Storia delle Olimpiadi: Daniele Masala, l’eclettismo al potere

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L’Italia si presentò ai Giochi Olimpici del 1984 con ben 289 atleti e migliorò in quell’occasione il proprio record di medaglie d’oro, 14 (una in più di Roma 1960, due rispetto a Los Angeles 1932), oltre a 6 argenti e 12 bronzi. Collaborò in modo tangibile al raggiungimento di questi numeri mirabolanti per i colori italiani – boicottaggio dei Paesi del blocco comunista e contributo “metallico” di scherma e atletica a parte – il pentatleta romano Daniele Masala.

Masala è senz’altro uno degli atleti più eclettici nel panorama sportivo azzurro di tutti i tempi.
Nato nella Città Eterna nel 1955, aveva cominciato con il nuoto, come gran parte dei pentatleti più competitivi, diventando nel 1969 vicecampione italiano dei 400 misti, non a caso la specialità “polivalente” per eccellenza, in vasca. Successivamente si concentrò sul pentathlon moderno dove nel 1973 conquistò il primo dei suoi 14 titoli assoluti a squadre; nel 1976 arrivò, invece, il primo dei 10 titoli italiani a livello individuale.

Qualificatosi per i Giochi di Montreal 1976, Masala fu quarto nella prova individuale e sesto in quella a squadre, poi dovette saltare le Olimpiadi di Mosca perché tesserato per il gruppo sportivo della Polizia. Si rifece ampiamente a Los Angeles, dove si rese protagonista di un epilogo di gara individuale memorabile: nella quinta e decisiva prova di corsa campestre – l’attuale combined event non era stato ancora lontanamente concepito – Masala venne superato in vista del traguardo dallo svedese Svante Rasmuson che però cadde stremato qualche metro dopo e fu risorpassato dall’italiano.
Primo alloro olimpico pazzesco e bis aureo immediato nella prova a squadre, insieme a Pierpaolo Cristofori e Carlo Massullo (nati pure loro a Roma), e nella medesima gara salì sul secondo gradino del podio anche quattro anni dopo, a Seul, con lo stesso Massullo e Gianluca Tiberti.

Conclusa la carriera agonistica, dal 1989 al 1992, ricoprì la carica di CT della Nazionale italiana con la quale ottenne diversi risultati di rilievo, tra cui il bronzo a squadre ai Giochi Olimpici di Barcellona ’92 (ultima volta in cui fu presente il team event nel programma a cinque cerchi, ndr), medaglie d’oro e d’argento ai Campionati del Mondo e in diverse gare di Coppa del Mondo. Finita l’esperienza alla guida della Nazionale azzurra, trasferì la sua versatilità dalla vita sportiva a quella professionale/sociale: giornalista pubblicista, ideatore e realizzatore della rivista “Il Pentathlon Moderno”, presidente dell’Associazione Nazionale “I Campioni dello Sport” e del Comitato Regionale Lazio della UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), laurea con lode in scienze motorie, ricercatore universitario, docente, scrittore, commentatore TV e addirittura mossiere, cioè addetto al segnale di partenza, in alcune edizioni del Palio di Siena.

Daniele Masala fu soprannominato il Leopoldo Fregoli (attore, sceneggiatore e regista romano, padre del trasformismo scenico) dello Sport per il suo eclettismo. Un grande campione italiano, un poliedrico cittadino del mondo, una sorta di ultimo Uomo vitruviano simbolo dell’enciclopedico sapere umanistico-rinascimentale.

 

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giuseppe.urbano@oasport.it

Foto: pagina FB Daniele Masala

 

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