MotoGP: il 2015 nero di Marc Marquez, campione di antisportività

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Siamo giunti alla conclusione di questo 2015, anche per la stagione iridata della MotoGP. La vittoria mondiale di Jorge Lorenzo, frutto di 7 vittorie e 5 pole, è il coronamento di un’annata eccezionale del pilota maiorchino che ha conquistato l’iride essendo, indiscutibilmente, il pilota più veloce in pista, nel corso dell’anno.

Fatta questa opportuna premessa, andiamo ad analizzare chi invece ha deluso a 360° per la gestione agonistica e sportiva del suo terzo anno in top class. Parliamo di Marc Marquez, terzo nella graduatoria finale a quota 242 punti e autore di una stagione  da dimenticare, per certi versi.

Il Campione del Mondo 2013-2014 ha palesato, nei fatti, un andamento poco costante nella prima parte di stagione con una Honda che non riusciva ad assecondare il suo stile di guida estremamente aggressivo. Marc si è trovato spesso a dover remare, incorrendo in errori come nel Gp di Barcellona e del Mugello, per eccessiva foga nel rimanere con i più forti. Le cadute in totale saranno 5, ben 125 punti lasciati per strada che senz’altro hanno minato le certezze del Cabronçito.

Tuttavia, al di là degli aspetti sportivi che comunque gli sono valsi un discreto bottino di 5 vittorie stagionali, secondo solo allo straordinario Lorenzo, il 93 si è “distinto” per una qualità che, forse, solo alcuni gli avevano riconosciuto ma che ha finito per emergere in tutta la propria evidenza nella fase calda della stagione, ovvero della sua poca sportività. Partiamo per gradi e iniziamo il nostro viaggio indietro nel tempo in Argentina, sul tracciato di Termas de Río Hondo, terzo appuntamento del Mondiale. Ebbene, il round argentino è il primo degli incontri ravvicinati, non del terzo tipo, tra Marquez e Valentino Rossi. Una corsa assai particolare con il 22enne di Cervera in testa fino alla solita remuntada di Rossi, dalle retrovie, che si è compiuta sulla Honda dello spagnolo. Una vera e propria furia quella del 46 abbattutasi sul giovane iberico che dal confronto corpo a corpo ne esce perdente con caduta, dopo un contatto con la M1 di Valentino.

“C’è sempre da imparare da Valentino” dirà Marc, forse in senso un po’ ironico per una dinamica che intimamente non ritiene corretta. La seconda puntata del “93vs46” sarà ad Assen e la curva del incontro/scontro tra i due sarà l’ingresso della classica esse prima dei box. Marc entra in modo ardito all’interno, Valentino chiude e il contatto è inevitabile. Rossi va lungo e taglia la chicane e vince con annesse proteste del 93 che non nasconde una forte irritazione per l’accaduto.

Un episodio che inevitabilmente va ad alterare gli equilibri e soprattutto i rapporti tra i due piloti, fino a quel momento abbastanza confidenziali. Una rottura che però non si manifesta subito ma a distanza di alcuni weekend a Phillip Island (Australia). Marc sul tracciato che ha eletto a leggenda Casey Stoner, 5 successi per il canguro australiano, sembra essere il più veloce e vola nelle prove, in pole position e nel warm-up. In gara, lo sviluppo è particolare con Lorenzo che inizialmente allunga e Marquez, Rossi e Iannone che si giocano la seconda posizione. Una corsa agonisticamente stupenda che poi viene vinta da Marc grazie ad un ultimo giro da urlo. La gestione particolare verrà giustificata dal 93 con un surriscaldamento dello pneumatico ma 5 giorni più tardi il caos. L’attacco pubblico di Valentino a Marquez, reo di aver corso in modo ostruzionistico per favorire il suo compagno di squadra in Yamaha nonostante la vittoria finale della Honda. Un’accusa diretta che rompe ogni rapporto tra i due e che porta alla “vendetta” del due volte Campione del Mondo. Una condotta scorretta e antisportiva in cui l’esperto Valentino ha finito per “perdere il controllo” con una manovra a dir poco disdicevole costatagli, come abbiamo potuto vedere tutti il Mondiale. Un comportamento, quella del Cabronçito, riconosciuto come tale anche dalla direzione gara ma incapace di agire per un’evidenza diretta.

Eccoci finalmente a Valencia, con la pace di facciata e la conferenza stampa a turni in cui per tutti era vietato l’argomento “Malesia”. In gara il favorito è Lorenzo e le due Honda seguono in scia con Valentino, costretto a partire dall’ultima fila. La corsa si tramuta in una farsa antisportiva in cui, da un lato, alcuni aiutano Rossi a risalire e nello stesso tempo Marquez scorta letteralmente Lorenzo verso il suo terzo titolo nella classe regina. Un atteggiamento mansueto non da lui, chiaramente finalizzato a congelare le posizioni e non mettere in discussione la prima piazza di Jorge. Un atteggiamento che cozza con l’animus pugnandi di un pilota e con gli stessi propositi del 93, prima della gara: “Lottero al 100% per vincere per chiudere al meglio la stagione” aveva detto alla vigilia. Una lotta che però non si è mai vista, con l’eccezione della manovra di difesa assai aggressiva, quasi improvvisa, nei confronti del compagno di squadra Dani Pedrosa, un po’ come a tamponare ogni iniziativa. “Vedrò di rallentare Lorenzo” aveva dichiarato Marquez . Ebbene lo sviluppo della corsa è stato “leggermente” diverso e porta con sè tanti dubbi e negatività che si nascondo dietro la figura di un pilota che da fenomeno di velocità si è trasformato in campione di antisportività o di “eleganza patriottica”. Pensiamo, infatti, alle parole del neoCampione del Mondo Lorenzo che ha parlato di rispetto mentre, dall’altro lato, Rossi di “comportamento imbarazzante”.

Che cosa resta? Un pilota che senz’altro ha perso punti nella scale di gradimento e che forse ha bisogno proprio della pausa invernale per ripresentarsi nel 2016 in uno status nuovo.

 

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