‘Italia, come stai?’: pallavolo, servono ricambi e cinismo; ciclismo su pista bene, ma non basta

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La nuova nazionale di pallavolo del ct Gianlorenzo Blengini ha ottenuto due podi importanti nel giro di un mese: argento in Coppa del Mondo, con annesso biglietto per le Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, e bronzo agli Europei. Come nella precedente gestione di Mauro Berruto, tuttavia, questa squadra si perde sul più bello, mancando puntualmente l’appuntamento con una vittoria che manca ormai da dieci anni. I tempi della ‘generazione dei fenomeni’ sono finiti da tempo, eppure questa Italia avrebbe tutto per aggiudicarsi un trofeo importante.
Di certo l’aspetto mentale non va sottovalutato. Dopo aver dominato i quarti di finale con la Russia, gli azzurri si sono arresi in semifinale ad una buona compagine come quella slovena, anche se oggettivamente di caratura di molto inferiore. Di fronte alle difficoltà forse inaspettate di un match rivelatosi sin da subito complicato, i nostri portacolori sono affondati gradualmente, senza mai riuscire ad invertire la rotta con carattere. Una grande squadra sa vincere anche nelle giornate no. E’ proprio questo uno dei punti deboli attuali della selezione tricolore: bella, competitiva, a tratti spumeggiante, ma non ancora vincente.

Proprio la sconfitta con la Slovenia (ed anche quella nel girone eliminatorio con la Francia) ha evidenziato un altro grande difetto di questa squadra: la mancanza di valide alternative dalla panchina. Inutile girarci attorno: l’Italia può contare su due stelle assolute come Ivan Zaytsev ed Osmany Juantorena, più una terza in fase di costruzione come Simone Giannelli. Se uno di questi giocatori non gira, diventa improvvisamente arduo aggiudicarsi qualsiasi partita. Non ha convinto Filippo Lanza: esploso nel passato Campionato di Superlega, con la maglia azzurra fatica ancora a costruirsi un ruolo da protagonista. Ad intermittenza il rendimento dei centrali (pur con un Matteo Piano in crescita esponenziale a muro), mentre ha espresso un rendimento sottotono rispetto al solito il libero Massimo Colaci.
Di panchina, neanche a parlarne. Gli opposti Luca Vettori e Giulio Sabbi, quando chiamati in causa, hanno mostrato lacune importanti, confermando ulteriormente l’imprescindibilità di Zaytsev. Ancora più sguarnito il reparto degli schiacciatori, con Oleg Antonov e Jacopo Massari probabilmente non adatti per un contesto internazionale di tale levatura. Quello della mancanza di ricambi è un problema serio, che il ct dovrà provare a risolvere per poter davvero covare ambizioni elevate per le prossime Olimpiadi.

Fondamentale, in primis, sarà il rientro del centrale Emanuele Birarelli, la cui assenza per infortunio ha pesato moltissimo per esperienza, carisma, incisività a muro e servizio. Non si intravedono alternative credibili a Giannelli come palleggiatore. Dopo i trascorsi recenti, l’esperienza in nazionale di Dragan Travica potrebbe considerarsi conclusa, almeno nell’immediato. Qualche chance in più, invece, per Michele Baranowicz. Servono come il pane, poi, rinforzi in banda. I rientri di Simone Parodi (out per tutta l’estate a causa di un’operazione al ginocchio) e Jiri Kovar potrebbero rivelarsi fondamentali e garantirebbero finalmente delle alternative di livello: Blengini li allenerà durante la stagione a Treia e potrà dunque valutarne giornalmente le condizioni ed il rendimento. La grande suggestione è rappresentata poi da un clamoroso ritorno di Cristian Savani, un po’ come avvenne per Samuele Papi a Londra 2012. Non ha convinto per ora, invece, l’atteso Luigi Randazzo, ancora sospeso nel limbo degli incompiuti. Oltre a Vettori e Sabbi, non si intravedono poi all’orizzonte grandi alternative a Zaytsev come opposto, dunque l’auspicio è che possano compiere un ulteriore step di crescita nella prossima stagione. Nei prossimi anni, tuttavia, andrà monitorato il giovane Gabriele Nelli, che a Trento sogna di ripercorrere la rapida scalata di Giannelli. Insomma, si comprende come questa squadra possa ulteriormente rafforzare la profondità della propria rosa nell’immediato. Sognare in grande verso le Olimpiadi è lecito, a patto da acquisire quel killer instinct che differenzia le squadre vincenti dalle eterne piazzate.

Al di là delle tre medaglie conquistate agli Europei di Grenchen (Svizzera), il ciclismo su pista tricolore ha confermato di essere tornato sulla buona strada per una rinascita. Elia Viviani non rappresenta più una sorpresa, avendo vinto un oro continentale ed un bronzo iridato nella stessa stagione: sarà il leader su cui puntare ai prossimi Giochi Olimpici. Rispetto a Londra 2012, inoltre, il contingente potrebbe rivelarsi ben più numeroso. Se in Gran Bretagna era presente il solo Viviani, questa volta potrebbero fargli compagnia anche Simona Frapporti (virtualmente qualificata nell’omnium) e l’inseguimento a squadre femminile. Difficilmente sarà in Brasile, ma anche l’inseguimento maschile continua a progredire anno dopo anno, oltretutto con la valorizzazione di giovani davvero interessanti, su tutti Filippo Ganna. Gli Europei hanno inoltre definitivamente consacrato anche un talento come Simone Consonni, argento nell’eliminazione e quarto nella madison con Viviani. Si tratta di un corridore completo, che potrà fare molto bene anche su strada, avendo già dimostrato di digerire salite piuttosto impegnative (clicca qui per saperne di più). Inoltre non ci stupiremmo che proprio il 21enne bergamasco possa raccogliere l’eredità di Viviani nell’omnium dopo Rio 2016. Nel complesso, dunque, una vitalità ritrovata nel ciclismo su pista, anche se non ancora sufficiente. Va detto che, grazie al certosino e paziente lavoro della Federazione e dei tecnici, nelle ultime stagioni si è iniziata finalmente a percepire l’importanza di una simbiosi tra pista e strada, l’unica propedeutica all’altra. Ganna, Viviani e Consonni, per non parlare al femminile di Cecchini, Scandolara, Cucinotta e tante altre, ne rappresentano un esempio lampante. Eppure si può e si deve fare ancora molto di più. L’Italia è ancora pressoché assente nel settore della velocità pura, che alle Olimpiadi assegna ben 18 medaglie complessive (velocità individuale ed a squadre, keirin). Se al femminile, in questo senso, le giovani Miriam Vece ed Elena Bissolati (entrambe classe 1997) potrebbero far presagire una svolta, tra gli uomini non si intravede un atleta in grado di rilanciare la velocità. L’Italia è tornata a comprendere l’importanza della pista, ma ha il dovere di crederci ed investirci con un vigore ancora maggiore.

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federico.militello@oasport.it

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