Rugby – Mondiali 2015, l’Italia e quei quarti di finale: tra sogno ed utopia

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Altro giro, nuove speranze, stesso sogno. Da ventotto anni ed otto edizioni dei Mondiali, per l’Italia del rugby il traguardo da inseguire è sempre quello dei quarti di finale. Da coach Bollesan a monsieur Brunel, da Innocenti a Parisse, passando per Cuttitta fino a Troncon e Dominguez. Generazioni di allenatori e giocatori schiacciate dal peso di un obiettivo mai raggiunto e, oltretutto, sfiorato concretamente soltanto nel 1987 (passarono le Fiji per una meta in più) e nel 2007, con l’ormai famosa partita persa contro la Scozia per 16-18. Le premesse, come nel 2011, appaiono però tutt’altro che incoraggianti per la realizzazione di un’impresa.

Perché di vera e propria impresa si tratterebbe. Del resto, gli azzurri partono ampiamente sfavoriti nel pronostico sia nel match con la Francia che con l’Irlanda. E sconfiggere una delle due sorelle del Sei Nazioni è una conditio sine qua non per poter quantomeno sognare l’accesso tra le prime otto del mondo, che anche con una vittoria su Verdi o transalpini non sarebbe scontato. Tifosi, appassionati ed addetti ai lavori hanno legittimamente inquadrato la sfida con i Bleus quale incontro decisivo per le sorti italiche alla Coppa del Mondo, non a torto. I galletti, pur in crescita nei test di preparazione, sono una squadra decisamente meno solida dal punto di vista strutturale e psicologico rispetto all’Irlanda, capace di ergersi a corazzata nelle ultime due stagioni sotto la guida di Joe Schmidt e di conquistare gli ultimi due Sei Nazioni. La gestione di Philippe Saint-André è sotto l’occhio del ciclone da ormai diversi anni: vuoi per la mancanza di stabilità nelle scelte in mediana (ma loro di scelte ne hanno), vuoi per l’assenza di uno spirito collettivo, vuoi per l’essersi arrangiati con un gioco basato prettamente sulla potenza fisica senza grande costrutto, accantonando quindi il rugby champagne tanto caro Oltralpe. Se non è una bestemmia poco ci manca.

Come accennato, tuttavia, proprio nelle settimane antecedenti alla vigilia mondiale i francesi sembrerebbero aver messo a posto diversi tasselli del proprio puzzle. Anche l’Italia, dal canto suo, sembrava aver messo ordine tra le tante scartoffie grazie all’eccellente prestazione sfornata a Cardiff contro il Galles, ma è bastato l’infortunio a Sergio Parisse (e quello non banale a Luca Morisi) a togliere nuovamente certezze ad un gruppo enigmatico, che al Millennnium Stadium è sembrato piuttosto dipendente dal proprio capitano. D’altronde, una figura come il numero otto azzurro è imprescindibile per carisma, leadership e talento: a tutto questo va aggiunto che l’italo-argentino è probabilmente in uno dei suoi migliori momenti di forma della carriera. La sua assenza, insomma, ha un peso specifico assai importante, proprio perché al momento Parisse sembra essere più di un semplice capitano, ma quasi una guida. I motivi sono facilmente riconducibili alla gestione degli ultimi mesi di Jacques Brunel, apparso freddo e distaccato dall’ambiente azzurro, come se i tre anni passati fin qui sulla panchina italiana lo avessero prosciugato dal punto di vista delle energie nervose. Emblematico è stato il suo atteggiamento durante lo scontro tra azzurri e FIR sui premi (e non solo), in cui il ct francese di fatto non ha mai preso posizione, tenendosi fuori dalla questione. Giustamente o meno, è un altro piano di maniche. Quel che è certo è che tra il gruppo e il coach ci sono stati giorni migliori.

Anche le parole di Ghiraldini, rilasciate al Corriere delo Sport, sembrano quasi confermarlo: “Prima di Cardiff si è come accesa la lampadina, c’è stata un’intensità diversa. Che lo staff non può darti, dipende da noi giocatori. Ci crediamo”. Insomma, mai come in questa occasione gli azzurri sembrano essere piuttosto dipendenti da loro stessi. innanzitutto psicologicamente. Ed essere presenti con la testa (come non è successo nella sconfitta in Scozia, ad esempio) e con il cuore è una prerogativa fondamentale per una squadra che, quanto a mezzi tecnici, paga uno scotto importante dalla Francia. Anche per questo, l’assenza di Parisse contro i transalpini rende tutto più difficile. Anche se non impossibile.

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daniele.pansardi@oasport.it

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