Storia delle Olimpiadi: Clemente Russo, l’oro di Marcianise

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Clemente Russo, oltre ad aver arricchito con due argenti il medagliere olimpico complessivo dell’Italia, può vantare altri due, enormi meriti “socio-sportivi”: aver contribuito, assieme a Vidoz, Cammarelle, Picardi e Mangiacapre, al ritorno del pugilato azzurro nell’Olimpo, dopo dodici anni di anonimato, ed aver dato lustro ad una città campana, Marcianise, nota ai più solo per la cronaca nera legata alla camorra.

Nato a Caserta il 27 luglio 1982, il poliedrico Clemente Russo (pugile, attore, personaggio televisivo, poliziotto) è stato Campione del Mondo Dilettanti a Chicago 2007 e Almaty 2013 nonché Vicecampione Olimpico a Pechino 2008 e a Londra 2012. Categoria pesi massimi. Cresciuto a Marcianise e soprannominato da Don King “the white hope”, è il pugile italiano con il maggior numero di incontri disputati di tutte le categorie e di tutte sigle dilettantistiche.

Alle Olimpiadi di Pechino vince la medaglia d’argento perdendo in finale 4-2 con il russo Rachim Cakchiev. Il casertano è visibilmente insoddisfatto a fine incontro, nel corso di tutto il torneo propone una boxe di altissimo livello, eppure nel momento della verità “cede il guanto” ad un avversario che gli era stato inferiore nei match precedenti. Parziale consolazione, è il nostro portabandiera nella cerimonia di chiusura dei Giochi cinesi.

Con modalità diverse, invece, conquista la piazza d’onore a Londra, quattro anni dopo. L’ucraino Oleksandr Usyk fa suo l’oro dei massimi per 14 a 11 (questi i punteggi: primo round 3-1 per Russo, secondo 7-5 per Usyk, terzo 6-3 sempre per l’ucraino). Un verdetto senza discussioni, dal momento che Clemente riesce ad essere efficace solo nel primo round. Il pugile campano in finale ci arriva grazie ad un mix di grinta, esperienza e furbizia, non sciorinando però una boxe del tutto degna del suo livello.

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