F1, GP Giappone 2015, le pagelle: Hamilton “quasi” perfetto, Rosberg troppo tenero. Ferrari su, Red Bull giù

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Nel Paese del Sol Levante, l’alba non è diventata rossa e i sogni Ferrari sono definitivamente svaniti. Le Mercedes sono tornate cannibali (ottava doppietta stagionale) e il Mondiale resterà un affare Hamilton-Rosberg. O Hamilton versione on contro Hamilton versione off, al massimo. Nel frattempo, il britannico ha raggiunto a quota 41 il suo mito Senna nella speciale graduatoria dei Gran Premi vinti in carriera. A tutti i ferraristi rimarrà il ricordo di una settimana vissuta con inattese speranze iridate e, soprattutto, con la certezza di aver compiuto progressi enormi che, in ottica 2016, potranno costituire le solide fondamenta su cui edificare qualcosa di davvero importante… Per i sogni (realizzabili) bisognerà quindi aspettare l’anno prossimo, come da programmi marchionniani. La gara di Suzuka non è stata ricchissima di spunti emozionali e colpi di scena, come le ultime quattro, ed ha avuto due momenti chiave insindacabili: il sorpasso “diretto” al via di Lewis ai danni del tenero Nico ed il sorpasso “indiretto” che lo stesso Rosberg ha effettuato ai danni di Seb anticipando il secondo pit stop. Ma ora spazio alle pagelle.

 

Hamilton: 9. Perché un voto in meno rispetto alla massima valutazione possibile, nonostante un GP dominato ed il terzo titolo individuale quasi in cassaforte? Per due motivi. Nella lotta per la pole, fino a prova contraria – red flag – ha perso il confronto con il compagno di scuderia, seppur di un soffio. Eppoi, non convincono del tutto gli atteggiamenti, in pista e fuori. Eccentrico ad ogni costo, talvolta spaccone, irriverente, provocatore all’occasione (leggi dichiarazioni post qualifiche). E’ giusto essere aggressivi (vedi sorpasso in partenza), ma anche il comportamento sul podio potrebbe essere migliore; snobbato del tutto l’odiato team-mate, nemmeno una stretta di mano di circostanza. Lewis è un fuoriclasse della F1, assodato, sarebbe bello diventasse altresì un campione nella vita.

Vettel: 8. Partenza da urlo, decimo podio stagionale. Non gli crediamo affatto quando dice che si poteva fare qualcosa di più. Si chiama falsa modestia, ne sono portatori sani tutti i grandissimi dello sport, e Seb lo è assolutamente; sono dichiarazioni che fanno parte anch’esse del processo di crescita della Ferrari versione Arrivabene. Però ciò che piace davvero tanto è vederlo sempre sul pezzo, con la bava alla bocca, nelle libere, in qualifica e quando sono in palio i punti, il suo pane quotidiano. Il passo gara Mercedes non gli avrebbe lasciato scampo, anche con una pit stop story differente, ma per uno squalo famelico come lui 15 punti non saranno mai sostanziosi quanto i fatidici 25. Il suo chiodo fisso. E ricordiamoci sempre da quali basi partiva quest’anno…

Raikkonen: 7. Se per Vettel c’è qualche rammarico legato alla strategia, l’opposto si può dire per Kimi; il finlandese ha scavalcato le due Williams approfittando del contatto tra Massa e Ricciardo al via e ha superato Bottas proprio grazie ai pit stop. Giunto negli scarichi del finnico, il box lo ha spinto ad anticipare la sosta, permettendogli l’undercut ai danni del più giovane connazionale. Il quarto posto finale lo ha soddisfatto: Abbiamo fatto il massimo che avremmo potuto con la posizione di partenza che avevamo, ha dichiarato. L’attuale quarto posto nella classifica iridata e le ottime prestazioni delle ultime uscite stanno facendo crescere anche il voto generale relativo alla sua stagione 2015.

Rosberg: 7. La prestazione domenicale in sé per sé sarebbe da sufficienza o giù di lì, tuttavia, il tedesco dall’aplomb scandinavo merita un giudizio superiore perché è stato assolutamente all’altezza del dominante compagno di squadra, dal venerdì allo spegnimento dei semafori rossi, e perché piace il suo modo di vivere le situazioni scottanti, la competizione, la sconfitta. Equilibrato, educato e silenzioso, il buon Nico, speriamo per lui non abbia “solo” sbagliato pratica sportiva ed epoca…

Max Verstappen: 6. Lo hanno sbarcato nel vertiginoso Circus by Uncle Bernie con le etichette ancora attaccate al polso: predestinato della velocità, nuovo messia del volante, Maradona della F1 e chi più ne ha più ne metta. Il figlio di Jos – per il momento, risultati alla mano, dovrebbe essere conosciuto principalmente per questo – ha stoffa e personalità da vendere, una vettura mediocre, 32 punti in classifica ed un quarto posto come migliore piazzamento stagionale. Nono a Suzuka, ultimo fra i piloti a pieni giri, Mister No (questo il suo nick ufficiale nel paddock) continua a sorprendere con le sue manovre azzardate e spettacolari. Fra due giorni diventerà maggiorenne e, forse, verrà trattato come un giovane pilota qualsiasi, talentuoso sì, ma bisognoso di crescere per gradi, serenamente e senza inutili “strappi” professionali. Voto di stima e fiducia.

Red Bull: 2. Nemmeno il tempo di incensarla per gli ottimi risultati di Singapore ed ecco servita in Giappone la controprestazione totale; dallo schianto di Kvyat in Q3 al contatto fatale di Ricciardo alla partenza, weekend da bollino nero per le ex Frecce Blu. Un tredicesimo e un quindicesimo posto finali da dimenticare in fretta, così come le infinite incertezze sulla futura motorizzazione della scuderia anglo-austriaca.

Alonso: s.v. Le sue esternazioni in occasione dei team radio (ho un motore da GP2 più un laconico imbarazzante, dopo l’ennesimo sorpasso subito passivamente) danno adito a valutazioni contrastanti tipo: era il caso di umiliare in mondovisione i motori Honda proprio nella gara di casa?! Oppure: può capitare a chiunque di sfogare le tonnellate di rabbia agonistica accumulate in mesi di nulla cosmico, senza stare a pensare dove ci si trova. Di sicuro c’è che il trentaquattrenne di Oviedo è ormai al limite della sopportazione, vorrebbe che la stagione finisse oggi e i recenti risultati della Ferrari non stanno certo aiutando la sua stabilità mentale… Evidentemente, Nando ha sentito l’impellente bisogno di lanciare messaggi tutt’altro che subliminali ai suoi capoccioni. Tempismo e/o modalità errate? De gustibus, è un uomo prim’ancora di essere un pilota professionista, per di più ex bi-campione del mondo. Come performance “radiofonica”, però, preferiamo di gran lunga quella (virale) di Vettel-Cutugno, almeno a Singapore abbiamo sentito note di gioia e non di frustrazione. Rivedibile, giudizio sospeso.

 

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