Mondiali Richmond 2015: ItalDonne a secco di medaglie, non di qualità

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Non è frequente che l’Italia chiude una rassegna del ciclismo su strada, continentale od iridata, senza nemmeno una medaglia dal settore femminile. Ad onor della statistica, per quanto riguarda i Mondiali ciò non avveniva dal 2008, ma ai tempi le ragazze gareggiavano solamente con la categoria élite e dunque non era in programma la competizione juniores, aggiunta solamente nel 2011.

Un quarto posto nella massima categoria, un sesto in quella giovanile: sono questi i migliori risultati conseguiti a Richmond dalla spedizione di Dino Salvoldi. Tra le élite, come abbiamo già ampiamente detto, Elisa Longo Borghini ha perso il bronzo per pochi centimetri in un fondamentale di gara, quello della volata, di cui non è certo specialista: viene da pensare che Giorgia Bronzini, senza quel problema al cambio che l’ha costretta a tagliare il traguardo a piedi, avrebbe forse potuto riportarsi sul gruppo frustato dalla Armitstead e combattere così ad armi pari per una medaglia, ma con le ipotesi (e le doverose recriminazioni) non si cambia il corso degli eventi. Comunque, in quest’occasione l’Italia ha interpretato bene la corsa: monumentale Scandolara sia in chiusura sia in attacco, pronte le capitane a reagire una volta annullato il tentativo della veronese. Sono mancati solo gli ultimi metri ed è così arrivato il secondo quarto posto consecutivo: risultato estremamente amaro ed altrettanto ingeneroso verso un movimento che anche a Richmond si è confermato, come completezza, uno dei migliori in assoluto.
Piccola parentesi sulla cronometro: mentre Adriano Malori gioiva per il suo straordinario argento, Silvia Valsecchi finiva molto lontana dalle migliori. Realisticamente la lecchese avrebbe potuto puntare ad un piazzamento tra il decimo e il quindicesimo posto, di fatto è finita ben più indietro: in ogni caso, da troppo tempo l’Italia non trova una cronowoman in grado di competere per le primissime posizioni e questo è piuttosto strano, soprattutto se consideriamo i sensibili miglioramenti ottenuti, anno dopo anno, dall’inseguimento su pista, una disciplina che qualche affinità con la cronometro ce l’ha indubbiamente.

Anche in questo affidiamoci alle giovani: le stesse giovani che non sono abituate a non salire sul podio nella gara iridata juniores, ma si sono dovute arrendere, loro malgrado, allo strapotere di Chloe Dygert. In questa categoria non sono molte le occasioni di confronto internazionale, dunque forse in pochi conoscevano l’americana che ha centrano la doppietta cronometro-prova in linea: per l’Italia, Salvoldi ha evidenziato una buona dose di rimpianto “per non essere entrati nella fuga decisiva, nonostante l’ottimo lavoro svolto successivamente” che ha riportato il gruppone ad una manciata di secondi quantomeno dall’argento. Elisa Balsamo, sesta e al primo anno nella categoria, rappresenta un prototipo di atleta competitiva in ogni terreno che vanta davvero un potenziale intrigante: un po’ come Sofia Bertizzolo, di un anno più esperta, ormai pronta a passare tra le élite. Il suo ultimo Mondiale della categoria non è stato esaltante, tuttavia la veneta (e la sua omonima Beggin, assente causa infortunio) rappresenta senza dubbio uno dei migliori prospetti in assoluto per il ciclismo femminile dei prossimi anni.

foto: Federciclismo

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marco.regazzoni@oasport.it

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