PGA Championship 2015, finalmente Jason Day! Primo Major e record da favola, battuto Spieth

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Jason Day


Un respiro profondo, un ghigno simile ad un sorriso, un golf di livello stellare. E poi la commozione, nonché la gloria. Un fenomenale Jason Day, dopo tre secondi posti e tanti rimpianti disseminati negli ultimi anni, spezza il tabù e conquista il suo primo Major della carriera al PGA Championship (montepremi $ 10.000.000) dominando con uno straordinario score di -20 (268 – 68 67 66 67) al Whistling Straits di Sheybogan (Wisconsin). L’australiano, infatti, non si accontenta di vincere, ma si prende anche il lusso di battere il record del punteggio (rispetto al Par) più basso di sempre negli Slam, superando il -19 stampato da Tiger Woods nell’Open Championship 2006. Differentemente dai tanti ultimi round di Major giocati in maniera opaca o gettati completamente al vento, l’aussie gestisce come meglio non potrebbe ogni emozione, ogni colpo e anche i pochi errori commessi, non permettendo a nessuno di avvicinare la sua inscalfibile leadership: sette i birdie, due i bogey e 67 i colpi che lo spediscono direttamente nella storia del PGA e del golf. E potrebbe essere soltanto l’inizio.

D’altronde, era soltanto una questione di tempo, vista la scomoda etichetta di “giocatore più forte del circuito a non aver mai vinto un Major”. Per toglierla, il 28enne non ha nemmeno dovuto sudare le proverbiali sette camicie, perché il duello con Jordan Spieth praticamente non c’è mai. Lo statunitense non riesce a cambiare passo lungo le 18 buche, restando sempre ad almeno tre colpi da Day a causa di qualche putt di troppo e nonostante alcuni colpi ai limiti della razionalità intorno ai green. Con sei birdie, due bogey e il 68 (-4) finale, il texano mantiene comunque la seconda posizione a -17 (271) ma, soprattutto, diventa il nuovo numero uno del ranking mondiale scalzando McIlroy e coronando una stagione fin qui strepitosa. Il 22enne si mette dietro un eccezionale Branden Grace, un po’ a sorpresa nuovamente in corsa per il titolo dopo il grande US Open giocato. Un doppio bogey alla 10 gli taglia un po’ le gambe, ma il sudafricano mantiene il sangue freddo e chiude in terza posizione a -15, anche grazie a quattro birdie consecutivi marcati sulle prime nove. Sulle seconde, invece, si perde un po’ per strada l’onnipresente Justin Rose, anche lui calato con un doppio bogey alla 13. L’inglese si conferma comunque uno dei più forti al mondo, archiviando un altro piazzamento di prestigio con la quarta posizione a -14. La quinta (-13) se la dividono invece un Brooks Koepka da 64 finale e sempre più un habitué dell’élite dei Major e in particolare l’indiano Anirban Lahiri, in costante ascesa e alla prima Top 10 della carriera in uno Slam. Fa divertire, nel bene e nel male, l’imprevedibile Dustin Johnson: lo statunitense firma un quadruplo bogey alla prima buca ma poi chiude comodamente in 69, per la settima posizione a quota -13 insieme a Matt Kuchar e ad un altro sudafricano, George Coetzee.

Rory McIlroy sarebbe dovuto entrare tra i primi 13 per mantenere lo scettro del ranking, ma il nordirlandese si ferma un passo prima e chiude in 17esima posizione (-9). Non basterà per tenere dietro Spieth, ma Rory può parzialmente sorridere per il buon gioco fatto vedere nonostante durante la settimana dopo il lungo infortunio. È 21esimo (-7) Bubba Watson, uno dei grandi favoriti, mentre sono 30esimi Rickie Fowler e Jim Furyk (-4).

Rimbalza completamente Francesco Molinari, crollato in 54esima posizione pari al Par (288 – 71 73 69 75) a causa di un pesante +3. Il torinese partirebbe anche bene con due birdie nelle prime cinque, ma crolla in maniera verticale dalla 10 in poi: cinque bogey, nessuna reazione e peggior piazzamento dell’anno in uno Slam.

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daniele.pansardi@oasport.it

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