La storia incorona Federico Pellegrino: l’uomo che spezzò l’egemonia scandinava

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Ci sono giorni che il tempo e storia non potranno mai cancellare. Oggi, per lo sci di fondo italiano, è uno di questi. Federico Pellegrino, a soli 25 anni, entra nell’empireo dei grandissimi dello sport tricolore.

L’aostano ha realizzato un’impresa titanica: mai nessun atleta non scandinavo era riuscito ad accaparrarsi la Coppa del Mondo sprint. In 19 edizioni, la prima disputata nel 1996/1997, erano arrivati 12 trionfi norvegesi e 7 svedesi.

L’Italia aveva in più di un’occasione accarezzato il sogno, rimanendo puntualmente a bocca asciutta. In particolare inseguì a lungo la sfera di cristallo ad inizio Millennio un campione come Cristian Zorzi, secondo nel 2001 e penalizzato da un rendimento troppo deficitario nel passo alternato. Anche Renato Pasini dovette accontentarsi della piazza d’onore nel 2009. Serviva qualcosa di speciale per scalfire l’egemonia del Grande Nord. Un ragazzo dal fisico ben lontano dai giganti scandinavi, 1,73 metri ed una sciata fatta di tecnica ed agilità, anche se nell’ultimo biennio ha sviluppato una massa muscolare notevole.

Pellegrino colse il suo primo podio in Coppa del Mondo a soli 21 anni, quando giunse secondo a Liberec nel 2011, preceduto solo dal norvegese Ola Vigen Hattestad. Quasi 4 stagioni dopo, nel dicembre 2014, arrivò il primo successo in carriera a Davos, su un tracciato che ne ha sempre esaltato le doti di ‘scalatore’. Lo scorso anno l’azzurro agguantò uno splendido bronzo ai Mondiali di Falun nel team-sprint con Dietmar Noeckler. Fino alla definitiva esplosione della stagione in corso.

Le ultime settimane hanno consacrato Pellegrino come fuoriclasse assoluto. Un fondista ormai maturo dal punto di vista tattico, difficilmente battibile in tecnica libera quando al top della forma, come testimoniano le quattro vittorie consecutive tra dicembre e gennaio, fondamentali per acquisire un margine di sicurezza nella graduatoria di specialità. Un campione che, anno dopo anno, non smette di crescere e progredire. A dispetto dei risultati recenti, il valdostano ha compiuto passi da gigante anche in tecnica classica: su tracciati impegnativi dal punto di vista altimetrico, può impensierire chiunque. Paga invece ancora dazio nella scivolata-spinta, dove si fa sentire maggiormente il gap fisico dai norvegesi.

Sarebbe riduttivo, inoltre, definire Pellegrino come un semplice sprinter. Stiamo parlando ormai di un fondista completo, abile a difendersi sulla lunga distanza in entrambe le tecniche ed oramai perno insostituibile in quarta frazione della staffetta italiana, con la quale ha agguantato un terzo posto stagionale a Nove Mesto. Con il tempo, inoltre, l’azzurro non potrà che progredire anche sul piano della resistenza.

Serviva un talento speciale per spezzare un tabù ventennale e dare il via ad una nuova epoca d’oro per lo sci di fondo italiano (da condividere con il corregionale Francesco De Fabiani). 4 marzo 2016: la storia non potrà cancellare la leggenda di Re Pellegrino, l’uomo che spezzò l’egemonia scandinava.

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federico.militello@oasport.it

Foto: Pagina FB Pellegrino

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