Beach volley: il 2015 azzurro fra trionfi, podi, novità e solite incertezze

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I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Otto podi nel World Tour con tre vittorie in tornei Open, tre successi nei Master continentali, un argento al campionato europeo e uno nei tornei Satellite. Due vittorie nel circuito Wevza. Il 2015 del beach volley italiano è sicuramente positivo anche se non sono arrivate medaglie o risultati di rilievo nell’evento più importante, il Mondiale.

In campo femminile è proseguita la crescita della coppia di punta del movimento azzurro, Menegatti/Orsi Toth, seppure con qualche black out che non si addice ad un top team del beach volley mondiale. E’ la coppia che è arrivata più avanti nel cammino Mondiale (nona), è la prima coppia azzurra della storia del beach femminile ad avere vinto un torneo del World Tour (Sochi). Sono arrivati altri due podi mondiali, il terzo posto ad inizio stagione (Mosca) ed il secondo alla fine (Antalya). Serve un ulteriore salto di qualità per essere competitive ad alti livelli e l’arrivo nel clan azzurro da gennaio di Becky Perry, statunitense naturalizzata, potrebbe servire da ulteriore stimolo proprio per la coppia di punta del movimento italiano che ha bisogno di maggiore solidità e continuità di rendimento. Intanto Menegatti/Orsi Toth hanno chiuso il 2015 in testa alla classifica del World Tour 2016 (due tornei erano già parte del circuito 2016).

Per il resto Cicolari/Momoli, che sarebbero state le numero due in Italia (hanno dominato il campionato tricolore con ampio margine su tutte le rivali), non rientrano nel progetto azzurro e per ora non è dato conoscere quale sarà il loro futuro (come coppia ma anche singolarmente). Giombini/Toti qualche buon risultato lo hanno ottenuto, dal quarto posto ai Giochi Europei di Baku al secondo nel torneo Wevza di Barcellona, fino al nono posto nel campionato Europeo di Klagenfurt ma non abbastanza, secondo lo staff tecnico italiano, per confermare la coppia in prospettiva ed è maturato così il secondo addio all’azzurro di Giulia Toti.

La coppia giovane di maggiore prospettiva, Zuccarelli/Lestini ha vinto la coppa Italia ma a livello internazionale ha fallito quasi tutti gli obiettivi, a partire dal torneo continentale Under 22 dove è arrivato un deludente 17mo posto che andrà vendicato con una stagione, la prossima, di crescita, visto che lo staff azzurro ha deciso ancora di puntare su di loro per il prossimo anno. E qui si torna al problema di base. Il movimento del volley italiano esprime una nazionale giovanile capace di vincere il Mondiale Under 18 ma non un gruppo di giocatrici giovani di beach volley all’altezza delle grandi nazioni europee (e non andiamo a scomodare vivai infiniti come Usa o Brasile). Il progetto del Club Italia è e resta regolarmente sulle scrivanie dei vertici federali ma potrebbe essere arrivato il momento di fare un passo avanti per far crescere anche alla base questa disciplina.

In campo maschile l’Italia ha scoperto Adrian Carambula, non certo il prototipo del giocatore di beach, nemmeno troppo alto, arrivato dagli States, via Uruguay e ha scoperto definitivamente di avere un talento purissimo come Alex Ranghieri che, con il compagno e un anno di esperienza in più sulle spalle, ha confermato di essere uno dei più forti giocatori del circuito mondiale. Le avvisaglie c’erano state quando a maggio Ranghieri, al primo torneo dell’anno in coppia con Marco Caminati, aveva sbancato Lucerna, creando assieme al romagnolo, dal nulla, la seconda coppia italiana dopo Nicolai/Lupo a salire sul gradino più alto del podio di un torneo del World Tour. Sul gradino più alto Ranghieri c’è tornato, ad Antalya, a fine stagione, con il compagno che lui stesso si è scelto a novembre 2014 durante un viaggio “mirato” a Miami, Adrian Carambula. In mezzo il podio nelle Major Series al secondo torneo assieme a Porec, il quarto posto nel tempio di Gastaad, l’argento Europeo nell’altro tempio, a Klagenfurt, la vittoria del titolo tricolore e del Master europeo di Milano, il titolo di Rookie dell’anno assegnato a Carambula diventato idolo delle folle grazie alla “sky ball”, la battuta che sfiora le nuvole. Sta di fatto che ad oggi Ranghieri/Carambula sarebbero qualificati direttamente per Rio2016 e hanno chiuso il 2015 in testa alla classifica del World Tour 2016 (già disputati tre tornei).
Un 2015 da dimenticare, invece, per Paolo Nicolai e Daniele Lupo, la coppia numero uno del movimento azzurro, la prima ad aver vinto un torneo del World Tour un anno e mezzo fa, campione d’Europa 2014. Un tumore diagnosticato a Daniele Lupo (problema risolto con un intervento e senza altre terapie) ad aprile ha rallentato la preparazione degli azzurri che comunque sono riusciti a mantenersi nella top ten del beach volley mondiale, nonostante una serie di uscite di scena agli ottavi di finale. Sul finire di stagione Lupo/Nicolai hanno dato il meglio salendo sul podio a Sochi (terzo posto) e finendo quarti a Milano (Master Europeo) ma hanno dovuto chiudere la stagione in anticipo per permettere l’intervento di pulizia del menisco a Paolo Nicolai.
La terza coppia azzurra, composta da Rossi e Caminati, due giovani romagnoli entrati di fatto nel circuiti un anno fa, si è presa le maggiori soddisfazioni nel circuito Wevza dove sono arrivate le vittorie a Barcellona e Montpellier, ha vinto la coppa Italia, ha conquistato un secondo posto nel Satellite di Vaduz ma ha mostrato ancora qualche limite (prevedibile) nei tornei World Tour con il nono posto di Antalya come risultato più importante. La crescita prosegue.
La stagione 2015 è stata quella del riscatto per Paolo e Matteo Ingrosso che, usciti dal giro della Nazionale, hanno evitato le polemiche ed hanno iniziato a lavorare con Andrea Raffaelli sobbarcandosi spese e sacrifici per poter partecipare ai tornei in giro per il mondo. Il desiderio di rivalsa e una base tecnica indiscutibile ne ha fatto una delle coppie più vincenti della stagione, iniziata con qualche difficoltà ma proseguita con il quarto posto nelle Major Series a Stavanger (risultato straordinario) e le due vittorie nel tour europeo a Jurmala e Biel in tornei molto ben frequentati. Dopo l’infortunio di Paolo che li ha tagliati fuori dalla seconda parte di stagione e in attesa di sviluppi e con ancora qualche piccola opportunità di realizzare il sogno olimpico, gli Ingrosso confermano che si può fare anche senza il supporto della Federazione.

Anche in campo maschile una struttura come il Club Italia sarebbe auspicabile perché qui non siamo di fronte ad una crisi di vocazioni come nel femminile, c’è materia prima su cui lavorare: Rossi/Caminati sono appena sbocciati ma da sotto De Fabritiis/Pellegrino e Sette/Vendetti hanno ottenuto risultati interessanti agli Europei di categoria e ci sono altri atleti disposti a puntare sul beach volley a discapito magari di una carriera mediocre nell’indoor.

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