MotoGP, GP Giappone 2015: Valentino Rossi e una lezione di esperienza a Lorenzo

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E’ tempo di analisi e valutazioni per quanto concerne il quartultimo appuntamento del Mondiale di MotoGP 2015, sul celebre tracciato di Motegi (Giappone). La pista di proprietà della Honda cosa ha detto? Dani Pedrosa è in forma eccellente: il secondo posto di Aragon e la vittoria in rimonta, in condizioni di asfalto difficile, è un’attestazione notevole per un pilota che con troppa superficialità vien fatto passare per un “ragioniere”. Ebbene il buon Dani, negli ultimi 10 giri, ha fatto vedere i sorci verdi a tutto il gruppone, a cominciare dai due yamahisti i quali, forse, erano persuasi che la scena sarebbe stato solo loro.

Si proprio Jorge Lorenzo e Valentino Rossi, i contendenti per il titolo che hanno dovuto fare i conti con la remuntada del fantino di Sabadell. Chi ne è uscito meglio? La domanda è retorica e la risposta scontata. Il secondo posto di Rossi vale come una vittoria, ottenuto su uno dei circuiti preferiti di Lorenzo, laddove il maiorchino ha timbrato 3 volte in carriera, ultima delle quali 12 mesi fa. Il territorio  di conquista di Jorge si è tramutato in quello della disfatta per una condotta di gara garibaldina, vogliosa di fiaccare la resistenza della concorrenza. Sfortunatamente, anche in questo caso, l’intelligenza e l’esperienza di Valentino, mixata, anche ad un pizzico di fortuna ha fatto nuovamente la differenza, come in altre occasioni. La gestione della corsa del 46, conservativa all’inizio, ha portato il campione di Tavullia ad avere un vantaggio negli ultimi giri, con la pista che andava ad asciugarsi, mentre Lorenzo si perdeva irrimediabilmente. E’ vero Rossi non è certo un oracolo e non poteva sapere come sarebbe evoluto il meteo. Tuttavia la lettura della corsa è stata perfetta. Un concetto rappresentato da quanto detto dallo stesso Lorenzo riguardo la leadership del suo team mate nel Mondiale qualche settimana fa: “Valentino ha molti meriti, non è una questione di fortuna. Si può dire che quest’anno io e Marc abbiamo un pò di sfortuna, ma la fortuna di cui si parla nel caso di Rossi è il risultato della sua esperienza, della velocità che esprime al momento giusto, del saper gestire le gare, asciutte e bagnate, e soprattutto la capacità di saper esprimere al massimo la sua esperienza e le qualità della nostra moto. Valentino ha grandi meriti perché è in testa al campionato malgrado spesso sia il terzo in griglia. Eppure io e Marquez abbiamo spesso beccato da lui mezzo secondo al giro. Rossi ci sta dando una lezione su come spremere tutto il potenziale.”

Una lezione di costanza anche a Motegirendimento ottimale, senza strappi eccellenti ma neanche decadimenti improvvisi. Una consistenza, vero fiore all’occhiello della stagione di Rossi: 13 podi su 14 gare, sempre al traguardo ed errori ridotti al minimo. Probabilmente quando si dice che lo spagnolo è più veloce in condizioni normali e raggiunge picchi superiori al 46 è veritiero ma vince il titolo chi riesce a mantenere uno standard elevato, conservando lucidità nei momenti decisivi. Ciò, a volte, è mancato a Jorge, come a Misano, preso dalla foga ed incappato in un errore banalissimo che costituisce un bella percentuale dei 18 punti che ora separano i due alfieri di casa Yamaha.

E ora? Australia e Malesia sembrano appuntamenti favorevoli al redivivo Valentino, dato per finito dopo l’esperienza Ducati da chi l’ha sempre visto come un nemico o un pilota sopravvalutato. Phillip Island e Sepang sono tra i circuiti che più si adattano alla guida del pilota di Tavullia con 8 sigilli in terra “Aussies” e 5 nell’afosa Kuala Lumpur. Dati che confrontati con quelli del 99 sono abbastanza preoccupanti per quest’ultimo: solo una vittoria in terra australiana nel 2013 nella top class. Pertanto, per Rossi ci sono validi motivi per sorridere anche se questo Mondiale ha dimostrato che le valutazioni sulla carta valgono poco, rispetto a variabili quali avversari e soprattutto gomme. Si, le tanto discusse mescole Bridgestone che, a fasi alterne, hanno giocato un ruolo determinante nella contesa e non è, in questo senso, da escludere che il costruttore giapponese metta a disposizione dei team le famigerate “asimmetriche” (copertura ad hoc per tracciati particolari come in Australia). Non ci resta che attendere i responsi della pista, augurandoci di assistere ad un duello duro ma leale e senza inutili strascichi polemici.

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