Sci di fondo: De Fabiani e Pellegrino trascinatori anche a Lillehammer. La staffetta ha un’arma in più


Norvegia, Norvegia, Norvegia. E poi ancora Russia e Russia. La staffetta maschile di Lillehammer ha messo in mostra una volta di più lo straripante momento della nazionale vichinga, la prima nella storia a fare tripletta con tre squadre in una gara di Coppa del Mondo. Un evento mai accaduto in precedenza, a conferma della netta superiorità del movimento norvegese rispetto nel panorama dello sci di fondo globale, oggi più che mai. Il risultato di ieri, d’altronde, lascia spazio a ben poche interpretazioni, mentre ne lascia in abbondanza per quanto riguarda l’Italia. Perché dopo i tre quartetti norvegesi e i due russi c’è proprio quell’azzurro, per un sesto posto che vale probabilmente più di quanto si possa immaginare per due principali motivi.

La scelta dello staff tecnico di invertire le posizioni di Francesco De Fabiani e Federico Pellegrino aveva destato non poche perplessità. Del resto, si pensava che l’inserimento in pianta stabile di quest’ultimo in staffetta potesse riguardare l’ultima frazione, in modo da sfruttare le qualità di velocista di Pellegrino in caso di arrivo in volata. Un novello Cristian Zorzi insomma, a cui viene legittimamente paragonato il 25enne poliziotto di Nus. Oltretutto, i suoi progressi sulla distanza ed in tecnica classica, pur evidenti, non sembravano propedeutici ad una tale rivoluzione, così come quelli (altrettanto significativi) di De Fabiani nella tecnica libera. Chenetti&co., però, hanno avuto ragione. Pellegrino ha dimostrato di avere una straordinaria attitudine anche in alternato, lottando ad armi pari nella prima frazione con Iversen, Nyenget e soprattutto con Dyrhaug, uno che nello skiathlon di sabato è arrivato secondo soltanto dietro l’inarrivabile Sundby. Non uno qualunque, eppure Pellegrino era lì, a tenere testa ad uno specialista delle gare distance e alla Norvegia intera.

Il podio è poi progressivamente sfumato per via di una condizione non ottimale di Clara, perché l’altro ragazzo terribile della Valle d’Aosta ha offerto la migliore risposta possibile alla crisi dei chilometri finali dello skiathlon ,a causa della quale era crollato addirittura fuori dalla zona punti. Il percorso di crescita avviato anche in tecnica libera non si è interrotto bruscamente nei 15km in pattinato di sabato, anzi. E’ quantomai in atto. L’atleta dell’Esercito ha fatto segnare il terzo miglior tempo nella sua frazione, dietro soltanto ad un potenziale fuoriclasse come Sergey Ustiugov e alla giovane promessa francese Adrien Backscheider, più avvezzo allo skating dell’italiano. I problemi di sabato, insomma, sembravano legati principalmente alla distanza forse ancora proibitiva per il 22enne di Gressoney. Il talento, invece, non manca affatto. Nemmeno in tecnica libera.

Credit Fisi

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