La storia della Roma attraverso i suoi Bomber

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Ci sono libri e libri. E ci sono giornalisti e giornalisti. Personalmente preferisco quelli sportivi che di una squadra di calcio non si limitano a raccontarne la cronaca quotidiana degli allenamenti o a scrivere sui giornali le vicende del campionato in corso ma riescono, grazie alla loro competenza e passione, a trasformare le date delle partite e le azioni dei giocatori in un emozionante racconto collettivo in cui ogni tifoso può sentirsi parte. È il caso di Alessandro Oricchio e del suo I Grandi Bomber della Roma (Lozzi Publishing-Voglia di Calcio, 2015) dove la storia della squadra giallorossa è rivista attraverso le gesta dei suoi centravanti più rappresentativi di tutti i tempi.

Oricchio, romano, classe ’80, giornalista e docente universitario di Scienze della Comunicazione, ha scelto di celebrare nelle sue pagine i vari Volk, Da Costa, Amadei, Manfredini, Prati, Pruzzo, Voeller, Balbo, Batistuta, Delvecchio, Montella, Totti come i personaggi chiave del passato della Roma, quasi a rileggere in filigrana le vicende di intere generazioni di tifosi giallorossi che hanno contribuito, con la loro fede calcistica, a costruire l’identità della società e della città.

Non poteva non scrivere la prefazione di questo volume il popolare giornalista Alberto Mandolesi, voce storica dell’etere romano che, con le sue radiocronache, ha raccontato le partite della Roma a migliaia di tifosi giallorossi. Scrive acutamente Mandolesi che Alessandro Oricchio, “scegliendo di raccontare tutto al presente, ci consente di ripercorrere il passato più glorioso della Roma, dalla nascita fino ai giorni nostri”. Ed è proprio la scelta di voler narrare tutto al tempo presente, come se fossimo all’interno di un’unica radiocronaca ininterrotta da Volk a Totti, una delle caratteristiche peculiari del libro di Oricchio. In questa maniera possiamo rivivere il preciso istante delle prodezze tecnico-balistiche di Pruzzo, Voeller e Batistituta in tutta la loro bellezza senza che il tempo abbia intaccato la nostra memoria.

Altra “chicca” che le pagine di Oricchio ci regalano sono “le partite da ricordare” e “i gol da incorniciare”, come a far rimanere il lettore in presa diretta sugli eventi e sulle reti più memorabili segnate dalla Roma supportando il tutto con fotografie a colori, formazioni in campo e aneddoti vari. E, dulcis in fundo, proprio perché la memoria collettiva della Roma è costituita da tutti quelli che hanno vestito il giallorosso, ecco che non sono dimenticati, nelle ultime pagine del volume, gli attaccanti giallorossi che hanno indossato, anche solo per pochi secondi, la maglia della Roma.

Il libro di Alessandro Orecchio esce in un momento non particolarmente esaltante per i colori giallorossi. Le costanti difficoltà in Campionato della squadra di Rudi Garcia, le discutibili scelte in campagna acquisti della dirigenza giallorossa e la crescente disaffezione del pubblico sono solo alcune delle problematiche emerse in questi ultimi mesi e che hanno evidenziato un pericoloso distacco tra la squadra e i tifosi. Ecco perché un libro, come quello di Oricchio, o la recente manifestazione promossa da Vincent Candela “Voi siete leggenda” non possono che inserirsi nel tentativo di riscoprire la tradizione e i valori più profondi dell’essere giallorosso, quella particolare sensazione che Antonello Venditti in Grazie Roma ha ben colto cantando “chi è che mi fa sentì importante anche se non conto niente”.

Di Simone Morichini

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