Vuelta a España 2015: le rosee prospettive di Fabio Aru

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Più che la vittoria alla Vuelta a España 2015 in sé, sono i tre podi complessivamente colti nelle classifiche finali dei grandi giri, di cui due nella stessa stagione, a colpire particolarmente di Fabio Aru.

O meglio, sono quei podi in relazione all’età (25 anni compiuti a luglio) e alle stagioni da professionista (appena tre) ad illustrare meglio di qualsiasi altro dato l’assolute valore di questo ragazzo. Intendiamoci: ogni atleta fa storia a sé e, sebbene la mentalità del “tutto e subito” sia spesso imperante tra i tifosi, un campione può scoprirsi tale a 22, 25 o 30 anni, soprattutto in un’epoca nella quale le carriere si allungano e dunque anche il picco di rendimento si sposta più in là. Questo vale per una notevole quantità di discipline sportive, di squadra e individuali, estive e invernali, dunque non solo per il ciclismo.

Ma proprio per questo certi risultati conseguiti con così poca esperienza sulle spalle assumono una valenza ancora maggiore, rafforzano anzi le rosee prospettive – l’aggettivo non è scelto a caso – di un campione che ha tutte le carte in regola per aumentare considerevolmente il proprio palmarès. Un passo dopo l’altro, ovviamente, senza avere fretta di stravincere, senza aspettarsi che nel 2016 debba per forza imporsi in una grande corsa a tappe: è evidente, però, che dopo aver vinto la Vuelta Fabio Aru può guardare a qualcos’altro. Al Giro d’Italia, al Tour de France, magari persino a qualche Mondiale dal percorso particolarmente selettivo: tempo e gambe sono dalla sua parte, la sensazione di essere appena agli albori di una carriera notevole è piacevolmente difficile da scacciar via.

foto: pagina Facebook Fabio Aru Fans Club

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marco.regazzoni@oasport.it

 

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