere il verdetto finale della WADA: dovremmo, tra qualche mese o qualche anno, parlare di un podio modificato dagli organi della giustizia sportiva? O Valkova ne uscirà pulita ed alla fine avrà avuto ragione la Russia a farla partecipare? Quel che è certo è che il caso meldonium ha messo in evidenza le falle del sistema antidoping nello sport in generale, e tante discipline, dal judo alla pallavolo, con il famoso caso del torneo  europeo di qualificazione olimpica, ne stanno pagando le conseguenze.

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Immagine: EJU- Emanuele Di Feliciantonio

giulio.chinappi@oasport.it

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