Rugby, Mondiali 2015: la Romania ai raggi X. Italia, occhio alla mischia e al cecchino Vlaicu

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L’ultimo ostacolo dell’Italia ai Mondiali 2015 di rugby si chiama Romania. Gli Oaks non sono certamente ancora al livello degli azzurri, soprattutto quelli ammirati contro l’Irlanda, ma possono pensare di impensierire la corsa della Banda Brunel al terzo posto e alla qualificazione diretta alla Coppa del Mondo 2019 in Giappone. Scopriamo la nazionale dell’Est nel dettaglio.

STORIA: la storia della Romania si divide principalmente tra l’era comunista e l’era post caduta del Muro di Berlino. Fin dal principio, in ogni caso, i romeni dimostrarono di avere una grande tradizione, vincendo il bronzo alle Olimpiadi di Parigi 1904. Tra il secondo dopoguerra e la fine degli anni ’80, poi, la nazionale romena poteva vantare diversi successi di grande prestigio contro le big europee: ben otto le vittorie contro la Francia, due quelle contro la Scozia e contro il Galles, senza contare una sconfitta estremamente risicata patita contro gli All Blacks nel 1981 (14-6). A partire dagli anni ’90, però, la nazionale è incappato in un lento declino come del resto tutto il Paese, nonostante un inizio di decennio scoppiettante con vittorie su Bleus e scozzesi. Il livello si abbassò tuttavia con il passare degli anni, fino a quello attuale che vede gli Oaks lontani anni luce dalle prime del ranking ed impegnati nel Sei Nazioni B.

SQUADRA: i fiori all’occhiello della nazionale romena, come risaputo, sono la mischia e la maul, con cui hanno confezionato del resto la straordinaria rimonta contro il Canada, la più grande dei sempre nella storia della Coppa del Mondo. Il ct Howells ha costruito la sua squadra principalmente sulle fasi statiche, sfruttando la grande forza e abnegazione del pack ed essendo consapevole di non possedere dei trequarti fantasiosi e capaci di fare la differenza. Tutto negli avanti, dunque, e nella potenza fisica degli impatti. Lo schema, del resto, è piuttosto semplice: guadagnare il maggior numero di punizioni possibili, dopodiché ci pensa il piede ben istruito ed educato di Florin Vlaicu, il cecchino recordman di punti per la nazionale (554). La disciplina, insomma, sarà un pericolo non da poco per gli azzurri, che dovranno contenere in particolare l’irruenza degli avanti e di un flanker rognoso come Valentin Ursache (non ci sarà capitan Macovei, squalificato). Sarà l’intero pack, ovviamente, ad avere un occhio di riguardo, ma di fatto solo quello: il gioco alla mano, oltre ad essere praticamente inesistente, è anche di basso livello.

PRECEDENTI CON L’ITALIA: il bilancio è a favore degli azzurri, con 22 vittorie a 16 (più tre pareggi) in 41 match giocati. Una situazione ribaltata dalla nazionale italica a partire dagli anni ’90 in poi, quando i vari Dominguez, Giovanelli trascinavano l’Italrugby alle porte del Sei Nazioni. In precedenza, però, regnava l’equilibrio più assoluto e, anzi, a dominare i match era prevalentemente la Romania, capace di rifilare all’Italia batoste come dei 69-0 (1977) e 44-0 (1979). L’ultima vittoria degli Oaks risale ormai al 2004 (25-24 a Bucarest), mentre l’ultimo match giocato tra le due squadre riguarda la Coppa del Mondo 2007, quando Parisse&co. batterono 24-16 i romeni.

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daniele.pansardi@oasport.it

Foto: pagina Facebook Federazione Romania Rugby

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