Motomondiale 2015, MotoGP: solo quattro “finali” per Valentino Rossi e Jorge Lorenzo. I circuiti favorevoli

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Un bellissimo GP di Aragona è appena stato consegnato agli annali del motociclismo, eppure gli appassionati incalliti della velocità su due ruote sono già proiettati verso il tradizionale trittico del Pacifico: Giappone, Australia, Malesia. Senza soluzione di continuità, tutto d’un fiato, 11-18-25 ottobre. Prima della finalissima di Valencia, l’8 novembre. E dopo le tre “finaline” austro-asiatiche, statene certi, di pacifico rimarrà solo l’Oceano (così battezzato dal navigatore portoghese Ferdinando Magellano per via delle sue acque calme ma proprio lui, per un brutto scherzo del destino, troverà morte violenta su di un’isola da esso bagnato)…

Mancano quattro gran premi al tramonto di questo emozionante mondiale MotoGP, i punti sul tavolo sono 100, almeno questo è certo. Valentino Rossi ne ha in pugno 14 in più e deve difendersi dagli attacchi, provenienti da ogni dove, di un indemoniato Jorge Lorenzo. Nell’ultima mano, giocata sul terreno di casa, lo spagnolo ne ha ripresi 9, cancellando parzialmente la caduta di Misano, causa della metà quasi esatta del precedente gap di 23 punti. Al Motorland Aragon il livello dello scontro è stato altissimo, nonostante sia mancato il corpo-a-corpo tra i due yamahisti, e sono state emesse le prime importanti sentenze: Marquez s’è fatto fuori dai giochi e potrà “solo” fare da arbitro parziale (attenzione al sottile doppio senso dell’aggettivo…) da Motegi a Valencia, di conseguenza la Casa dei tre diapason, archiviato anzitempo quel titolo costruttori che le mancava dal 2010, si giocherà quello piloti con una spietata roulette russa in famiglia. Ancora, Lorenzo sembra inavvicinabile quando parte (sull’asciutto) dalla prima casella e riesce a fare il suo ritmo lontano dalla bagarre; Rossi, da par suo, è carico a pallettoni e non ha la minima intenzione di mollare proprio ora che la Decima è lì ad un tiro di schioppo. In qualifica non c’è stata quasi mai partita, in gara, c’è stata quasi sempre battaglia campale.

Avanti così, però, Rossi non può tirare ancora tanto. Non vuole difendersi “a catenaccio”, non è nella sua natura, ma è costretto a fare di necessità virtù. Non è mai riuscito a mettersi in condizione di lottare alla pari con il compagno di squadra, in un GP da front-runner, tuttavia non può continuamente sperare che le circostanze o il meteo facciano da granello di sabbia che inceppa il meccanismo altrimenti perfetto che Lorenzo è in grado di innestare in condizioni di gara ordinarie. Alla fine, nelle ultime cinque gare Jorge ha espresso una supremazia quasi assoluta in prova/qualifica, non capitalizzata la domenica soltanto per gli innati limiti di adattamento alle variabili di corsa. Quando le condizioni diventano infide, oppure si tratta di sportellare con la scimitarra fra i denti, il Dottore ha pochi rivali e tanti “pazienti” a cui consigliare cure per la salute del sistema nervoso…

Numeri e dichiarate predilezioni alla mano, il blocco Motegi-Phillip Island-Sepang è, nel complesso, favorevole a Valentino, mentre l’ultimo round in quel di Valencia fa registrare uno score perfettamente in parità con due vittorie in MotoGP a testa. Il Giappone (Suzuka più Motegi) è storica terra di conquiste mondiali per il Dottore, che proprio dal Paese del Sol Levante e dal suo mito giovanile Norifumi Abe mutuò il simpatico soprannome Rossifumi: nella classe regina, quattro vittorie per il tavulliese – la più recente nel 2008 però – contro le tre di Lorenzo, trionfatore a Motegi nelle ultime due stagioni. A Phillip Island, invece, il divario pro-Rossi è nettamente maggiore: ben otto squilli (record del circuito), tra 500-MotoGP e 250, contro le tre affermazioni del maiorchino. L’anno scorso Valentino, partito dall’ottava posizione in griglia, vinse la gara proprio davanti a Lorenzo rifilandogli quasi 11 secondi di distacco. Infine, l’immaginifica terra del Sandokan salgariano: in Malesia, la tigre italiana ha chiuso la gara davanti a tutti sette volte (anche qui primatista assoluto), lo squalo spagnolo una sola volta, mai nella massima classe.

Indipendentemente dal meteo e dai curricula comparati relativi alle quattro tappe che sanciranno il Campione 2015, di qui all’8 novembre Valentino dovrà osare di più fin dalle qualifiche; per raggiungere in anticipo quel feeling con la moto, che arriva puntualmente a gara in corso, ma che Jorge trova prima di tutti, consentendogli di mettersi sulle tracce della vittoria domenicale con un abbrivio che diventa ben presto solco. Sperando sia solo un discorso a due sino al termine, perché le voci di una possibile “Triplice alleanza ispanica” contro l’eroe italico mal si assocerebbero al favoloso mondo della MotoGP.

 

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