Doping in Russia, Putin: “Inchiesta giusta, ma punizioni individuali”

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Dopo il rapporto della commissione indipendente presieduta da Dick Pound, incaricata dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) di indagare sulle pratiche illecite in Russia, ad intervenire è stato direttamente il capo di stato del Paese più grande del mondo, Vladimir Putin.

Il capo del Cremilino ha sottolineato, in diretta televisiva sulle reti nazionali, la legittimità dell’inchiesta condotta dalla WADA, ma si è opposto fermamente alla sospensione della Russia dalle competizioni internazionali di atletica: “Se qualcuno viola le regole in vigore in materia di antidoping, la responsabilità deve essere individuale. Gli atleti che non hanno mai assunto sostanze dopanti non devono subire le conseguenze per colpa di coloro che infrangono le regole“, ha dichiarato. Putin ha anche fatto sapere che la Russia condurrà una propria inchiesta interna per fare luce sulla vicenda doping: “Questo problema non esiste solo in Russia“, ha avvertito, “ma se i nostri colleghi stranieri hanno delle domande da porci, bisognerà rispondere per fare in modo che non ne abbiano più“.

Dello stesso parere di Putin è l’atleta Liliya Shobukhova, già vincitrice delle maratone di Londra e Chicago, squalificata per due anni dopo aver versato oltre mezzo milione di dollari per cercare di coprire la sua positività, e da allora diventata una collaboratrice delle inchieste sul doping in Russia: “Non capisco le raccomandazioni della WADA”, ha dichiarato sul quotidiano russo SportExpress. “Cosa c’entrano gli sportivi? Come si può privare un giovane atleta che non ha commesso nulla di sbagliato della possibilità di scoprire i Giochi Olimpici? Cosa succedere agli ufficiali? Bisogna punire loro, non noi“.

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giulio.chinappi@oasport.it

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