F1, le pagelle del GP di Russia 2015: Sainz in copertina, Rosberg da “neuro”, Ferrari frizzante

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Lewis Hamilton ha regalato al grande pubblico della Formula Uno, nel teatro di Sochi, la sua nona sinfonia stagionale. Ad Austin, in Texas, il britannico potrà servire per il match, vale a dire infliggere quegli ulteriori nove punti a Vettel (o appena due a Rosberg) che vorrebbero dire titolo di Campione del Mondo. In Russia, Seb ha conquistato un meritatissimo secondo posto, mentre il messicano della Force India, Sergio Pérez, ha chiuso a sorpresa il podio, approfittando dell’incidente tra i due finlandesi Bottas e Raikkonen all’ultimo giro. Restando nelle zone alte della classifica costruttori, da una parte della medaglia, troviamo una Mercedes e una Ferrari esultanti, sull’altra faccia vediamo un Rosberg, a dir poco sfortunato, ormai prossimo alla follia, e un Raikkonen on fire, volenteroso, iperaggressivo, il quale finisce per pagare la sua esuberanza con una penalizzazione post-gara che trasforma il suo quarto posto al traguardo in ottavo posto a tavolino. Una menzione speciale, infine, per lo spagnolo Carlos Sainz Jr, in un letto d’ospedale sabato, in pista e molto attivo domenica. Questi piloti non smettono mai di stupire e di farci chiedere: coraggio o (in)sana follia?

 

Sainz: 10. Indiscusso MVP di giornata, medaglia d’oro al valore di Sochi 2015. Chiede ed ottiene di essere teletrasportato in men che non si dica dall’Ospedale 4 al circuito semipermanente della città sul Mar Nero. Parte alla grande, lotta, sgomita, risale posizioni su posizioni, esce di pista (di nuovo!), prova a rientrare, la sua Toro Rosso perde i pezzi, fino a ritirarsi definitivamente a sei giri dal termine mentre sguazzava nella top ten. Il suddetto quesito amletico rimane, così come la paginetta di storia automobilistica scritta in Russia da Carlos.

Hamilton: 9. Carnefice, killer, tiranno. Nel senso sportivo dei termini, ovvio. Una volta archiviato il terzo Mondiale personale e cannibalizzato del tutto il povero compagno squadra, lo sfacciato Lewis si concederebbe volentieri una sana scazzottata-antipasto con il principale avversario della prossima stagione (se lo augurano un po’ tutti), proveniente dalla Germania e di Rosso vestito… Nel frattempo, s’è goduto il giretto turistico in quel di Sochi. Con una calma quasi “olimpica”.

Pérez: 9. Non ce ne voglia il padrone del Mondiale, ma il terzo posto a Sochi di Sergio ha lo stesso peso specifico della sua vittoria. Force India vs Mercedes: il confronto è ai limiti del non quotabile dai bookmakers. Il messicano ed il suo box sono bravi ad azzardare una strategia con sosta anticipata, l’incidente tra Bottas e Raikkonen completa poi l’opera. Primo podio stagionale, quinto in carriera, e non si parli di “furto” o colpo di fortuna, perché Checo avrebbe meritato a prescindere questo risultato.

Vettel: 8. Gli mancava un corpo a corpo con il compagno Raikkonen. Il breve spettacolo che ne è scaturito è stato leale e divertente, accontentati tutti gli amanti della F1. Nel Krasnodar, Seb conquista il secondo posto nella generale, cavalcando la iella del connazionale d’argento e un’entusiastica fiducia ormai irreversibile. Gli altri s’azzuffano, si stuzzicano o si “scontrano”, lui sale sorridente sul podio, per l’undicesima volta in stagione, e pensa già in grande per il 2016.

Bottas: 7+. A lui, la Russia piace tanto. Se non fosse stato per il tradimento perpetrato dal più anziano connazionale, avrebbe calato il poker di terzi posti, in due edizioni del GP di Sochi, tra qualifiche ufficiali e gare. Per quasi un’ora di competizione, fa registrare parziali monstre nei primi settori del tracciato, girando non distante dai ritmi Mercedes. Esce sconfitto, suo malgrado, dalla guerra civile finlandese, ma il soldato Valtteri è ufficialmente tornato. O, forse, non era mai andato via del tutto…

Kvyat: 6,5. La voglia matta di ben figurare dinanzi al suo popolo lo spinge oltre i limiti di questa bistrattata Red Bull. Undicesimo e dietro il più quotato team-mate in griglia, quinto e davanti ad uno sfortunato Ricciardo (ritiro in extremis) sotto la bandiera a scacchi. Certo, beneficia degli “omicidi-suicidi” altrui, ma la buona prestazione individuale va al di là.

Raikkonen: 6-. Vis pugnandi da 8 pieno, crash finale da 4… Partenza da campione, bellissimo duello reiterato con l’altro finlandese del gruppo, contatti, provocazioni visive negli specchietti, nessuna riverenza nemmeno verso Vettel. Peccato per quell’ultimo giro: l’iridato 2007 è entrato deciso per passare la Williams che stava chiudendo la traiettoria, ma l’impressione di tutti è stata che Kimi abbia cercato di infilarsi in uno spazio che in realtà non esisteva. Inevitabile la penalizzazione di 30 secondi da parte della Direzione gara, con conseguente retrocessione in ottava posizione. Ignaro, “ufficializza” il titolo costruttori alla Mercedes.

Rosberg: N.C. L’eterno secondo rischia ora di ammalarsi irrimediabilmente della “Sindrome di Calimero”. Il deprimente mix di giustificato vittimismo, evidente sfortuna e cronica rassegnazione può minarne addirittura il prosieguo di carriera. Lui cerca di ostentare sempre equilibrio, ma la fiducia in sé e nel mezzo nonché la convivenza umana e agonistica con Hamilton sono ai minimi storici. Dovesse restare ancora a lungo in Mercedes il dittatore di Stevenage, forse farebbe meglio a cambiare aria…

Charlie Whiting: 0. Il Direttore di corsa, delegato alla sicurezza, starter permanente e capo del dipartimento tecnico della FIA ha permesso (o non ha impedito) l’ingresso in pista dell’addetto per rimuovere il pezzo di alettone perso da Carlos Sainz Jr. Per un soffio, l’“invasore legalizzato” non veniva investito da Vettel, per non rallentare nuovamente la gara con la safety car. Ma siamo impazziti…?!

 

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