Motomondiale 2015, il bilancio degli italiani in Moto2 e Moto3: promossi a pieni voti solo Bastianini, Fenati e Antonelli

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Come sono lontani gli anni ’80-’90 per le due classi minori del Motomondiale…
Fino a venticinque anni fa, il tricolore sventolava incontrastato in 125cc e 250cc, negli ultimi dieci, invece, solo l’indimenticato Marco Simoncelli è riuscito a conquistare per il Bel Paese il titolo iridato in una delle due cilindrate propedeutiche alla MotoGP (nel 2008, in 250cc, su Gilera). L’introduzione delle categorie Moto2 (2010) e Moto3 (2012), poi, ha quasi cancellato del tutto l’Italia dalla voce “Campione del Mondo” delle cartine geosportive relative alle due ruote. Eppure qualcosa – qualcuno – ricomincia a muoversi…

Per quanto riguarda la Moto2, la stagione appena conclusa ha regalato molti più dolori che gioie: zero vittorie, appena due podi, solo tre piloti occupati in pianta stabile nel corso dei 18 GP disputati. Il nono posto conclusivo, con un podio all’attivo, di Lorenzo Baldassarri rappresenta il miglior risultato “assoluto” per i nostri colori, tuttavia, tanti rimpianti seguono la scia di Franco Morbidelli (terzo ad Indianapolis, decimo nella classifica finale) il quale, poco oltre il giro di boa della stagione, sembrava poter disputare un Campionato da top5 della graduatoria generale. Il grave infortunio di agosto, invece, ne ha compromesso irrimediabilmente il prosieguo dell’anno agonistico. Il terzo italiano della Kalex – il più esperto, con i suoi 28 anni -, Simone Corsi, ha chiuso il Mondiale della categoria cadetta alla dodicesima piazza, dopo otto mesi piuttosto anonimi: quattro ritiri, zero podi e due “medaglie di legno” come migliori risultati personali. Poco più che meteore, infine, Mattia Pasini, Luca Marini, Federico Fuligni e Federico Caricasulo: sette gare totali in quattro racimolate senza lasciare tracce degne di nota.

Ben altri discorsi merita invece il 2015 della Moto3.
L’inno di Mameli-Novaro è risuonato quattro volte, in giro per il mondo, per i “ragazzi terribili” della III classe in ordine di cilindrata: due volte per Niccolò Antonelli (Honda), una volta a testa per Romano Fenati (KTM) e Enea Bastianini (Honda), quest’ultimo anche capofila del terzetto italiano capace di conquistare il terzo, quarto e quinto posto della generale, dietro agli eccelsi duellanti Kent-Oliveira. Sei podi complessivi per Bastianini, quattro per Antonelli, tre per Fenati e uno per Francesco “Pecco” Bagnaia (Mahindra), convincente profilo torinese emerso proprio quest’anno in Moto3; ma al di là dei numeri, da considerare comunque positivi, è tutta la cantera del movimento motociclistico italiano ad aver palesato talenti interessanti. Migno, Locatelli, Dalla Porta, Manzi e Bulega hanno iniziato a mettere fieno – e punticini – in cascina per meglio affrontare la prossima stagione.

Siccome non è tutto piombo quello che non luccica, è concreta la speranza che i centauri nostrani tornino a giocare un ruolo da assoluti protagonisti anche in Moto2 e Moto3, i vivai ideali in cui far nascere e maturare al meglio i Rossi-Dovizioso-Iannone del futuro prossimo. Infatti, i risultati “relativi” della stagione giusto ieri archiviata, accompagnati dalle carte d’identità dei vari Baldassarri (classe ’96), Morbidelli (’94), Bastianini (’97), Fenati (’96), Antonelli (’96) e Bagnaia (’97), possono far ben sperare in ottica 2016 e oltre.
E magari si riusciranno anche a rinverdire i suddetti fasti di un passato, ahimè, non più tanto recente.

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giuseppe.urbano@oasport.it

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