F1, GP Singapore 2015, le pagelle: la classe cristallina di Vettel e il mal d’Asia della Mercedes. Rinascimento Ricciardo, Medioevo McLaren-Honda…

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Nel corso dei secoli, svariati popoli hanno cercato di conquistare Singapore in modo permanente: malesi, indiani, portoghesi, olandesi, britannici, giapponesi. Per un motivo o per un altro, non ci è mai riuscito nessuno. Bene, nel XXI secolo ci è riuscito un tedesco, Sebastian Vettel, anche se si tratta di un dominio solo sportivo. Per fortuna. Il pilota di Heppenheim, su otto edizioni del GP singaporiano, ne ha vinte quattro, più tre pole personali. Il doppio exploit sabato-domenica di Seb ha costituito l’ennesima conferma che da queste parti è più famoso di qualche generale o politicante del passato. Comparse di lusso, per l’occasione, Daniel Ricciardo e Kimi Raikkonen, strameritatamente sul podio; scomparsi di lusso, invece, Lewis Hamilton (al primo ritiro stagionale) e le solite McLaren-Honda del tandem sull’orlo di una crisi di nervi Alonso-Button. Torna a sorridere anche Valtteri Bottas.
Le pagelle.

 

Vettel: 10. Non si vincono quattro titoli mondiali consecutivi e 42 GP, con 46 pole position (su un totale di 152 gare!), per caso o solo per grazia motoristica ricevuta. La Ferrari SF15-T di questa stagione è indubbiamente migliore rispetto alle più recenti figlie di Maranello ma, nel caso di Seb, la “presenza del pilota” in pista e ai box è più che tangibile, decisiva, trainante. A Marina Bay si beve tutto e tutti: due lattine di Red Bull, cronometri, fastidiose safety car, freccette color argento e persino uno sconsiderato spettatore bellamente a passeggio sul circuito. Forse non ci sarà un altro Schumacher, tuttavia la classe e la fame di Vettel ricordano molto quelle del suo leggendario connazionale.

Ricciardo: 9. Nonostante l’abbondante sangue italico presente nelle sue vene, potrebbe non conoscere esaustivamente il movimento storico-culturale del Rinascimento. La sua performance non è per nulla paragonabile ai capolavori dell’arte universale firmati da Leonardo, Michelangelo, Donatello e via elencando (di sicuro il cognome di Daniel suona bene, in mezzo a questi mostri sacri del genio umano) ma il senso di rinascita sportiva vissuto a Singapore dall’australiano è concreto e non si può sminuire. Nella prossima stagione, i motori Red Bull potrebbero essere tinti di rosso Ferrari, in attesa che il matrimonio venga messo nero-su-bianco, Ricciardo dà una bella lezioncina al cadetto russo di casa e torna a sognare un meritato ruolo da protagonista in F1.

Raikkonen: 8. Dopo la falsa partenza di Monza, non poteva ri-assentarsi all’appuntamento con il podio. Di nuovo competitivo in qualifica, Iceman non tradisce, stavolta, il suo soprannome e resta freddo per tutte le due ore del GP più faticoso e appiccicaticcio del Mondiale. Terzo posto quasi mai in discussione e Ricciardo più volte messo nel mirino, anche grazie ai ricongiungimenti provocati dall’ingresso della safety car. Pilota solido, spalla ideale per Seb.

Bottas: 7. Dopo le recenti scoppole infertegli dalla vecchia volpe di Casa Williams, Massa, il finnico si toglie una discreta soddisfazione personale. Certo, sono ancora lontani i tempi dei podi “facili” (vedi Mondiale 2014), però il quinto posto di Marina Bay con ritiro di Felipe può essere un’utile iniezione di fiducia in vista delle ultime sei gare e del Campionato 2016.

Mercedes: 4. ‘O famo strano?! Che la Casa anglo-tedesca vincerà il Mondiale costruttori e, salvo inspiegabili harakiri, quello piloti sembra ad oggi certezza acquisita. Però al Team Mercedes le cose ordinarie non sono mai piaciute ed ecco servito un po’ di peperoncino gratuito sul minestrone, quello che meccanici & superiori hanno goffamente preparato con Rosberg, a Monza e sulla pit lane di Singapore (vettura inopportunamente ferma), e con Hamilton ieri. La dichiarazione post gara di Vettel ‘Se ci saranno altri weekend come questi potremo dare fastidio alla Mercedes’ ha poi tutte le credenziali di una molesta zanzara equatoriale… Quantomeno Nico salva il salvabile e rosicchia dodici punticini al campione in carica. Se il cosiddetto “mal d’Africa” si riferisce alla sensazione di nostalgia di chi ha visitato l’Africa e desidera tornarci, il “mal d’Asia” di cui hanno sofferto le Frecce d’Argento in questo fine settimana si riferisce alla sensazione di disagio di chi ha gareggiato a Singapore e non desidera ricordarlo. Oops, tra appena sette giorni si corre in Giappone. Continente?!

McLaren-Honda: 1. Evitiamo lo zero spaccato solo per riverenza nei confronti di due maturi ex Campioni del mondo come Alonso e Button e di una scuderia il cui nome ha fatto la storia di questo sport. Ancora un doppio ritiro – il quarto stagionale – appena 17 punti nella classifica costruttori, due mezzi inadeguati che paiono provenire da una tetra epoca remota. I rimpianti per il roseo passato che fu sono ormai ai livelli di guardia tanto da ipotizzare un’imminente uscita di scena da parte di qualche (non)protagonista…
Dispiace, ma sono dati oggettivi.

Singapore Street Circuit: 5. La precisa media aritmetica tra il 10 per la bellezza paesaggistica, la modernità onnipresente, la sontuosità del paddock e lo 0 per l’incredibile facilità con cui l’Organizzazione s’è fatta fregare dal viandante squilibrato alla ricerca di emozioni forti (ha trovato solo l’ingresso della safety car e, probabilmente, una solenne lavata di testa dalle severe autorità locali). Da non dimenticare che il miracolo illuminotecnico del Singapore Street Circuit è 100% made in Romagna: quasi 1600 proiettori di luce studiati in modo tale da evitare problemi di visibilità ai piloti. Un esempio vincente di creatività e innovazione italiane che, alla lettera, si “mette in luce” nel mondo. Come la Ferrari, appunto.

 

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Foto: Valerio Origo

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