Calcio a 5: l’eliminazione dell’Italia e il rebus del primo tempo

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Tre partite. Tanto (anzi, poco) è durato l’Europeo 2016 dell’Italia campione in carica. A Belgrado, dopo aver brillantemente superato il girone con 10 gol all’attivo e neanche uno subito, gli azzurri si sono inchinati ai quarti di finale contro la rivelazione Kazakistan. Che, diciamolo subito, è meritatamente in semifinale. Probabilmente sta anche rivoluzionando il calcio a 5. Ma lasciamo parlare le prossime partite prima di tirare conclusioni azzardate.

FLOP – Inutile girarci attorno: da un gruppo compatto, attrezzato, ispirato e reduce dal doppio bronzo europeo-mondiale del 2012 e dal trionfo di Anversa 2014, ci si aspettava molto di più. Ma è andata così, contro una nazione emergente che nei prossimi anni sarà sicuramente al livello di Spagna, Russia e anche Italia. Il Kazakistan ha idee chiare, due o tre fuoriclasse di livello superiore e un club due volte vincitore della Uefa Futsal Cup. Esattamente come le altre potenze. L’Italia ci ha sbattuto contro, frenata da un primo tempo che risulta ancora indecifrabile per approccio e sviluppo, e non è riuscita a ribaltare il risultato nella ripresa pur innescando le marce giuste. Lima, capitano degli azzurri, ha usato la parola “delusione” per commentare il ko.

PAURA O MERITO LORO? Dopo i primi venti minuti, la sensazione generale era che il Kazakistan fosse addirittura più forte di quanto ipotizzato. 31 occasioni a 10, 9 tiri a 1: insomma, un massacro bello e buono ben più evidente del 2-0 sul tabellino. L’Italia non ha mai tenuto il controllo della palla, non s’è mai resa pericolosa dalle parti di Higuita, ha anche pagato due (rari) errori del suo super portiere Mammarella ed è rientrata negli spogliatoi frastornata, colpita più volte da una squadra aggressiva e sicuramente più in palla. Ma… c’è un ma che lascia perplessi. Nella ripresa s’è vista tutta un’altra partita. Gli azzurri hanno fatto gli azzurri, iniziando a tessere le ragnatele di quel gioco assai latitante nel primo tempo per chiudere 45 occasioni pari. Hanno segnato, subendo subito dopo il 3-1 (poi decisivo) solo per colpa di un‘ingenuità di Giasson, e sono stati fermati da due legni prima di riaprire nuovamente la contesa con Canal al termine della miglior azione dell’incontro. Ormai però era troppo tardi anche perché, tutta spinta in avanti, la Nazionale è stata infilata altre due volte da un Kazakistan non meteora, ma molto solido psicologicamente. Il grande dubbio resta: li abbiamo sottovalutati, siamo realmente stati schiacciati prima che, in vantaggio, il Kazakistan passasse a una fase di controllo del match (il che aumenterebbe ulteriormente il suo valore) o, semplicemente, abbiamo avuto paura nel creare gioco? Il rebus che ha deciso il quarto di finale è tutto qui. Il ct Menichelli ha parlato di “minori energie psicofisiche. Non avremo mai una risposta chiara, però.

FUTURO – L’obiettivo minimo, adesso, diventa la qualificazione ai Mondiali di settembre/ottobre in Colombia. Domani, sempre a Belgrado, saranno sorteggiati gli accoppiamenti dei playoff. L’Italia testa di serie deve temere solo la Serbia nel doppi confronto previsto per il 22 marzo e il 12 aprile. Le altre – qui l’approfondimento – sono più che alla portata per una squadra che, comunque, non esce ridimensionata dal ko contro il Kazakistan. Che, ripetiamo, farà molta strada, se non ora quanto meno in futuro. Quel futuro che ora attende anche il ct Roberto Menichelli. Chi chiede le sue dimissioni sbaglia, perché il progetto non finisce qui. Andrà almeno avanti fino ai playoff, con la speranza che il flop non si trasformi in fallimento mancando il pass iridato. Ipotizzando che non ci siano intoppi, i conti si faranno tra otto mesi circa. Il gruppo storico pare confermato perché, comunque, contro Azerbaijan e Repubblica Ceca ha convinto assai. Tutto gira intorno a quel maledetto e incomprensibile primo tempo. Da dimenticare al più presto, per ripartire verso altre gioie.

 

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: Paolo Cassella/Divisione calcio a 5

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