Vuelta a España 2015, salite ma non solo: tutti i momenti chiave della corsa

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L’attesa – e mai come quest’anno era davvero tanta – sta per finire. Partirà domani da Puerto Banús, con una cronosquadre di 7km, una Vuelta a España 2015 potenzialmente spettacolare e ricca di emozioni considerando il campo dei partenti e soprattutto il percorso, al solito estremamente esigente oltretutto fin dalla prima settimana.

Per vedere i vari Froome, Quintana, Nibali e Aru (il poker dei favoriti) muoversi in prima persona, infatti, probabilmente non si dovrà attendere più di tanto. Non la seconda tappa (arrivo per scattisti) e nemmeno la sesta, perché la salita finale verso Sierra de Cazorla è soltanto di terza categoria, ma sicuramente la settima, con il primo vero arrivo in salita. E, come molte ascese della corsa, si tratta di una montagna inedita, l’Alto de Capileira (1^ categoria), che condurrà al traguardo di La Alpujarra. Lungo i 18km con il naso all’insù raramente la pendenza scenderà sotto il 5% ad eccezione di un tratto pianeggiante, con una rampa al 14% potenzialmente decisiva ad un chilometro dalla vetta. La miccia, insomma, potrebbe scattare. E prendere ulteriormente fuoco nella nona tappa con arrivo a Cumbre del Sol (Benitatxell): lo spazio per attaccare è di soli 4km, quanto basta tuttavia per rendere l’Alto de Puig Llorença una salita di 1^ categoria con pendenze fino al 19%.

L’Alto del Desierto de las Palmas non  desterà preoccupazioni per la sua lontananza dal traguardo nella successiva tappa di Castellon, che porterà i corridori al giorno di riposo ad Andorra la Vella. La quiete prima della tempesta perfettaPurito Rodriguez ha definito l’undicesima tappa della Vuelta 2015 “epica” e ne ha ben donde, perché si tratta probabilmente della più dura nella storia del Grande Giro spagnolo. Da correre interamente in territorio andorrano, i 138km in programma presentano la bellezza di sei Gran Premi della Montagna. Nell’ordine: tre di prima categoria, uno especial (la Collada de la Gallina), uno di seconda categoria e il finale su un altro di prima categoria, su cui posto l’arrivo a Cortals d’Encamp. E’ il primo vero spartiacque della Vuelta con i suoi 4950 metri di dislivello, in cui i minuti potrebbero fioccare e le gambe di molti saltare completamente.

Per gli uomini di classifica le giornate di relativo riposo saranno due, prima di un trittico infernale sulle montagne cantabro-asturiane dove la classifica potrebbe anche assestarsi in maniera quasi definitiva. Ad inaugurarlo sarà l’arrivo all’Alto Campo di Fuente del Chivo dopo 215km di corsa, tanti soprattutto alla quattordicesima tappa. Sarà la seconda salita di categoria especial affrontata dai corridori, di ben 18km e dalle pendenze regolari ma mai al di sotto del 7%. La Cantabria lascerà il posto all’Asturia, che accoglierà il plotone con i 12km conclusivi dell’Alto de Sotres, un Gpm di 1^ categoria su cui non si scende sotto il 10% di pendenza media negli ultimi tre chilometri. Ma il tappone vero arriverà lunedì 7, con i 185km da Luarca a Ermita de Alba. Il dislivello è addirittura maggiore rispetto all’inferno andorrano (5010 metri) e l’altimetria presenta una salita in più (sette contro sei), ma le prime quattro (due di 3^ e due di 2^ categoria) non saranno in fila. Negli ultimi 40km, tuttavia, non ci sarà nemmeno il tempo di respirare. Prima l’Alto de Cordal (2^ categoria), poi l’Alto de la Cobertoria (1^ categoria) e infine l’Ermita de Alba, la terza ascesa especial della Vuelta e anche la più dura: 7km in cui non si scende quasi mai sotto il 10%, con una pendenza massima del 21%. Al termine della tappa, difficilmente la classifica non avrà subito l’ennesimo scossone.

Finita? Macché. Il giorno di riposo sarà tutt’altro che rilassante per i corridori, tra tentativi di recupero e soprattutto la preparazione per la cronometro della giornata successiva. Già, perché se salite e tappe impossibili non dovessero aver deciso la Vuelta, ci penserà la prova contro il tempo di Burgos a stabilire – chissà – una volta per tutte le gerarchie, considerando anche la conformazione (piatta) per specialisti (e i 39 chilometri) della gara. All’antipasto dell’ultima settimana, tuttavia, non seguiranno altri piatti succulenti come i precedenti. Gli arrivi a Riaza e ad Avila potrebbero non dire nulla per la classifica generale, anche perché chi avrà ancora gambe per sognare la Maglia Rossa riverserà presumibilmente le sue forze sulla ventesima tappa, da San Lorenzo de El Escorial a Cercedilla. Non c’è l’arrivo in salita, ma ci sono quattro puerti di prima categoria. La vetta dell’ultimo (Puerto de Cotos) è posta però a 17km dal traguardo (scelta piuttosto ambigua da parte degli organizzatori), il che potrebbe rendere difficile fare davvero la differenza. Ma con Madrid sempre più vicina, del resto, le sole gambe non potrebbero bastare senza la giusta fantasia.

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Foto: Pagina Facebook Team Sky

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