Rugby, Mondiali 2015: Italia-Irlanda, la missione impossibile degli azzurri

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Un obbligo morale, più che una reale convinzione di poter assistere ad un’impresa. Eppure, un po’ per abitudine e un po’ per la formazione scelta da Brunel, l’Italia ci crede. Certo, anche solo pensare di sconfiggere una corazzata come l’Irlanda, lanciatissima verso un comodo passaggio del turno in questi Mondiali 2015, appare quasi un’utopia, considerando lo stato di forma diametralmente opposto delle due nazionali sia da un punto di vista fisico che psicologico. Del resto, è sufficiente constatare come gli azzurri sono usciti dalla partita contro il Canada e come, invece, gli irlandesi hanno dominato la Romania: due mondi lontanissimi al momento, più di quanto si possa pensare. Ma partire già battuti sarebbe il definitivo colpo di grazia.

Anche perché con un Sergio Parisse ed un Simone Favaro in più nel motore – i due italiani più forti del movimento attualmente – i sogni di sbarcare il lunario sono passati dallo zero assoluto a qualcosa di poco superiore, quanto basta per permettere a tifosi ed appassionati italici di riaccendere almeno parzialmente la fiammella della speranza. Al cuore, d’altronde, non si comanda, visto che razionalmente nemmeno la presenza delle due fenomenali terze linee potrebbe garantire anche la sola battaglia punto a punto. A scontrarsi sul prato dello Stadio Olimpico non si affrontano per caso la quarta e la quattordicesima del ranking mondiale, criticato a più riprese negli ultimi mesi ma dimostratosi quantomai veritiero in queste tre settimane di Coppa del Mondo. Le prestazioni negative con Francia e Canada hanno evidenziato, infatti, come la nazionale italiana sia ormai molto più vicina al livello delle varie Georgia, Tonga, Fiji, Giappone e Romania (più i Canucks) che a quello della Scozia, dell’Argentina, dei transalpini eccetera. Un dato di fatto incontrovertibile, considerando la crescita di diverse nazioni di secondo livello e il regresso inarrestabile dell’Italia negli ultimi due anni a cui né Brunel né tanto meno la Federazione sono riusciti a porre un freno. Il risultato? Mai come in altre occasioni gli azzurri si sono presentati alla Rugby World Cup inglese già proiettati al terzo posto nel girone come massimo piazzamento raggiungibile. E siccome nella palla ovale non si inventa nulla, fin qui il percorso ha rispecchiato perfettamente (anche troppo…) le aspettative.

Anche se esistesse una ricetta per battere l’Irlanda, insomma, nelle condizioni in cui verte l’Italia metterla in pratica non sarebbe così scontato. Anzi. La storia dello sport è piena zeppa di improbabili ribaltoni, di imprese consegnate alla leggenda, ma l’impressione è che l’Italia non sia il Giappone è che soprattutto l’Irlanda non sia il Sudafrica. Gli uomini di Joe Schmidt, del resto, hanno anche battuto gli Springboks un anno fa, a dimostrazione dell’enorme salto di qualità compiuto nelle ultime due stagioni grazie alla mano del neozelandese. L’ex coach del Leinster ha costruito una macchina dai meccanismi ben oliati e capace di giocare a memoria, ma anche di adattare il proprio gameplan a seconda dell’avversario e delle esigenze. Una qualità non da poco, ma quasi naturale quando si ha una rosa così profonda e completa a disposizione nonostante l’addio di O’Driscoll un anno fa. Gli azzurri hanno avuto modo di provarlo anche nell’ultima sfida dell’Olimpico, finita 3-26 per gli irlandesi con un secondo tempo giocato in maniera impeccabile per qualità e raziocinio. Le premesse per rivedere una partita simile – se non peggio – ci sono tutte. McLean, in settimana, ha tirato fuori la vittoria dell’Olimpico nel 2013, ma quella era un’altra Irlanda e soprattutto un’altra Italia. E rivederla appare davvero improbabile.

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Credit FotosportIT/FIR

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