Atletica, Mondiali indoor: le favorite delle gare femminili. Dibaba, Schippers e Suhr promettono faville, Alessia Trost è la nostra speranza

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Alessia Trost


Nel weekend saranno 248 le atlete che si sfideranno nelle 12 discipline in programma a Portland, per i Campionati del Mondo di atletica leggera; ecco in dettaglio l’analisi delle gare in programma.

60m. Dafne Schippers appare in grado di conquistare il suo primo titolo mondiale al coperto; l’olandese, regina dello sprint a Pechino, è scesa a 7”00 nell’anno in corso e, pur non avendo certo un fisico da sessantista, è dotata di un’accelerazione che anche in una distanza così corta dovrebbe consentirle la vittoria. Con lo stesso personale la statunitense Barbara Pierre potrebbe essere la rivale più accreditata, assieme alla britannica Asha Philip e all’ivoriana Marie Josè Ta Lou, nome nuovo. L’azzurra Gloria Hooper punta a superare il primo turno, magari con il personale. Curiosità: la statunitense Tianna Bartoletta punta ad un posto in finale, lei che col cognome da nubile Madison è stata campionessa del mondo di salto in lungo.

400m. Le statunitensi Quanera Hayes, Ashley Spencer e Natasha Hastings sono le top 3 del 2016 tra le iscritte, con Hastings in grado di reggere, forse, i turni meglio delle altre. Ad impedire un podio tutto stelle e strisce proveranno Oluwakemi Adekoya, nigeriana che gareggia per il Bahrein e le due giamaicane. Attenzione a Bianca Razor, la giovane romena bravissima alla corda, se in condizione può dire la sua anche per l’oro.  Curiosità: 7 delle prime 10 prestazioni del 2016 appartengono ad atlete statunitensi, la migliore, Courtney Okolo, è assente…

800m. Potrebbe rivelarsi una gara tutta di lingua inglese con la britannica Lynsey Sharp, grande finisseur, a giocarsela con l’USA Ajee Wilson e la sua connazionale Laura Roesler. La marocchina Malika Akkaoui e l’etiope Habitam Alemu tra le contendenti più forti, mentre c’è attesa per la giovane tedesca Christina Hering, in grado di sorprendere Curiosità: l’islandese Anita Hinriksdottir che ha fatto sfracelli a livello giovanile punta in alto e come sempre cercherà di stare in testa dal primo all’ultimo metro

1500m. Competizione apertissima con lotta per le medaglie che potrebbe essere riservata alle sole etiopi, ma una di loro da tempo batte bandiera olandese, Sifan Hassan e appare la più quotata. Sfidanti principali saranno, quindi, Dawit Seyaum e Guidaf Tsegay, entrambe ancora under 20!!! L’atleta di casa Brenda Martinez e l’australiana Melissa Duncan non paiono battute in partenza Curiosità: Luiza Gega potrebbe regalare la prima medaglia della storia all’Albania, più che una finale veloce deve temere di non rimanere imbottigliata negli ultimi 200 metri.

3000m. Etiopia sugli scudi anche sulla doppia distanza, dove è atteso lo show di Genzebe Dibaba, con la sua corsa rotonda e bellissima da vedere; la rivale numero uno Meseret Defar e Gelete Burka dovrebbero occupare tutto il podio; sarà durissima per le altre, compreso il duo di casa Shannon Rowbury-Marielle Hall competere, dato che le tre di cui sopra e magari Bethlem Desalegn, altra ex etiope che corre per gli Emirati, intendono fare il vuoto già dal primo giro. Curiosità: per Meseret Defar il cognome Dibaba è un incubo, non avesse incrociato sulla sua strada le sorelle Tirunesh, Ejegaehu e Genzebe avrebbe conquistato molti più allori di quanto comunque fatto.

60m hs. Tiffany Porter, solidissima atleta britannica, sarà la “competitor” principale delle americane sugli ostacoli alti. La campionessa uscente Nia Ali, Brianna Rollins, leader stagionale e favorita e Kendra Harrison vorranno comunque mostrare le tre medaglie al pubblico locale. Un’altra britannica Serita Solomon e la bielorussa Alina Talay completano la lista delle più attese Curiosità: la detentrice del record dei campionati, e due volte iridata, Lolo Jones ha gareggiato sia nelle Olimpiadi estive che in quelle invernali, in questo caso come frenatrice nel Bob a 2.

Salto in alto. Anche in campo femminile, la maggiore, anzi l’unica, speranza di medaglia proviene da questa disciplina. Alessia Trost è nel gruppone che può giocarsi qualcosa di importante in una competizione che vede come miglior misura l’1,99 della giovanissima e sconosciuta Vashti Cunningham, che potrebbe anche prevalere con la sua sfrontatezza. Qualora si superassero per la prima volta i 2 metri in stagione, la polacca Kamila Licwinko sarebbe la candidata numero uno, con la spagnola Ruth Beitia e la lituana Airine Palsyte come rivali. Non è un’impresa impossibile per Alessia, ci vorrà, presumibilmente, una misura intorno all’1,97 che la friulana ha già dimostrato di avere nelle gambe. Curiosità: da questa disciplina proviene l’ultima medaglia azzurra, l’argento di Antonietta Di Martino a Istanbul 2012.

Salto con l’asta. L’Oregon Center è pronto per tributare un’ovazione a Jennifer Suhr, nettamente la maggior indiziata per la conquista del metallo più pregiato e forte di un grande 5,03 quest’anno. Una delle storiche rivali, la brasiliana Fabiana Murer, non sembra nella miglior forma, ragion per cui puntano ad occupare i piani alti anche l’altra statunitense Sandi Morris e le due greche Ekaterini Stefanidi e Nikoleta Kyriakopoulou. Curiosità: l’asta donne è la gara in assoluto con il minor numero di atlete iscritte, solo 11.

Salto in lungo. Impressiona senz’altro il 7,05 dell’australiana Brooke Stratton, ottenuto all’aperto nell’estate oceanica, misura che, se ripetuta qui, le garantirebbe l’oro senza rivali, probabilmente. Nomi nuovi anche tra le sfidanti, con la giovane tedesca Alexandra Wester che piace moltissimo tecnicamente, ma devono stare all’erta perché la britannica Shara Proctor, la sempre presente USA Brittney Reese a la serba Ivana Spanovic venderanno cara la pelle. Curiosità: il 7,23 con il quale Brittney Reese vinse nel 2012 rimane nettamente la misura più valida degli ultimi anni nelle competizioni internazionali di salto in lungo

Salto triplo. Le sudamericane sembra abbiano scelto questa specialità per farsi conoscere nel mondo dell’atletica; se la colombiana Catherine Ibarguen, qui assente, è la numero uno assoluta da anni, quest’anno è esplosa la venezuelana, ventenne, Yulimar Rojas che vanta un ottimo 14,69. Una delle poche carte tedesche, Kristin Gierisch la segue a distanza; a giocarsi il podio dovrebbero esserci anche la bielorussa Irina Vaskouskaya e la greca Paraskevi Papahristou. Curiosità: la siciliana Simona La Mantia, con le misure di qualche anno orsono, sarebbe in grado di lottare tranquillamente per le medaglie nel modesto contesto attuale.

Getto del peso. Il ritorno della neozelandese Valerie Adams dopo un lungo infortunio è una bella notizia per gli appassionati di atletica. Sino a 2 anni fa era praticamente imbattibile, ora è comunque in grado di giocarsi il titolo, contro la statunitense Michelle Carter, che potrebbe patire la presenza in gara del “mostro sacro Adams. La bielorussa Yulia Leantsyuk, le altre atlete di casa e l’ungherese Anita Martòn dovrebbero essere relegate alla lotta per il bronzo. La nostra Chiara Rosa, qualora superasse la fettuccia dei 18 metri, può ambire ad un posto tra le prime 8. Curiosità: nelle due gare di peso la Germania avrebbe molto da dire ma Christina Schwanitz e, in campo maschile, Wolfgang Storl hanno concentrato la loro attenzione su Rio.

Pentathlon. Brianne Theisen, signora Eaton, sogna un trionfo tutto in famiglia nelle prove multiple, anche se non tutto statunitense, perché Brianne continua a rappresentare il Canada. A differenza della gara maschile, tuttavia, rivali anche più accreditate ci sono eccome, ad esempio le ucraine Anastasia Mokhnyuk e Alina Fodorova e la padrona di casa Kendell Williams. Per la canadese non sarà facile salire sul podio Curiosità: è impossibile, parlando di prove multiple, non menzionare l’imbattibile svedese Carolina Kluft, la quale, stanca di non avere rivali e in cerca di nuovi stimoli, passò al lungo dove però non ottenne risultati, ritirandosi a meno di 30 anni

Staffetta 4x400m: USA in grado di bissare la staffetta del miglio con uomini e donne, Giamaica, Nigeria e Romania saranno in corsa per dare la caccia alle medaglie Curiosità: nonostante siano da sempre le favorite, le americane hanno vinto solo 3 dei 13 titoli della 4×400 nella storia dei mondiali indoor.

 

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gianluca.pessoni@oasport.it

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