Rugby, Mondiali 2015: Italia, una partita da vincere. Per il 2019 e per Mauro Bergamasco

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Il clima attorno all’Italia alla vigilia della partita più importante dei Mondiali 2015 non è esattamente dei più sereni, per usare un eufemismo. La decisione di Jacques Brunel di non includere Mauro Bergamasco (alla sua ultima apparizione in nazionale) nel gruppo dei 23 contro la Romania ha sollevato un vero e proprio polverone intorno al ct francese, protagonista dell’ennesima scelta discutibile nella sua fallimentare gestione degli ultimi due anni. Compiere la peggiore nella sfida più delicata dell’intero quadriennio, tuttavia, appare una mossa davvero poco arguta, indifendibile anche opponendo all’indignazione popolare delle motivazione tattiche e tecniche come quelle impugnate dall’allenatore.

Non sarà certamente l’assenza di Bergamasco a decretare il risultato finale del match di domani, ma in una squadra privata già di Ghiraldini e Parisse un leader come il terza linea padovano avrebbe fatto decisamente comodo in spogliatoio. Del resto, se nell’intervallo di Italia-Irlanda ad arringare il gruppo era proprio il numero otto azzurro un motivo ci sarà. Considerando la fragilità mentale della nazionale senza Parisse, insomma, un ragazzino capace di collezionare 106 caps e cinque Mondiali consecutivi avrebbe potuto avere un impatto consistente a livello fisico e motivazionale, sicuramente maggiore di quello che potrà avere Samuela Vunisa, colui che si siederà in panchina al suo posto. Eppure, il ruolo di ball carrier dell’italo-figiano è bastato a Brunel per preferirlo ad un flanker puro come Bergamasco. Una valutazione, in tutta onestà, piuttosto superficiale, se si considerano le prestazioni oltremodo negative di Vunisa contro Francia e Canada e la grinta  messa in campo da Bergamasco nei suoi due spezzoni di partita, di cui ha beneficiato tutta la squadra. Ma tant’è. La Romania resta comunque alla nostra portata (e ci mancherebbe…).

Già, la Romania. Contro gli Oaks gli azzurri si giocheranno l’accesso diretto alla Coppa del Mondo 2019 in Giappone, l’obiettivo minimo della spedizione in terra inglese per storia e tradizione ma probabilmente anche il massimo traguardo raggiungibile per lo stato di salute attraversato dalla nazionale. Nonostante le grandi difficoltà, i tanti infortuni e un movimento da rifondare quasi completamente, l’Italrugby resta di gran lunga superiore ai romeni per esperienza, qualità e profondità di scelte e di opzioni di gioco. Oltretutto, i romeni hanno disputato un match di grande intensità contro il Canada soltanto martedì, spendendo diverse energie per confezionare quella che comunque è passata alla storia come la più grande rimonta nella storia della Coppa del Mondo. Impresa o meno, i giorni di riposo rispetto all’Italia sono due in meno per i romeni. E in una competizione come il Mondiale e con un gameplan improntato principalmente sulla prepotenza fisica e sui set pieces, quelle 48 ore possono anche fare la differenza.

Gli uomini di Howells hanno dimostrato di saper dominare in mischia e in maul e di saper impensierire la Francia nei punti d’incontro, ma allo stesso modo di non avere nessuna soluzione alternativa e di commettere diversi falli nel breakdown.. La disciplina, insomma, giocherà un ruolo fondamentale nell’andazzo del match, sia da una parte che dall’altra. Gli azzurri hanno messo un freno all’emorragia di falli commessi nella sfida all’Irlanda, ma Favaro&co. dovranno dimostrare di non aver tirato soltanto il coniglio dal cilindro contro i Verdi. Replicando anche solo in parte quel match, di fatto, l’Italia può già prenotare il volo per il Sol Levante.

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Foto: pagina Facebook FIR

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