Peter Fill, storia di un eroe umile diventato campione

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La carriera di Peter Fill è cambiata a 33 anni. 14 podi in Coppa del Mondo (con l’acuto nel tempio di Kitzbuehel) e due medaglie ai Mondiali rappresentavano nel complesso un bottino già soddisfacente. Dopo oggi, il punto di vista è mutato radicalmente. L’altoatesino non sarà più ricordato come un ottimo sciatore, ma come un grande campione, capace di spezzare un tabù di mezzo secolo e portare in Italia quella sfera di cristallo di discesa cullata per dieci lustri.

33 anni, si diceva. Gli anni di Cristo, ma anche quelli dello svizzero Didier Cuche, capace di vincere addirittura 15 gare nel circuito maggiore dopo aver raggiunto questa fatidica età. La speranza è che anche per Fill la trionfale stagione ormai agli sgoccioli possa rappresentare non un coronamento, bensì l’inizio di una nuova vita sportiva. Nella velocità, infatti, l’esperienza riveste un ruolo fondamentale ed in passato diversi atleti hanno continuato a vincere sino all’alba delle 40 primavere, ottenendo in taluni casi il massimo proprio al crepuscolo dell’attività agonistica. Oltre al citato Cuche, pensiamo anche all’austriaco Michael Walchofer, al liechtensteinese Marco Buechel o, per citare un esempio attuale, al quasi 36enne Hannes Reichelt. Fill, dunque, può regalarsi almeno altre tre stagioni ad altissimi livelli, soprattutto ora che può definirsi un discesista completo.

Il portacolori del Bel Paese ha compiuto infatti un passo avanti decisivo nella scorrevolezza, il punto debole degli ultimi anni. Un fattore che gli ha consentito di diventare competitivo in ogni contesto di gara e di pista. Si potrà obiettare che, senza il grave infortunio occorso al norvegese Aksel Lund Svindal, forse sarebbe andata in un altro modo. La storia, tuttavia, non tiene conto dei condizionali, ma solo degli albi d’oro: qui l’azzurro ha marchiato indelebilmente il suo nome con pieno merito, senza rubare niente ed anzi con una continuità di rendimento impressionante. L’italiano si è classificato tra i primi dieci in ben nove gare su undici, mantenendo uno stato di forma ottimo da novembre a marzo. Solo due i podi totali, ma con una vittoria conquistata proprio sulla mitica Streif, la discesa più ambita da qualsiasi sciatore.

Da sottolineare come Fill, in questa magica annata, abbia anche completamente ribaltato le gerarchie interne nella squadra azzurra. Per anni il cugino della grande Denise Karbon ha gareggiato all’ombra di Christof Innerhofer, l’uomo dei grandi eventi, e Dominik Paris, il giovane che rapidamente si è fatto strada, raggiungendo già quota sei vittorie in Coppa del Mondo. Da numero 3 italiano a numero 1 della classifica mondiale: un salto di qualità che rimarca ulteriormente la grande impresa compiuta. Un grande talento sin da giovanissimo, quando vinse l’oro in superG ai Mondiali juniores del 2002, portato per la polivalenza (fu sesto in classifica generale nel 2007) e miglioratosi in silenzio, anno dopo anno, anche quando l’apice sembrava ormai alle spalle. Un campione che si è costruito un pezzettino per volta, con umiltà e passione, fregiandosi di una dote rara: la pazienza. Oggi Fill è un atleta maturo e vincente. La storia dello sci italiano non poteva abbracciare un eroe più degno.

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federico.militello@oasport.it

Foto: Auletta Pentaphoto

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