Rugby – L’epico Sei Nazioni dell’Italia femminile

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Storiche è il primo aggettivo. Quello più naturale, con cui forse si esprime maggiormente il senso di gratitudine dell’intero Paese ovale verso le straordinarie ragazze dell’Italrugby per l’impresa confezionata tra febbraio e marzo. A seguire ne sopraggiungono tanti altri, comunque insufficienti per quantificare l’impresa portata a termine dalla nazionale femminile. La vera nazionale, il vero orgoglio del rugby nostrano, la prima capace di salire sul podio di un Sei Nazioni e di conquistare tre vittorie nel Torneo (e quindi di assicurarsi anche la qualificazione ai Mondiali 2017). Merito di un gruppo solido e ben strutturato, di un allenatore in grado di esaltare le qualità delle azzurre e di un movimento che, pur tra qualche difficoltà economica, sta crescendo giorno dopo giorno.

E guai a considerarlo uno sporadico exploit. Perché il tris di successi e il terzo posto finale sono figli di una crescita graduale come dimostrano i numeri dal 2007, anno dell’ingresso dell’Italia nel campionato: solo due volte le azzurre sono rimaste a bocca asciutta, nella prima edizione giocata e nel 2009. Per il resto, l’Italdonne ha sempre conquistato una vittoria, mentre dal 2013 almeno due. La sapiente mano di Andrea Di Giandomenico, insomma, è arrivata dove nessuno era mai riuscito prima. Il condottiero dell’Italia, insieme a Tito Cicciò, si è tolto addirittura la soddisfazione di mettersi dietro le campionesse del mondo dell’Inghilterra, oltre a sconfiggere per la seconda volta consecutiva in casa una Francia apparentemente imbattibile, nella partita più emozionante dell’intero Torneo azzurro. Abbattute le transalpine, di fatto, niente avrebbe potuto arrestare la corsa di Gaudino&co.. Figurarsi il Galles, già sconfitto a domicilio lo scorso anno e infatti dominato per gran parte del match che ha consegnato alla storia delle ragazze ancora (purtroppo) nell’ombra ai più, ma probabilmente per poco. I 3500 accorsi al Plebiscito di Padova per quell’ultima epica sfida ne sono la più chiara dimostrazione: record di spettatori per un incontro dell’Italia nel Sei Nazioni femminile e strada spianata (si spera) verso una maggiore visibilità. Che, tradotto, significherebbe anche un interessamento delle tv allo strapotere fisico della wonderwoman Flavia Severin, della leadership di capitan Silvia Gaudino, della qualità della mediana Barattin-Schiavon, della creatività delle varie Beatrice Rigoni, Maria Magatti e Manuela Furlan, quest’ultima affermatasi come uno dei migliori estremi della competizione.

E’ il trionfo di un gruppo di grandi giocatrici, di un allenatore superlativo ma anche di un movimento in continua espansione (e tanti applausi anche a Maria Cristina Tonna, responsabile federale dell’attività femminile). “Dieci anni fa – ha raccontato l’ex azzurra in un’intervista dopo la fine del torneo – le giocatrici erano poco più di 1000, ora siamo oltre le 7000″. Certo, i problemi economici tra i vari club (anche di Serie A) non mancano, ma l’impressione è che l’entusiasmo all’interno del settore in rosa del rugby italiano possa sopperire a qualunque mancanza. Il rugby, insomma, è donna. Quest’anno più che mai.

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