Storia delle Olimpiadi: il volo di Sara Simeoni

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Più in alto, sempre più in alto: è l’obiettivo simbolico di ogni sportivo, che cerca costantemente di migliorare le proprie prestazioni, ma in particolare è l’obiettivo concreto di chi pratica, appunto, il salto in alto. Un centimetro dopo l’altro, sempre più vicini al cielo, sempre sopra quella dolceamara sbarra.

Sara Simeoni. Davvero basta il nome, magari affiancandolo a quello di Pietro Mennea, di Maurizio Damilano, di Alberto Cova e di Gabriella Dorio, per quella felice parentesi storica in cui l’Italia era la regina dell’atletica. E Sara era la regina del cielo. Originaria di Rivoli Veronese, sulle colline in cui nasce un vino con pochi eguali, da piccola Sara balla. E salta, ovviamente, col neonato stile Fosbury che rivoluziona questo sport. No, col ballo non può durare: brava sì, per carità, ma troppo alta, troppo slanciata. Troppo atleta. Ed è nell’atletica che trova la sua dimensione, pur mantenendo, anche in un gesto brusco come il salto in alto, un’eleganza e una grazia figlie non solo della femminilità, ma propria dell’armonia del ballo.

178 cm e 60 chili di energia, talento, fermezza caratteriale, grinta e anche, come si diceva, dolcezza, sorriso, spontaneità. Un oro europeo, un primato italiano cristallizzato per 36 anni sino ad una ragazza in tutto e per tutto opposta, tranne che nella grinta, alla veronese, ovvero Antonietta Di Martino. Simeoni ed Erminio Azzaro, l’allieva e il maestro, l’atleta e il tecnico, la fidanzata e il fidanzato, poi la moglie e il marito. Insieme preparano Mosca, l’appuntamento di una carriera a cui giunge a 27 anni, nel cuore di quella progressione intorno ai due metri di volo, talvolta superati, talvolta sfiorati. In quella gara del 26 luglio 1980 Sara passeggia allegramente per le prime misure e, potremmo dire, sino alla zona podio, dove arriva con una semplicità naturale, un sorriso radioso, un’assenza pressoché totale di difficoltà. Restano in tre: lei, la polacca Urszula Kielan, la tedesca dell’est Jutta Kirst. Le ultime due non hanno mai saltato sopra 1.95, Sara è già arrivata a 2.01: in quella gara le bastano quattro centimetri in meno per scrivere la storia. E diventare così, mezzo secolo dopo Ondina Valla, la seconda ragazza d’oro dell’atletica azzurra.

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Storia delle Olimpiadi, prima puntata: Dorando Pietri
Storia delle Olimpiadi, seconda puntata: Ondina Valla
Storia delle Olimpiadi, terza puntata: Gian Giorgio Trissino
Storia delle Olimpiadi, quarta puntata: Pietro Mennea
Storia delle Olimpiadi, quinta puntata: Abebe Bikila
Storia delle Olimpiadi, sesta puntata: il massacro di Monaco 1972
Storia delle Olimpiadi, settima puntata: Jesse Owens
Storia delle Olimpiadi, ottava puntata: Mauro Checcoli
Storia delle Olimpiadi, nona puntata: Antonella Bellutti
Storia delle Olimpiadi, decima puntata: Paola Pezzo
Storia delle Olimpiadi, undicesima puntata: Nino Benvenuti
Storia delle Olimpiadi, dodicesima puntata: Vincenzo Maenza
Storia delle Olimpiadi, tredicesima puntata: l’oro maledetto dell’Italvolley
Storia delle Olimpiadi, quattordicesima puntata: i fratelli Abbagnale
Storie delle Olimpiadi, quindicesima puntata: Clemente Russo

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marco.regazzoni@oasport.it

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