Pentathlon, Riccardo De Luca: “Finalmente siamo arrivati all’inizio della stagione. A Rio vietato ripetere gli errori commessi a Londra”

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Abbiamo fatto una chiacchierata con Riccardo De Luca, numero uno del pentathlon moderno italiano già in possesso del pass per Rio 2016. Anche il carabiniere romano è quindi ai nastri di partenza di una stagione agonistica speciale, da affrontare con la consapevolezza assoluta delle proprie, enormi potenzialità (è attualmente al secondo posto del ranking mondiale, ndr) e con il sano equilibrio di chi conosce benissimo l’inestimabile valore di umiltà, concentrazione, accuratezza e dedizione al lavoro.

È ormai alle porte la Coppa del Mondo che porterà dritto ai Giochi, passando per i Mondiali di Mosca, e lei arriva alla nuova stagione agonistica internazionale da numero 2 al mondo. Quali saranno i suoi obiettivi preolimpici? Magari salire sul podio finale in entrambe le competizioni…

“Finalmente siamo arrivati all’inizio della nuova stagione; finalmente perché dopo diversi mesi di fatiche propedeutiche alle gare è sempre bello provare ad avere qualche soddisfazione, raccogliere i frutti del duro lavoro che si è sostenuto. In tutta onestà, la stiamo preparando al fine di raggiungere ad agosto la forma migliore, però le competizioni che ci separeranno da qui a Rio saranno indispensabili per valutare passo per passo la condizione conseguita. Il mio motto è sempre lo stesso: dare il massimo e sbagliare poco!”.

Il pentathlon moderno fu inventato proprio dal papà delle nostre Olimpiadi, Pierre de Coubertin, le cinque prove simulavano le abilità basilari del soldato ideale di inizio Novecento: saper cavalcare un cavallo non proprio, combattere pistola alla mano e con la spada, nuotare, correre. Quali sono i punti di forza e dove pensa di dover migliorare il “soldato” De Luca per rimanere costantemente ai vertici del ranking mondiale?

“Durante la mia carriera c’è stata una continua rincorsa nel cercare di arginare il più possibile il mio punto debole per eccellenza, il nuoto, e consolidare le doti migliori, tra cui spicca la corsa. Nel quadriennio post Londra 2012 abbiamo puntato tantissimo anche sulle prove tecniche, soprattutto sulla scherma, ed effettivamente negli ultimi due anni sono arrivati risultati interessanti, scalando stagione dopo stagione il ranking mondiale. Nel nuoto, quindi, sono in lenta ma continua crescita, mentre nell’amata corsa sento di non avere freni… Sono sempre convinto che con un duro e costante lavoro i miglioramenti arrivano in automatico”.

Lei si è guadagnato il pass olimpico a giugno 2015, in largo anticipo rispetto alla partenza per Rio. Questo può comportare delle insidie a livello di tenuta mentale?

“Sotto questo punto di vista, posso ritenermi fortunato rispetto a tanti altri miei colleghi; ho già partecipato ad una Olimpiade e, soprattutto, ho già in tasca il pass per Rio, il massimo… Affiancando allo staff tecnico anche l’aiuto dello psicologo sportivo, sto ottenendo enormi benefici, mi semplifica tantissimo la ricerca della ‘filosofia’ migliore in ogni situazione. Avere la possibilità di mirare ai Giochi senza lo stress della qualificazione è molto positivo, mi lascia più spazio per dedicarmi serenamente agli allenamenti e più lucidità per pensare a come affrontare, sotto l’aspetto mentale, le tantissime distrazioni che una competizione come questa comporta”.

In chiusura, una domanda che pretende una risposta secca, immediata, senza alcun indugio: dovesse partire domani per Rio, quali sarebbero le sue aspettative?

“Semplice. Non ripetere gli stessi errori commessi a Londra quattro anni fa…”.

 

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giuseppe.urbano@oasport.it

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