Motomondiale 2015, MotoGP: stagione in altalena per la Ducati. Sicurezza Iannone, Dovizioso discontinuo

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Il regolarista, il viceré di primavera, la wild card.
Ben lungi dal voler scimmiottare i celeberrimi buono-brutto-cattivo del maestro Sergio Leone, potremmo epitetare così i 2+1 portacolori italiani del Ducati Team nella stagione di MotoGP che va concludendosi. A quattro gare dal termine, la Casa di Borgo Panigale occupa saldamente la terza posizione in classifica costruttori, dietro la Honda e la neo iridata Yamaha, mentre i due centauri titolari della Rossa su due ruote, Iannone e Dovizioso, sono attualmente quarto (ad appena dodici punti dal podio iridato) e sesto nella graduatoria individuale. A dispetto del comune nome di battesimo, i due “Andrea” hanno avuto percorsi prestazionali molto differenti, nell’arco della stagione 2015.

Iannone ha fin qui incarnato alla perfezione il tipo di sportivo che viene di solito definito “regolarista”: zero vittorie ma anche zero ritiri, sempre tra i primi otto al traguardo, due podi, condotta di gara sistematicamente impeccabile, strategica, prudente (un ossimoro, parlando di bolidi che frantumano il muro dei 300 km/h). Arricchiamo l’elenco anche con la pole del Mugello e il giro veloce in gara stampato ad Austin ma, soprattutto, con la postilla non da poco che quest’anno il pilota di Vasto ha affrontato molti GP con la spalla sinistra provata da una lussazione mai rimarginatasi del tutto.

Dovizioso è stato invece la personificazione del sogno iridato proibito di tutti i ducatisti, in principio di stagione. Dopo i primi tre GP, il forlimpopolese era infatti secondo solo a Valentino Rossi nella classifica generale e sino a Le Mans – quinta tappa del Mondiale – era il secondo miglior pilota del lotto per numero di podi conquistati, sempre dietro al Dottore: tre “argenti” e un “bronzo” (più la pole position nel GP inaugurale di Losail, Qatar). I quasi tre mesi andati dal weekend del Mugello a Brno sono riusciti a vanificare praticamente tutto: tre ritiri nei Gran Premi d’Italia, Catalogna e Germania, dodicesimo ad Assen, nono a Indianapolis, sesto a Brno. Un’estate da incubo salvata in parte dal terzo posto di Silverstone, la pazzesca gara bagnata della tripletta tricolore.

In occasione delle due tappe italiche del Motomondiale, il Ducati Team ha schierato anche la terza punta, Michele Pirro da San Giovanni Rotondo. Nonostante il ruolo apparentemente marginale, il buon Pirro ha sparato bene le sue cartucce: sesto in griglia ed ottavo al traguardo, in Toscana, mentre a Misano lo straordinario quinto tempo ottenuto in qualifica è stato cestinato causa subitaneo ritiro non imputabile al pilota. In più, il pugliese è stato anche tester della Scuderia bolognese, contribuendo quindi allo sviluppo di una moto tornata a competere stabilmente con i migliori, dopo annate complicate.

Qualche tempo fa, è stato chiesto ad Andrea Iannone cosa mancasse “tecnicamente” alla Ducati per vincere ed il pilota abruzzese ha risposto, laconico: “Il tempo. Solo quello”. È verissimo, il progetto Ducati 2015 è stato un esperimento razionale nuovo di zecca: l’ingegnere Gigi Dall’Igna, padre putativo della Desmosedici GP15, ha letteralmente miniaturizzato la Rossa rispetto al passato, ha preso solo il meglio della precedente linea-Filippo Preziosi (reinterpretandolo alla sua maniera) e risolto in gran parte quei problemi cronici ricollegabili all’avantreno, che la portavano ad allargare le traiettorie in curva in fase di richiamo dei cavalli-motore, proverbialmente abbondanti dalle parti di Borgo Panigale.

Se le velocità di punta rimarranno le medesime, se gli spigoli tecnici (elettronica in primis) e quelli relativi alla guidabilità verranno limati a dovere, se il gap da Yamaha e Honda sarà ridotto già nel finale di questa stagione e, soprattutto, se Iannone e Dovizioso completeranno definitivamente il loro processo di maturazione, non appare impossibile ripercorrere le gesta in MotoGP della Ducati di Stoner e Capirossi, dominatrice incontrastata del Motomondiale 2007.

 

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