Sci alpino: squadra femminile col “buco” dello slalom

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Da anni, ormai, la disciplina nella quale la nazionale femminile di sci alpino fatica maggiormente è lo slalom. Non staremo qui a riprendere l’infinito discorso sulle diverse motivazioni che portano a tale situazione, ma è chiaro che, anche nel prossimo inverno, tra i rapid gates ci sarà da soffrire.

Qui ci si attacca fondamentalmente a Chiara Costazza, atleta esemplare sotto tanti punti di vista che però ha sempre fatto fatica a concretizzare quanto di buono messo in mostra in singole manche o passaggi emozionanti. La fassana vale stabilmente la top ten e rivederla in zona podio sarebbe un sogno comunque meritato per quanto fatto in questi anni. Al suo fianco Manuela Moelgg è caparbiamente rientrata nelle trenta, tuttavia non sappiamo se la veterana di San Viglio possa risalire ancora qualche gradino o se debba “accontentarsi” – pessimo verbo per una ragazza dalla grinta proverbiale – di una serie di piazzamenti intorno alla quindicesima posizione. Discorso praticamente identico per Irene Curtoni, che comunque in speciale non ha mai raggiunto il più elevato livello del gigante: così, anche a fronte del lungo infortunio patito da Sarah Pardeller, l’unica altra speranza si chiama Nicole Agnelli, già sbloccatasi ottimamente tra le porte larghe e ora in cerca delle prime conferme importanti anche tra i pali snodati. Tutto questo al netto di una Michela Azzola ferma per tutta la scorsa stagione: decisamente sfortunata la bergamasca, che ha interrotto quel processo lento ma costante di crescita e di acquisizione dell’esperienza necessaria a migliorarsi sempre più. Se Michela dovesse star bene, comunque, potrebbe regalare più di un sorriso agli appassionati in una specialità tanto difficile.

Della squadra di gigante e del suo notevole livello di competitività abbiamo recentemente parlato, così come di quella Marta Bassino che, per precocità e completezza, costituisce il prospetto senza dubbio più affascinante dello sci italiano e uno dei più interessanti a livello globale.

Di fatto, la stessa squadra del gigante si ripropone nelle discipline veloci, pur con un quartetto in aggiunta: Elena Fanchini, Daniela Merighetti, Verena Stuffer e Hanna Schnarf. La più esperta delle sorelle camune viene dalla stagione semplicemente più esaltante della carriera, nella quale ha oltretutto messo in mostra un crescendo di doti tecniche che fanno il paio con una scorrevolezza con pochi eguali nel Circo Bianco: Elly, magari trascinata dalla cristallina sorella Nadia, deve semplicemente mantenere piena fiducia nei suoi immensi mezzi e non abbattersi di fronte a qualche inconveniente, perché quando ha la testa libera e gli sci giusti sotto i piedi questa ragazza vale la podio in ogni discesa. Dada è semplicemente la Leonessa della squadra, che non si arrende alle botte e alle cadute e vuole tornare laddove ha saputo stare per lunghi anni, ovvero con le migliori discesiste del mondo.
Le due altoatesine, infine, vengono da una stagione in chiaroscuro: Johanna Schnarf non è più riuscita a ripetersi sui livelli pre-infortunio, ovvero tra le 10-15 migliori interpreti di discesa, supergigante e combinata, sebbene i segnali colti nell’ultima stagione siano stati senza dubbio incoraggianti e debbano dunque darle quella fiducia necessaria a riprendere a volare. La gardenese Stuffer, smaltita la rabbia per la mancata convocazione ai Mondiali, ha dimostrato non più tardi di due anni fa di valere stabilmente le prime dieci posizioni in supergigante: e lì può tornare, completando così una squadra alla quale, oltre alle ragazze già citate nell’articolo sulle gigantiste (tra cui spicca per ovvie ragioni Nadia Fanchini), anche la rientrante Camilla Borsotti proverà a dare il proprio contributo.

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foto: credit Fisi

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marco.regazzoni@oasport.it

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