Giro d’Italia 2016: tutti i segreti della Corsa Rosa da Apeldoorn a Torino

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Un percorso in parzialmente controtendenza rispetto agli ultimi anni. Le salite non abbondano, i velocisti sembrano avere spazio ma come sempre il Giro d’Italia resta aperto a tante soluzioni, anche all’interno delle singole tappe. Ieri, preso Expo Milano 2015, è stata presentata la 99esima edizione della Corsa Rosa. 

Si parte da Apeldoorn, in Olanda, come ampiamente preannunciato. Una cronometro individuale di 9 chilometri e 800 metri che assegnerà la prima maglia rosa. È caratterizzata sia da rettilinei, dove serve spingere il lungo rapporto, sia da una parte più tecnica: la prima Rosa sarà assegnata sul filo dei secondi. La seconda frazione, da Arnheim a Nijmegen, dovrebbe sorridere ai velocisti, anche se come sempre da queste parti vento e strada stretta potrebbero selezionare il gruppo. Presente anche il primo GPM della corsa, utile solo ad assegnare la prima Maglia Azzurra. Percorso inverso, nonostante un tragitto diverso, per la terza tappa. Si scambiano le località di partenza e arrivo ma le difficoltà rimarranno le stesse. Fotografi avvisati: probabili ventagli, vietato farsi trovare impreparati sui tratti di strada adatti a produrre questo spettacolare tentativo di selezione.

Dopo il primo dei tre giorni di riposo si torna in Italia e si ricomincia dalla Calabria: Catanziaro-Praia a Mare per una tappa che si svilupperà prevalentemente sul Tirreno. Due salite nella fase centrale di corsa (Bonifati e San Pietro) mentre il finale è caratterizzato da tre dentelli negli ultimi 20 chilometri sui 192 totali. Volata non scontata ma probabile. Il giorno successivo si riprende la rotta verso il nord Italia proprio da Praia a Mare per arrivare a Benevento, con un circuito di 6 chilometri nel finale che dovrebbe essere scenario adatto ad uno sprint di gruppo ristretto nonostante una frazione mossa nei primi tre quarti di gara. Attenzione alla lunghezza della tappa: con 233 chilometri e i saliscendi presenti potrebbe rivelarsi più selettiva del previsto anche con un finale in leggera salita.

Con la sesta tappa iniziano le salite, da sempre elemento caratterizzante del Giro d’Italia. Partenza da Ponte subito in salita verso il Torrecuso: qui dovrebbe sganciarsi la fuga di giornata. A seguire discesa e una quarantina di chilometri in pianura prima della salita verso Bocca di Selva. Un’ascesa vera con i suoi 1000 metri di dislivello che metterà fatica nelle gambe degli atleti. Nel finale si torna a salire verso Roccaraso, salita divisa in tre tronconi che condurranno fin sul traguardo con pendenze che arrivano oltre il 10%. La sera sarà importante guardare la classifica generale per capire chi davvero ha la gamba.

Relativamente facile la settima frazione, sulla carta adatta alle fughe. 210 chilometri mossi, ma non impegnativi, da Sulmona a Foligno. Niente da segnalare nel finale che potrebbe dare spazio al gruppo di recuperare se i velocisti dovessero reggere le salite della fase precedente di gara. 169 chilometri per l’ottava tappa. Partenza da Foligno, con i primi 80 chilometri tutto sommato facili. Da qui una prima salita, verso il Valico della Rassinata. Dieci chilometri con pendenze agevoli e un ulteriore tratto di pianura prima della salita più difficile, e importante del giorno: l’Alpe di Poti. I primi chilometri sono tutti in doppia cifra per quanto riguarda la pendenza e quando questa scema inizia un lungo tratto di circa 6 chilometri in sterrato. Una difficoltà ulteriore per il gruppo e per gli uomini di classifica, chiamati ad un esame non agevole da superare.  Una volta in cima si torna su asfalto per una discesa di 13-14 chilometri che porta di fatto fin sul traguardo di Arezzo.

Ultima giornata prima del giorno di riposo la cronometro individuale del Chianti. Quaranta chilometri mossi, ma senza esagerazioni, che a 11 tappe dal termine inizieranno a dare una vera e propria fisionomia al Giro. Potrebbe risultare più importante la discesa della salita, con molti tratti in cui sarà importantissimo saper guidare la bici tra le colline toscane.

Si riparte per la decima tappa, una frazione impegnativa tra Toscana ed Emilia Romagna. Partenza da Campi Bisenzio e due GPM nei primi 75 chilometri (su 216 totali). Per un centinaio di chilometri poi un susseguirsi senza fine di mangia e bevi che si concluderanno a 30 dal traguardo con l’ascesa, due diverse parti intramezzate da un tratto in piano, di Pian del Falco cui seguirà una discesa e la salita finale. Una tappa impegnativa, con un dislivello importante da superare prima delle due salite finali. Il tutto, dopo il giorno di riposo che potrebbe cambiare i valori in tavolo. Da circolino rosso.

La Modena-Asolo ricalca una tradizione inaugurata negli ultimi dal Giro: una tappa di trasferimento che però nel finale presenta due asperità che dovrebbero selezionare il gruppo e dare il via a qualche azione da finisseur se la fuga non dovesse avere ancora margine sul resto del gruppo. Difficile fare differenze per quanto riguarda la classifica generale, ma qualcuno potrebbe pagare sui 216 chilometri, anche perché si dovrebbero trovare pendenze oltre il 10%. Tornano in scena i velocisti, e questa volta senza dubbi. La Noale-Bibione, 12esima frazione, è disegnata apposta per gli uomini jet senza alcun tipo di difficoltà altimetrica.

Si assaggiano le lpi per la Palmanova-Cividale del Friuli. Una tappa che verosimilmente regalerà spazio alle fughe nonostante 4 salite molto impegnative. In successione Montemaggiore e Crai, mentre nel finale di tappa i corridori incontreranno CIma Porzus e Valle, senza un attimo di respiro tra le due. Da qui fino a traguardo 7 chilometri di discesa e 6 di pianura: c’è spazio anche per gli uomini di classifica ma difficile qualcuno voglia tenere chiusa sin da subito la corsa. Il giorno successivo, per la 14esima giornata di gara, primo vero tappone.Saranno ben 6 i GPM di giornata per un totale di 210 chilometri. Partenza soft da Alpago e 78 chilometri che tendono a salire fino all’inizio vero e proprio della salita del passo Pordoi. Poi in serie le brevi ascese del Sella, del Gardena e del Campolungo. A 50 dal traguardo inizia il Passo Giau, antipasto della salita di Passo Valparola: da qui solo discesa e un breve tratto i piano prima dell’arrivo a Corvara, in quella Val Badia solitamente famosa per altri sport.

Terzo weekend di gara con una cronoscalata all’Alpe di Siusi. Poco da dire, una prova di 10 chilometri e 800 metri di cui 9 con pendenza media dell’8,3%: servirà spingere, dall’inizio alla fine.

Terzo e ultimo giorno di riposo seguito dal una tappa breve, 133 chilometri con partenza da Bressanone e arrivo ad Andalo. Nonostante questo sarà comunque impegnativa, con scalata del Passo della Mendola nella fase centrale seguito dal Fai della Paganella. Da qui mancheranno 9 chilometri al traguardo: 4 sono di discesa, poi salita e tratto finale che spiana e potrebbe rimescolare ancora una volta le carte. Tornano in scena i velocisti a Cassano d’Adda, 196 chilometri dopo la partenza da Molveno. Il finale di questa tappa, quasi totalmente pianeggiante, sembra scritto in favore dei velocisti ancora in gara.

Dalla Brianza al Piemonte. Più esattamente da Muggiò a Pinerolo traversando la vasta pianura padana. Nel finale la 18esima frazione si animerà con il Colle Pra Martino, 5 chilometri al 10% di pendenza il cui scollinamento è posto a 28 dall’arrivo. Fughe, attacchi di finisseur o di uomini di classifica: il finale è aperto a tantissime soluzioni. Nessuna delle quali scontata.  Cima Coppi e arrivo in salito oltr’Alpe per la 19esima tappa. La conclusione di Risoul, pendenze non eccessive ma pur sempre impegnative, arriverà dopo il Colle dell’Agnello, cima più alta di questo Giro. Tra gli arrivi di tappa in questa località anche il Tour de France 2014, con successo di Rafal Majka davanti a Vincenzo Nibali già saldamente in Maglia Gialla.

Ultima tappa vera quasi esclusivamente in Francia. A precedere la passerella di Torino 134 chilometri con partenza da Guillestre e arrivo a Sant’Anna di Vinadio. Col de Vars e Col de la Bonnette sul menù di giornata a prima del Colle della Lombarda, oltre 20 chilometri e pendenza che si aggira sul 7%. Spazio per attaccare ce n’è con la vetta posta a 10 chilometri dalla conclusione. Gli ultimi due chilometri tornano a salire: una rasoiata vera e proprie con pendenze durissime. Qui si potrebbe decidere e chiudere definitivamente il Giro. L’ultima tappa, da Cuneo a Torino, sembra quasi una formalità in attesa delle ruote veloci.

In generale un percorso insidioso e molto duro, cui però sembra mancare qualcosa: un arrivo in salita dove incidere il proprio nome, dove conquistare il Trofeo senza fine e volare dai tornanti al cuore di tifosi e spettatori.

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