Storia delle Olimpiadi: Gelindo Bordin. Il primo, indimenticabile Filippide d’Italia sul gradino più alto del podio a Seul

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Un’informazione “ortodossa” vorrebbe ridotte al lumicino valutazioni soggettive e commenti legati al vissuto personale di chi scrive. Ma le Olimpiadi sono un’altra cosa, non possono e non devono soltanto raccontare oggettivamente i fatti, perché distillano “sentimentalmente” come nessun altro evento collettivo la vita di atleti e spettatori. Oltre ai cinque cerchi colorati simboleggianti la fratellanza universale, nei Giochi s’intrecciano storie esistenziali e socio-politiche, dolori, aneddoti irripetibili, emozioni purissime.

Domenica 2 ottobre 1988, giornata di chiusura delle Olimpiadi di Seul. Io sono uno scolaretto diligente che si è appena risvegliato, spensierato, dal meritato sonno ristoratore del weekend, mentre a migliaia di chilometri di distanza si sta concludendo la più classica delle gare olimpiche: la maratona. I 118 concorrenti al via sono partiti alle 14:30 locali (6:30 in Italia), 25 gradi di temperatura, dallo stadio olimpico della capitale sudcoreana, prima di uscirvi e affrontare il tracciato disegnato lungo le strade della metropoli. Fra gli azzurri, il più accreditato è Gelindo Bordin, ventinovenne vicentino (geometra di professione) che ha già vinto gli Europei nel 1986 ed ottenuto un bronzo ai Mondiali del 1987. Favoriti assoluti: il giapponese Takeyuki Nakayama, due volte trionfatore su quel percorso fra il 1985 e il 1986, il keniano iridato in carica Douglas Wakiihuri e il gibutiano Houssein Salah.

Superata una piccola crisi attorno al quindicesimo chilometro, Bordin è riuscito a raggiungere con caparbietà il gruppetto dei battistrada: ora sono rimasti in sette davanti, a meno 12 km dal traguardo. La lotta per l’oro si accende definitivamente al trentottesimo chilometro. Salah tenta l’allungo nel tratto in leggera discesa, conquistando quattro secondi di vantaggio su Wakiihuri e sei sull’italiano, adesso preoccupato per il sopraggiungere degli immediati inseguitori. Ma, notata l’inefficienza del tandem di testa, Bordin inizia la sua progressiva, entusiasmante rimonta: risucchiati i due africani, l’azzurro innesca la fuga solitaria (vincente) ai 2 km dall’arrivo.

2h10’32’’ dopo il via, lo stadio olimpico di Seul accoglieva con un’ovazione Gelindo Bordin da Longare. Un corridore bianco aveva sconfitto i leggendari podisti neri degli altipiani africani e, soprattutto, un italiano aveva vinto per la prima volta la maratona olimpica, salendo su quel gradino più alto del podio che era sfuggito a Dorando Pietri (1908), in primis, a Valerio Arri (1920) e Romeo Bertini (1924). Indimenticabili resteranno anche quegli attimi, quei semplici ma significativi gesti esibiti spontaneamente negli ultimi cento metri di gloria: telecamere solo per lui, stremato ma sorridente, di bianco vestito per patire di meno il caldo umido coreano, un bacio verso la tribuna, il braccio destro incontrollato che non sa più cosa fare, chi e come salutare. E infine, il bacio dolcissimo a quella pista che gli aveva appena donato l’eternità.

Qualche anno più tardi, sui banchi di scuola, avrei scoperto l’esistenza delle Guerre Persiane e di un tale Filippide, colui che, tra mito e storia, avrebbe corso da Maratona sino ad Atene per pronunciare le parole fiere e fatali “abbiamo vinto”. Ma quella domenica mattina avevo già capito, fissando la TV immobile ed inebriato, che lo Sport sarebbe stato il filo conduttore della mia vita, una più che valida ragione per sognare, gioire, lasciarsi trasportare.

 

Storia delle Olimpiadi, prima puntata: Dorando Pietri
Storia delle Olimpiadi, seconda puntata: Ondina Valla
Storia delle Olimpiadi, terza puntata: Gian Giorgio Trissino
Storia delle Olimpiadi, quarta puntata: Pietro Mennea
Storia delle Olimpiadi, quinta puntata: Abebe Bikila
Storia delle Olimpiadi, sesta puntata: il massacro di Monaco 1972
Storia delle Olimpiadi, settima puntata: Jesse Owens
Storia delle Olimpiadi, ottava puntata: Mauro Checcoli
Storia delle Olimpiadi, nona puntata: Antonella Bellutti
Storia delle Olimpiadi, decima puntata: Paola Pezzo
Storia delle Olimpiadi, undicesima puntata: Nino Benvenuti
Storia delle Olimpiadi, dodicesima puntata: Vincenzo Maenza
Storia delle Olimpiadi, tredicesima puntata: l’oro maledetto dell’Italvolley
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Storia delle Olimpiadi, venticinquesima puntata: il Setterosa 2004
Storia delle Olimpiadi, ventiseiesima puntata: Nedo Nadi

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giuseppe.urbano@oasport.it

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