Atletica, la maratona in Italia: quale futuro dietro Straneo, Meucci e Pertile?

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L’Italia ha festeggiato negli ultimi due decenni abbondanti, diversi allori nella distanza principe del programma olimpico; sono ancora ben impresse le immagini dell’arrivo solitario di Stefano Baldini nello stadio Panathinaiko di Atene, dove tutto ebbe inizio.

L’emiliano fu il secondo trionfatore alle Olimpiadi dopo Gelindo Bordin a Seul 16 anni prima, ma ovviamente è da considerarsi il terzo, aggiungendo l’epica impresa, statisticamente non valida, ma nel cuore di tutti di Dorando Pietri a Londra all’inizio del secolo scorso.

Dopo la generazione dei Baldini, che comprendeva fior di maratoneti come Vincenzo Modica, Giacomo Leone, Danilo Goffi, Daniele Caimmi ed altri ancora, si sono un po’ smarrite le tracce di azzurri nelle prime posizioni delle classifiche delle grandi manifestazioni.

Recentemente abbiamo però avuto grosse soddisfazioni da Daniele Meucci e Ruggero Pertile, con il primo laureatosi campione d’Europa nel 2014 a Zurigo, praticamente al debutto internazionale, mentre il padovano è giunto quarto la scorsa stagione ai mondiali di Pechino e, ad oltre quarant’anni non finisce di essere un riferimento per il bel Paese.

Lo stesso vale, in campo femminile, per l’alessandrina Valeria Straneo, splendido doppio argento ai mondiali di Mosca ed agli stessi europei nella città elvetica, metalli pesanti che si aggiungono al prestigioso 8° posto negli ultimi Giochi Olimpici. Sarà lei, oltre ad Anna Incerti, oro europeo 2012, a guidare la compagine azzurra nella caccia alle medaglie di Rio.

Se a breve termine questi sono i nomi, di ottimo livello, dietro a loro non vi è, al momento, una base numericamente forte, in grado di fornire molti ricambi, pur se va tenuto presente che la distanza dei 42,195 km è, di norma, più premiante, stando agli ultimi avvenimenti, per atleti di esperienza.

Senza dubbio, in campo femminile, il nome che salta in evidenza è quello di Veronica Inglese, ottima sulla mezza maratona, la scorsa settimana a Cardiff, dove è giunta sedicesima. La barlettana ha dimostrato personalità correndo nelle prime posizioni, pur in nugolo di atlete africane e, di sicuro, nel futuro ci sono le premesse per sentire di nuovo parlare di lei.

L’obiettivo per quest’anno rimangono i 10.000 metri, dove Veronica proverà a centrare il minimo olimpico ed essendo venticinquenne è una scelta condivisibile, poi con i suoi tecnici si deciderà la strada per il futuro.

Futuro che tra gli uomini sembrava sorridere ad Andrea Lalli, ottimo specialista del cross, che tuttavia su strada non ha ottenuto grossi riscontri, salvo il buon 11° posto a New York nel novembre 2015.

Quest’ultimo risultato, dopo alcune incomprensioni coi vertici federali, sembrava preludere ad un ritorno su prospettive consistenti, ma la sfortuna ha colpito il finanziere, che ha dovuto essere operato al tendine d’Achille, ragion per cui la sua stagione può dirsi conclusa. A Rio dovrebbe, invece, esserci Stefano La Rosa.

Tra gli under 23 un prospetto interessante è certamente Yemaneberhan Crippa, doppio campione europeo di categoria nella corsa campestre; ora il percorso del lombardo passerà attraverso le prove su pista, dove si alternerà, verosimilmente, tra 1500 e 5000 metri.

Allungare la distanza dovrebbe essere, se atleta e tecnici convergono, una scelta successiva, ma è ovviamente prematuro parlare ora.

Quel che è certo è che dovrebbe essere un obiettivo della Federazione creare una struttura in grado di far crescere maratoneti già dalla giovane età e non aspettare che sia un’arma di riserva in caso di carriera non eccelsa su pista. La ragione è duplice, tra l’altro, visto che la concorrenza rispetto alle gare di mezzofondo è inferiore, in quanto gli atleti africani, pur fortissimi, non sono imbattibili, soprattutto nei grandi avvenimenti, laddove non c’è presenza di lepri; sia chiaro, si tratta sempre degli uomini da battere, ma con una tattica di gara accorta e intelligente si può arrivare a competere con loro, Baldini, e non solo, docet.

 

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gianluca.pessoni@oasport.it

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