Baseball, Italia: l’apporto dei “Big” MLB, una spinta per il futuro

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Forse qualcuno si era abituato ad una nazionale italiana di baseball vincente e le sconfitte al Premier 12 l’hanno lasciato con l’amaro in bocca, ma va ricordato che la rappresentativa azzurra scesa in campo sui diamanti di Taipei in questi giorni non era proprio quella su cui Mazzieri ha potuto fare affidamento nelle ultime competizioni internazionali.

Intendiamoci per sgombrare subito il campo da equivoci: nessuno ce l’ha con i giocatori giovani o quelli provenienti dalla IBL, ma è un dato di fatto che con alcune assenze nel roster (Liddi, Da Silva, Avagnina o Mazzanti) e la non eleggibilità dei giocatori MLB il gruppo azzurro perde qualità.

E’ lo stesso capitan Chiarini a sottolinearlo in un’intervista rilasciata alla FIBS (clicca qui per ascoltare la video-intervista)

La squadra di Mazzieri si è meritata il diritto di essere a questa manifestazione restando in questi anni sempre fra le prime dodici formazioni del ranking planetario, ma se l’ha fatto è perchè fra Campionati Europei, Mondiali U21 e soprattutto il World Baseball Classic del 2013 ha saputo mostrare di essere sempre un gruppo all’altezza della situazione.

Entrando nel dettaglio tecnico più alto e chiaro poi che nel 2013, grazie alla preseza dei “Paisà” MLB, abbiamo visto e vissuto qualcosa di particolare: dai giri di mazza di Nick Punto ai lanci ambidestri di Pat Venditte, passando per le chiamate del cathcer Drew Butera. Nulla di replicabile, purtroppo, dove non c’è una base professionistica e la maturazione viene giocoforza rallentata.

Nessuno si disperi quindi per le cinque sconfitte del Premier 12 che, si fanno male, non forniscono la reale fotografia della forza del bacino di giocatori da cui può attingere la nazionale.

Foto: FIBS

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