Milano-Sanremo 2016: dall’incertezza spunta Démare, i big si sfidano a fioretto ma manca l’affondo

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La Milano-Sanremo, per come è strutturata, è la corsa più incerta e aperta dell’intero calendario ciclistico. Oggi, dalla bufera di attacchi che si è scatenata negli ultimi chilometri, è emerso il giovane francese Arnaud Démare.

La mancanza delle Manie e un tempo tiepido e soleggiato lasciavano pensare ad una gara poco selettiva, ma così non è stato nonostante si sia risolta in volata. Cipressa e Poggio, nonostante i pochi attacchi, hanno lasciato il segno e indurito le gambe di tanti (basti pensare a Cavendish già staccato proprio sulla Cipressa). In cima alla seconda delle due ascese finali i big sono rimasti da soli in un testa a testa senza esclusione di colpi. Michal Kwiatkowski (Team Sky) è stato l’unico a tentare un attacco in salita, con un’azione molto simile a quella con cui ha vinto il Campionato del mondo di Ponferrada, provando a prendere quei 100 metri necessari per arrivare fino al traguardo.

Alle sue spalle torreggiavano le presenze di Vincenzo Nibali (Astana), Fabian Cancellara (Trek-Segafredo) e Peter Sagan (Tinkoff). Tre generali, figure carismatiche in gruppo che hanno monopolizzato l’inseguimento in discesa, scattando e guardandosi senza mai affondare l’allungo decisivo. Ci ha provato Cancellara, a poco più di un chilometro dalla conclusione: un’accelerazione di pura potenza cui si è accodato un super Matteo Trentin. Risultato? Il trentino della Etixx-QuickStep e lo svizzero non hanno trovato l’accordo e si sono guardati.

Poi è stato il turno di due outsider come Greg Van Avermaet (BMC) e Edvald Boasson Hagen (Dimension Data) che non potevano attendere lo sprint. Sulla loro ruota, però, si è fiondato un Fernando Gaviria, compagno di Trentin, ancora brillante e a quel punto favorito numero 1, forse, per la vittoria nonostante il gruppo si fosse ricompattato. Il colombiano, però, ha mandato tutto all’aria a meno di 500 metri dall’arrivo. Una caduta banale, dettata dall’inesperienza, che ha tagliato fuori lui e Sagan dalla lotta per la vittoria. Il ragazzo è giovane e si farà, questa sconfitta potrebbe fargli bene in ottica futura.

E alla fine, durante lo sprint, si sono visti gli atleti nascosti fino all’ultimo. Una condizione quasi necessaria per vincere la Sanremo: mai farsi vedere davanti, mai spendere una spilla di energia di troppo (anche se Démare era caduto e poi rientrato a dimostrazione della grande gamba che aveva a disposizione), mai esagerare. Farsi trovare nel posto giusto al momento giusto e sprigionare ogni energia risparmiata sui quei maledetti pedali dopo 300 chilometri di attesa, nervosismo e speranza.

Arnaud Démare è pronto per esplodere: campione del mondo tra gli Under 23 nel 2011, tra i professionisti ha faticato a confermarsi nonostante qualche sporadico lampo di classe che parlava ben chiaro. Un atleta veloce in volata ma capace anche di difendersi sulle salite e sul pavé. Dopo questa vittoria, la campagna del Nord potrebbe dirci definitivamente che tipo di corridore può diventare. Intanto, ha riportato la Francia sul gradino più alto del podio 19 anni dopo il successo di Laurent Jalabert al Giro di Lombardia del 1997. E Oltralpe, ora, non possono che sognare la Parigi-Roubaix: una corsa potenzialmente adatta a Démare.

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gianluca.santo@oasport.it

Twitter: Santo_Gianluca

Foto: Pagina Facebook Milano-Sanremo

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