Rugby, Italia: (tanti) dubbi e (poche) certezze dopo la Scozia

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Una partita interlocutoria, con una formazione ben lontana dall’essere quella titolare e con oltre due mesi di carichi di lavoro nelle gambe. Eppure, Italia-Scozia ha saputo offrire ugualmente alcune indicazioni (più o meno importanti, più o meno positive) sullo stato di salute del gruppo e di alcuni singoli sperimentati da Jacques Brunel all’Olimpico. La sconfitta di Torino, tuttavia, può essere presa solo in parte come metro di giudizio, anche se già dal prossimo test di Murrayfield si saprà qualcosa in più sulle condizioni degi azzurri.

COSA HA FUNZIONATO

Valerio Bernabò e Tommaso Benvenuti: ovvero i due principali esperimenti voluti da Brunel. Per entrambi, a marzo, una maglia della nazionale sembrava una chimera, ma grazie ad un ritiro evidentemente convincente e ad una partita giocata in maniera ineccepibile si ritrovano a far parte dei 31 convocati per il Mondiale. ll seconda linea delle Zebre ha di fatto scalzato Bortolami dalle gerarchie per la sua migliore qualità in giro per il campo, mentre Benvenuti ha sfruttato al meglio la partenza dal primo minuto, mettendo in mostra il proprio talento nei limiti del possibile. Con la sterilità dell’attacco azzurro, un altro attaccante non può che far bene.

Samuela Vunisa: rispetto a Parisse è naturalmente un giocatore totalmente diverso, ma se dovesse continuare a crescere nelle prossime settimane il nuovo terza linea dei Saracens potrebbe diventare un’arma in più nell’arsenale di Jacques Brunel. Viene eletto Man of the Match non a caso, malgrado le due ingenuità nei breakdown che costano ben sei punti all’Italia. La speranza è che non si fermi proprio ora.

La mischia: al solito, una delle certezze. Un po’ altalenante nel secondo tempo, quando le riserve scozzesi (che poi sarebbero i titolari) mettono in apprensione gli avanti azzurri, ma nel complesso l’arma principale dell’Italrugby si conferma tale. E i carichi di lavoro degli ultimi mesi, inoltre, sembrano limitarla ancora molto.

COSA NON HA FUNZIONATO

La touche: la maul è imprescindibile per l’Italia, per cui una rimessa laterale così deficitaria toglie di fatto una fondamentale piattaforma d’attacco per gli azzurri. A Torino la gestione della touche è stata largamente insufficiente soprattutto per i lanci di Giazzon e Ghiraldini, certamente non un gran biglietto da visita ad un mese dai Mondiali. Bernabò ha provato a dirigerla al meglio tra i saltatori, ma l’impresa era di quelle difficili.

Sterilità offensiva: d’accordo, mancavano delle pedine fondamentali a livello offensivo come Morisi, Campagnaro e Parisse, ma in campo sono comunque scesi Masi, Sarto, Venditti, Allan, Vunisa e nel secondo tempo anche McLean. Le idee, però, latitano, tant’è che i pick&go sono al solito il metodo più efficace per avanzare. Di sola potenza, tuttavia, difficilmente si fa strada. Ogni qualvolta si è provato a costruire al largo, come di consueto l’Italia è andata in bambola, gestendo male sia tatticamente che tecnicamente tutte le occasioni. Un problema non di singoli, bensì di collettivo. Ma non lo scopriamo certo ora.

Calo finale: i carichi di lavoro si fanno sentire, certo, ma è sempre sorprendente notare come l’Italia si spenga regolarmente e costantemente dopo l’ora di gioco. Sono tanti i giocatori a non essere ancora al top della condizione, ma Brunel e l’Italia intera sanno che non si tratta di un problema estemporaneo, bensì di qualcosa di ben radicato all’interno della nazionale. E anche contro la Scozia lo si è potuto vedere.

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Credit: FotosportIT/FIR – Roberto Bregani

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