Ginnastica, l’emozione dell’anno è… L’Italia si qualifica alle Olimpiadi! Lacrime azzurre, Rio arriviamo

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Qual è stata la grande emozione del 2015 per la ginnastica artistica italiana? L’anno si sta per concludere ma la risposta al quesito non è molto difficile: la qualificazione alle Olimpiadi 2016, strappata grazie a una super prestazione ai Mondiali, non ha davvero eguali. Il bronzo all’American Cup conquistata da Erika Fasana le arriva subito dietro ma naturalmente il peso delle due prestazioni è molto differente.

Riviviamo quel magico momento, ripercorrendolo anche grazie all’articolo scritto sull’onda dell’emozione quella sera del 23 ottobre.

 

Tripudio azzurro all’SSE Hydro. L’urlo della Polvere Magnesio del Bel Paese rinfrange in ogni angolo di Glasgow, la Terra d’Albione ci sorride e in una delle serate più belle dell’Italia degli ultimi anni realizziamo la missione del triennio.

C’è un solo grido che vale più di mille parole: Rioooooooo. Le ragazze di Enrico Casella, con una prestazione da brividi e al limite del temerario, conquistano la qualificazione diretta alle Olimpiadi 2016 grazie a una gara impeccabile che al momento le vede al terzo posto del turno di qualificazione dei Mondiali di ginnastica artistica che si stanno svolgendo nella metropoli scozzese. Guida la Russia (231.437) davanti alla Gran Bretagna (227.162).

Con 224.452 punti le azzurre si lasciano alle spalle tutte le più temibili avversarie dirette di giornata: Giappone (223.863), Canada (222.780), Brasile (221.861) e la disastrosa Romania (217.220, costretta al Test Event). L’obiettivo è centrato con scioltezza e agilità perché solo USA e Cina (sicuramente), Germania e Australia (molto difficile) potranno superarci: sicuramente l’Italia è tra le migliori otto squadre del Pianeta e stacca così automaticamente il pass a cinque cerchi. In barba a qualsivoglia scaramanzia: l’ufficialità arriverà nel primo pomeriggio di domani.

 

Le azzurre si erano presentate incerottate, senza Rizzelli e con Fasana e Ferrari non al meglio. Tutto dimenticato in una gara davvero pregevole, in continuo crescendo, con le ragazze sempre aggrappate e concentrate, senza grossi errori (solo due cadute marcate Meneghini dal costale alla trave e Mori sul primo salto alle parallele).

Una squadra unitissima, coriacea, mai doma, convinta dei propri mezzi e motivatissima nel compiere la missione che si era posta dopo il settimo posto di Londra 2012: qualificarsi direttamente a Rio 2016 senza passare dal rognoso Test Event della prossima primavera.

Gli incitamenti a bordo pedana, abbracci, sorrisi, urla rincuoranti e poi un piano finale generale con un abbraccio all’americana che vale più di mille parole.

Tante volte sono stato “cattivo” (o meglio, analizzatore dell’oggettivo), com’è oggi innegabile e memorabile quanto fatto da Ferrari e compagne.

 

Vanessa era in pedana a Stoccarda 2007 quando le ragazze furono storiche quarte e staccarono la qualificazione per Pechino. Vanessa c’era a Tokyo 2011 quando il nono posto ci negò Londra momentaneamente Londra. Vanessa c’era oggi, nove anni dopo l’apoteosi di Aarhus, per spingere ancora una volta le sue compagne.

Rimanendo negli ultimi 40 anni l’Italia stacca la sua quarta qualificazione olimpica attraverso i Mondiali: per Montreal 1976 quando il body azzurro lo vestiva Stefania Bucci (oggi coach di Lara Mori), per Sydney 2000 e appunto per Pechino 2008. Questo la dice lunga su quanto compiuto a Glasgow.

Erika Fasana, con la nota frattura da stress alle tibie, ha trascinato la squadra soprattutto con un corpo libero da livello mondiale che le sarebbe poi valso la finale di specialità.

Carlotta Ferlito è stata la donna in più, combattiva come non mai, aggressiva in tutto il giro e capace di una super prestazione alla trave che per un soffio non le è valsa la finale.

Tea Ugrin non ha sbagliato nulla confermando di essersi meritata il posto da titolare. Lara Mori determinante alla trave dopo l’errore di Elisa Meneghini, comunque positiva sugli altri attrezzi.

 

E a questo punto ripercorriamo il film della gara.

Carlotta Ferlito, autrice di una gara impeccabile, apre le danze col 13.233 alle parallele che viene alimentato dal 13.633 di Vanessa. Gli staggi sono l’attrezzo a noi meno congeniale ma Tea Ugrin, incappata in una giornata memorabile al suo debutto iridato senza risentire dell’emozione, sfodera un super 13.700 ed Erika la accompagna con 13.766 prima dell’errore di Lara (12.400).

Ci trasferiamo alla trave e l’inizio è sconfortante con Elisa Meneghini, al suo primo esercizio mondiale, che cade dal costale. Partiamo con l’idea di scartare il 12.900 della comasca e Vanessa lancia l’urlo di guerra con 13.733. Tea salva due squilibri (13.733), poi Carlotta all’urlo di guerra maestoso che dà il là alle nostre ambizioni. Mori chiuderà in 13.733.

Trasferimento al corpo libero per la seconda squadra al Mondo in questa specialità. 13.933 per Ferlito, 13.933 per Ferrari che stringe i denti come non mai, Erika piazza il tanto atteso Silivas stoppato e vola, Meneghini incalza con 14.066, Ugrin piccola sbavatura con uscita di pedana.

Al volteggio ci servono 56.619 punti per scalzare il Canada e volare a Rio: ne faremo molti di più, in un crescendo rossiniano che ha del pazzesco. Avvitamento per Ugrin (14.066), avvitamenti e mezzi per Ferrari (14.366) e Ferlito (14.266). Il match point per Rio lo ha in mano Meneghini che non sbaglia (14.600 allucinante), Fasana scavalca il Giappone con un doppio avvitamento ai limiti della perfezione (15.058). Rio arriviamoooo!

 

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