Vuelta a España 2015: corridori o birilli?

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Fortunatamente quest’oggi, in una tappa comunque emozionante della Vuelta a España 2015, non si sono registrati ulteriori incidenti con protagoniste da una parte auto e moto al seguito della corsa e, dall’altra, ovviamente i corridori.

Quanto accaduto nei giorni scorsi a Peter Sagan e Sergio Paulinho, peraltro compagni di squadra nella fila di una Tinkoff il cui patron non ha lesinato parole durissime sul proprio account Twitter, deve però far riflettere, anche perché non si tratta certo dei primi casi stagionali di questo genere. Basti pensare alla diciottesima frazione del Tour de France, quando Jakob Fuglsang – oltretutto in fuga – fu investito da una moto sulle rampe del Glandon; o al Giro delle Fiandre, quando un’automobile dell’organizzazione non lesinò un violento colpo, con lo specchietto, al neozelandese Jesse Sergent. Insomma, sono corridori che fanno fatica o birilli da abbattere come in una pista di bowling?

Risulta difficile quantificare i mezzi al seguito della corsa: televisioni, altra stampa, giuria, organizzazione, ammiraglie, medici, sponsor. Ovviamente, tanto più la competizione diventa importante, quanto questo numero cresce esponenzialmente: eppure, nemmeno il ciclismo femminile, che viene purtroppo considerato quasi un altro sport sul piano dell’attenzione mediatica ed economica, è immune da questi casi, come abbiamo visto proprio ieri con la nostra Ilaria Sanguineti. Senza dubbio, una quantità maggiore di mezzi al seguito aumenta le possibilità di incidenti, come è più probabile incappare in un problema del genere nel traffico cittadino piuttosto che su una strada di campagna: a far veramente la differenza, però, è la preparazione di chi è alla guida di auto e moto.

Nessun dubbio su team manager e direttori sportivi, abituati da sempre a districarsi con manovre da Formula 1 senza conseguenze per nessuno: qualche dubbio in più, invece, per organizzazione e mezzi di comunicazione, visti i casi appena citati. Il mestiere del corridore, uomo o donna che sia, è faticoso, impegnativo e pericoloso come pochi altri: basti pensare all’immagine del gruppo, con file e file di atleti affiancati che sfrecciano a velocità folli, oppure alle discese alpine e pirenaiche dalle quali senza straordinarie abilità di controllo del mezzo si rischiano conseguenze incredibili.

Perché, dunque, aggiungere un ulteriore rischio per la sicurezza dei ciclisti con questo corollario di mezzi al seguito? Sappiamo già che per ragioni economiche e di adeguata copertura mediatica non sarebbe possibile una riduzione degli stessi. Ma regole più stringenti e una maggiore preparazione dei “piloti” non sono solo possibili, bensì doverose per garantire le migliori condizioni a chi si dedica a questo magnifico sport. 

foto: pagina Facebook Team Sky

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 marco.regazzoni@oasport.it

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